Un capolavoro romanico e un affresco dimenticato i tesori darte emersi dai restauri del convento Unopera cinquecentesca testimonia il primo esempio di manierismo in città Del portale medievale non si sospettava neppure lesistenza, incastonato comera dentro la controfacciata. Dellaffresco di Gregorio De Ferrari erano rimaste solo tracce poco leggibili. Sono solo alcuni dei tesori svelati dallultima campagna di restauri nella chiesa di Santa Maria di Castello, durati due anni, conclusi alla fine dello scorso anno e che saranno inaugurati alla vigilia dellestate. Finanziati dalla Compagnia di San Paolo con 400.000 euro, condotti dalle Soprintendenze per i Beni architettonici e per i Beni artistici, limpresa di riqualificazione ha svelato uno dei tesori segreti della chiesa, lantico portale originale medievale, in conci di pietra di promontorio e lunetta a tutto sesto. Un capolavoro del romanico, unico in città, come ha salutato il ritrovamento lo storico Tiziano Mannoni. Rinasce a nuova luce anche un favoloso affresco di Gregorio De Ferrari, sullarcone che sapre sulla cappella di San Domenico: una Pietà, tra angeli e stemmi della famiglia Brignole Sale (quasi tutti i personaggi rappresentati nelle tele di Van Dyck sono sepolti qui), cui apparteneva la cappella. Infatti Gregorio lo realizzò contemporaneamente ai suoi interventi nel Palazzo Rosso di via Garibaldi, di proprietà Brignole Sale. I colori, tersissimi, sono esaltati ancor di più da un nuovo apparato illuminotecnico che valorizza tutti gli interventi del nuovo lotto di lavori. Proprio allingresso del transetto sinistro, due diafane mani bianche, marmoree, escono dagli stipiti, fino al polso: è una curiosa ricollocazione di due mani quattrocentesche "reggicandelabro", che probabilmente erano collocate ai lati dellaltare maggiore. Ed era sotto gli occhi di tutti, ma nascondeva la sua vera natura, un altro meraviglioso portale, a conci bianchi e neri, adesso "appoggiato" alla navata destra: nellOttocento venne smembrato e ingrandito con linserimento di conci. I restauri lo hanno riportato alle dimensioni originali: si tratta del portale daccesso alla cappella Grimaldi (la sacrestia) anchesso unico esempio in città, uscito dalla bottega dei Gaggini, scultori ticinesi, e in particolare frutto del lavoro di Domenico Gaggini, che dopo aver lavorato un paio danni presso la bottega di Brunelleschi, simpegnò a Genova, contemporaneamente, nel Duomo (cappella di San Giovanni) e in questo portale. Sulla parete soprastante, verrà collocata una tela caravaggesca, di buona qualità, ancora non attribuita, che probabilmente riserverà qualche sorpresa. In controfacciata, poi è stato restaurato laffresco staccato della Madonna col bimbo tra San Domenico e San Pietro Martire (proviene dalla distrutta chiesa di San Domenico, ove oggi cè il Teatro Carlo Felice), con una innovativa cornice metallica che ne esalta la bellezza, studiata ad hoc dallarchitetto Enrico Pinna che ha curato leccezionale allestimento di tutto il museo della Chiesa di Santa Maria di Castello. I restauri hanno coinvolto anche tutte le facies delle cappelle cinquecentesche sulla navata destra, per cui sono stati scoperti negli archivi della chiesa tutti i contratti e anche alcuni disegni progettuali. E lascia senza fiato la cappella di SantAntonino: commissionata dai fratelli Botto, realizzata tra il 1524 e il 1526, ospita una magnifica pala (restaurata in questoccasione dalla Soprintendenza per i Beni artistici) di Pier Francesco Sacchi, SantAntonino tra i santi Giovanni Battista e Tommaso dAquino, realizzata nel 1526 e primo esempio a Genova dellarrivo del manierismo romano, prima ancora dellarrivo, nel palazzo di Andrea Doria di Fassolo, di Perin Del Vaga. Dopo il primo ciclo di restauri, nel 2004, e questo secondo lotto di interventi, la Chiesa di Santa Maria di Castello rinasce come uno dei monumenti più complessi, antichi e meravigliosi non solo di questa città.