- "Ci ritroviamo in una situazione caotica anche dal punto di vista della gestione della riqualificazione del personale che ad oggi e' costata milioni di euro per approntare corsi, commissioni, docenze e verifiche documentali per poi alla fine arrivare ad una specie di "sanatoria" che, tanto valeva, farla subito senza sprecare danaro". A denunciare la situazione del ministero dei Beni e delle attivita' culturali e' Renato Petra, dell'Ugl, che evidenzia la "mancanza di personale, fruizione ridotta dei musei e tanti dirigenti inutili". Secondo il sindacalista, "ai Beni Culturali regna la teoria del caos, ovvero fare tutto per non fare niente. A dicembre la nomina di 35 direttori generali, a marzo 216 nomine di ogni ordine e rango, poi c'e' l'ennesima riorganizzazione della macchina ministeriale ed ultimo il protocollo di intesa con il Comune di Roma che prevede, tra l'altro, la costituzione di un soggetto istituzionale di tipo misto Stato-Comune-Universita' che puo', a sua volta - aggiunge Petra - selezionare un soggetto privato al quale affidare la gestione dei servizi a fronte di oneri quali la pulizia, la sicurezza e l'accoglienza. In altre parole - sintetizza il Coordinatore Nazionale Ugl Beni Culturali - la parola d'ordine di Rutelli e' stata occupiamo, smobilitiamo e privatizziamo". "Ci auguriamo - conclude - che il nuovo ministro decida di vederci chiaro prima che le "urgenze" gestionali impongano di ratificare il tutto per non fermare il motore di via Del Collegio Romano".
BENI CULTURALI: PETRA (UGL), RUTELLI E LA TEORIA DEL CAOS
Il ministro dei Beni e delle attivita' culturali ha ricevuto critiche per la gestione della riqualificazione del personale e per la mancanza di personale e fruizione ridotta dei musei. Renato Petra, del sindacato Ugl, ha denunciato la 'teoria del caos' nel ministero e ha criticato le nomine di dirigenti inutili. Petra ha anche criticato il protocollo di intesa con il Comune di Roma che prevede la costituzione di un soggetto istituzionale misto Stato-Comune-Universita' per gestire i servizi culturali. Il sindacalista ha anche criticato le 'urgenze' gestionali che potrebbero portare a una privatizzazione dei servizi culturali.
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