L'umidità cancella gli stemmi dei Comuni. Le infiltrazioni minacciano la conservazione dei 28 affreschi che, all'interno del palazzo di giustizia di Chiavari, abbelliscono i beccatelli del tamburo che sovrasta l'androne delle scale. Le lunette a ridosso del lucernaio, infatti, sono attaccate da penetrazioni di umidità che sfaldano l'intonaco, sbiadiscono i colori e annullano i disegni realizzati alla fine del 1880 da Giuseppe Partini. L'edificio appartiene al Comune e, come tutti gli immobili edificati oltre 50 anni fa, è soggetto alle norme di tutela monumentale. «Interverremo quando gli uffici giudiziali saranno trasferiti nel nuovo tribunale - spiega Giorgio Beaud, assessore ai Lavori pubblici - e il vecchio palazzo di giustizia sarà utilizzato come sede di uffici comunali. Per adesso non è previsto il recupero degli affreschi». Mauro Moriconi, architetto della Soprintendenza per i beni artistici e funzionario di zona, conferma che non sono in programma lavori di risanamento e che alla Soprintendenza non sono arrivate segnalazioni. I dipinti, poco appariscenti nonostante le tinte forti che ancora resistono all'erosione, infatti, passano quasi inosservati ai frequentatori abituali del palazzo. Gli stemmi richiamano alcuni dei centri che ricadono sotto la giurisdizione del tribunale chiavarese e, in qualche caso, non rispecchiano fedelmente l'immagine simbolica dei borghi perché non tutte le amministrazioni dell'epoca risposero alla richiesta di Partini inviandogli i loro stemmi da riprodurre. L'architetto toscano, dunque, fu costretto a visitare i luoghi: si fece ispirare da ciò che vide e dal toponimo. È così, per esempio, che per lo scudo di Lorsica (in origine Santa Maria dell'orsica) pensò alla raffigurazione di un orso. Il progetto di Partini risale 1881, il palazzo di giustizia fu realizzato nel 1886 in stile medievale con forme ispirate al gotico toscano che snaturarono l'originale impronta ligure dell'edificio. Partini avviò, infatti, un'importante ristrutturazione prevista nel Piano generale di abbellimento della città di Chiavari, datato 1826. Il piano prevedeva un restauro degli interni e la conservazione dell'apparenza di castello dell'antico edificio compreso nella cittadella medievale e impreziosito dalla torre merlata eretta nel 1537 dalla Repubblica di Genova. Nel 1811, in realtà, un progetto oggi conservato nell'archivio nazionale di Parigi prevedeva per l'allora capoluogo del dipartimento degli Appennini, la costruzione di un palazzo di giustizia nella zona compresa tra la cattedrale di Nostra Signora dell'Orto e la stazione ferroviaria, all'incirca all'altezza del punto in cui sorge il palazzo delle Poste. Successivamente, il piano generale di abbellimento della città di Chiavari dettò nuove regole. Per un intervento che dovrà attendere, ce n'è un altro quasi ultimato. È quello, avviato dalla precedente amministrazione comunale, che metterà in luce le antiche fondazioni murarie della cittadella medievale.
Chiavari, l'umidità cancella gli stemmi comunali dell'800
Il palazzo di giustizia di Chiavari è minacciato dalla corrosione dell'umidità, che sta cancellando gli stemmi dei Comuni. I 28 affreschi realizzati da Giuseppe Partini nel 1880 sono stati danneggiati e sbiaditi. L'edificio è stato costruito nel 1886 in stile medievale e non rispecchia più l'originale impronta ligure. I dipinti sono poco appariscenti e passano inosservati ai frequentatori abituali del palazzo. Non sono previsti lavori di recupero degli affreschi, ma il vecchio palazzo di giustizia sarà utilizzato come sede di uffici comunali quando gli uffici giudiziali saranno trasferiti nel nuovo tribunale.
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