Nella vivace capitale dei Gonzaga fioriscono gli eventi di qualità Eccone due per il lungo weekend «Cè un solo modo per noi di diventare grandi e forse ineguagliati ed è limitazione degli antichi». Lo diceva Winckelmann, il celebre archeologo e storico dellarte settecentesco, i cui insegnamenti aleggiano sullo sfondo della mostra La forza del bello, dedicata al mito della Grecia classica, curata da un antichista coi fiocchi come Salvatore Settis e da Maria Luisa Catoni (catalogo Skira) nelle sale affrescate di Palazzo Te a Mantova. Qui 120 capolavori arrivati dai musei di mezzo mondo sono al centro di una mostra che ribadisce il ruolo di capitale della cultura ormai conquistato da Mantova a dieci anni dal primo Festivaletteraura, intelligente e fortunato apripista di tutta una serie di eventi successivi. Filo rosso del percorso: lossessione che autori come Winckelmann, Canova e Thorvaldsen, nutrirono per larte classica e per i suoi ideali di armonia ed equilibrio cui luomo moderno avrebbe dovuto ispirarsi per risollevare, in tempi bui, il livello delle sue virtù etiche e civili. Missione difficile. E infatti molti capitolarono. Piranesi iniziò a incidere vedute di una Roma fatiscente, coi monumenti strangolati dai rampicanti. Il pittore svizzero Füssli si ritrasse in lacrime accanto ai resti del colosso di Costantino. Come a dire che il confronto col passato era insostenibile. La grandezza di autori mitici, del calibro di Policleto, Fidia o Apelle, era diventata nei secoli una leggenda; e la bellezza di opere immortali, corpi di menadi, busti di filosofi, satiri di bronzo ed eroi di marmo candido, si rivelò come una pietra di paragone umiliante. Un miraggio che aveva messo in ginocchio anche i mostri sacri del Rinascimento. Michelangelo venerò il Torso del Belvedere sino a quando, vecchio e cieco, ordinò agli allievi di accompagnarlo ad accarezzare i suoi muscoli turgidi. Potenza del bello. Cui, allinizio, si arresero come svela la sezione centrale (e più nutrita) della mostra persino i romani, conquistatori del mondo ellenico, ma che la Grecia conquistò di rimbalzo piegando, diceva Orazio, «i suoi selvaggi vincitori» con la forza delleleganza, arma segreta di ogni oggetto esposto: dai reperti del VII secolo a.C. alle scoperte archeologiche dellOttocento, fino alle recenti restituzioni del Getty Museum, i chiacchierati Grifoni carpiti dallex ministro della cultura Rutelli al museo di Malibu e che solo giovedì approderanno in mostra. Per unirsi al famoso Torso di kouros di Firenze, al Cratere di Vix, il più grande vaso dellantichità, alla sexy-Afrodite della Domus Aurea e una menade dormiente i cui glutei scoperti sono un miracolo di perfezione ed erotismo.