COMUNQUE VADA, sarà tutto da rifare. Se, come paventano le organizzazioni sindacali, la Corte dei conti boccerà il pacchetto di nomine predisposte dal ministro Rutelli o se, come è previsto pressocché da tutti, il nuovo titolare del dicastero di via del Collegio romano metterà rasano più o meno radicalmente alla riorganizzazione delle soprintendenze: si tornerà al punto di partenza e si ricomincerà daccapo. Non cè funzionario ormai che non sia rassegnato a tanto e aspetti la prima settimana di maggio - quando realisticamente ci sarà un nuovo governo - per verificare concreti sviluppi, Interprete di questo stato danimo è Mario Pagano, soprintendente archeologo a Salerno solo per poche settimane e poi spostato nella nuova soprintendenza di Caserta e Benevento: «Non credo che oggi sia possibile rifare o riproporre le nomine così come sono definite negli atti al vaglio della Corte dei Conti. Tra laltro, io proporrà certamente ricorso, visto che non ho ancora firmato alcun documento e che non sono stati rispettati i criteri di scelta. Tutto bloccato comunque, quindi». Punto e a capo, dunque. Ovvero: contratti fermi, restauri bloccati, stop a scavi. Nemmeno il tempo di prendere possesso delle nuove sedi e affrontare le questioni logistiche e organizzative e i nuovi dirigenti sono costretti a unordinaria annninistrazione impossibile per una materia e una situazione straordinarie. In Campania, innanzitutto. Da Roma è confermata la dichiarazione con cui si era replicato alla dura nota di Gianfranco Cerasoli, il segretario generale della Uil di categoria: «i provvedimenti presi sono tutti adeguatamente motivati» e poi «non il ministero per i Beni culturali era competente per gli addebiti ma il ministero della Funzione pubblica». Per i sindacati, invece, sulle nomine dei dirigenti di prima e seconda fascia effettuate meno di tre settimane fa via delò Collegio romano avrebbe mancato di dare una sufficiente e valida «motivazione nelle scelte operate rispetto alle richieste avanzate dai singoli dirigenti generali», che perciò non sarebbero state rispettate, nella gran parte dei casi. A decidere trasferimenti e incarichi dei funzionari di seconda fascia, vale a dire di duecentosedici tra Soprintendenti, Archivisti, Bibliotecari, Soprintendenti Speciali ai poli Museali di Ronfa, Venezia, Napoli nonché dei Soprintendenti Speciali allarcheologia di Roma, Napoli e Venezia, erano stati, meno di tre settimane fa, i direttori generali di setore assieme ai direttori regionali peri Beni culturali. Da qui la presunzione di illegittimità delle operazioni, considerato che nessuno di loro, eccetto il segretario generale del ministero, Giuseppe Proietti, era in possesso di decreto di nomina ratificato dalla Corte dei Conti e quindi la nullità degli incarichi e delle destinazioni per tutti i funzionari del ministero. Che adesso rischia letteralmente di restare paralizzato. «Credo - spiega Luciano Marchetti, direttore regionale trasferito in Emilia dal Lazio - che il ministero dovrà eventualente rispondere alla Corte chiedendo un riesame. Se la risposta sarà negativa allora del problema dovrà giocoforza farsi carico il nuovo governo. In buona sostanza si dovranno riconfermare il qualche modo gli atti compiuti sino ad oggi in attesa che i decreti di nomina siano registrati. Oppure rinnovare i decreti specificando che gli stessi abbiano anche valore per il passato». Se il ministero non assume alcun provvedimento, i soprintendenti dovrebbero tornare nelle vecchie sedi: Guglielmo a Napoli, Guzzo a Pompei (ma quella soprintendenza non esiste più), Nava a Napoli, Pagano a Salerno. Resterebbero scoperte e da rimodulare Caserta e Salerno (torna Zampino), per i Beni architettonici e Napoli per i Beni paesisistici (adesso a Spinosa nel Polo Museale). Senza posto Stefano Gizzi, Anna Maria Affanni e Salvatore Abita.