Sgarbi? Atteggiamento colonialista" "Serve reciprocità: lui invece vuole solo prendersi una cosa fatta bene e portarsela a casa" «Sgarbi è un simpatico istrione, ma quando parla dei rapporti culturali con Torino ha unimpronta colonialista che non corrisponde affatto a quello che pensa il mio collega del Comune Alfieri né a ciò che pensiamo noi in Regione». Lassessore Gianni Oliva esprime perplessità allinvito che arriva dal responsabile della cultura milanese a estendere la formula di MiTo, sperimentata per la musica, ad altri settori. E mette le mani avanti, chiedendosi quali reali vantaggi ciò possa portare sotto la Mole. Assessore Oliva, in che cosa consiste il colonialismo di Sgarbi? «Consiste nel fatto che si prende una cosa fatta bene e la si porta a casa, senza inutili sforzi e ricavandone solo vantaggi. Settembre Musica diviene così unofferta in più da proporre, ma non è arrivata per ora una proposta analoga da Milano». Occorre secondo lei correggere il tiro? «Sì, si deve ragionare in termini di sinergia, considerando i bacini di utenza delle due città. Mi va benissimo che uniniziativa di successo come 'Settembre Musica, che qui già registrava il tutto esaurito, venga ripetuta a Milano utilizzando il know how torinese, ma uno scambio del genere implica una reciprocità. Mi chiedo quale sia il know how che Milano intende offrire a Torino». Che cosa pensa delle altre iniziative che Sgarbi vorrebbe mettere in comune, dal libro al design? «Sulla Fiera del Libro non può funzionare, mi scusi ma che senso avrebbe se Bologna chiedesse a Firenze di prestarle il Maggio musicale? Uno scambio implica che ci sia unopera di promozione su un evento in comune, che si invoglino i milanesi a venire da noi e viceversa. Non credo invece allipotesi di fare un pezzo qui e uno là, se no rischiamo di fare lalleanza con il leone, come insegna la favola di Esopo». Ovvero? «Milano ha altre risorse rispetto a noi, anche per il numero di abitanti, che sono tre volte tanto. Insomma, alla fine saremmo noi a rischiare. In quanto al design, si è visto che interesse hanno avuto a pubblicizzare Torino in questi giorni del Salone del Mobile, praticamente nullo». Non sarà stato per una sorta di fastidio verso Torino capitale del design? «Le collaborazioni non hanno una bella partenza se cè insofferenza da una delle due parti, si tratta di una falsa partenza». Perché secondo lei Sgarbi insiste così tanto su MiTo? «Perché riconosce che siamo bravi, ma anche per comodità e istrionismo». Su quali altri temi vedrebbe bene una collaborazione con Milano? «Con Sgarbi già stiamo collaborando a un progetto sui Sacri Monti, ci sarà unimportante mostra comune nel 2010. Ecco un esempio di specificità delle due regioni e di sinergia che può funzionare. In quanto allarte, si potrebbero immaginare esposizioni fruibili separatamente, scegliendo dei temi oppure proponendo periodi diversi di uno stesso autore. Sinergia vuole dire promuovere reciprocamente le cose. Cloniamo pure MiTo, ma qual è il pezzo di Milano che viene a Torino?» Nel futuro di Milano cè ora lExpo. Esiste il rischio che questo sposti ancora gli equilibri? «Guardi, cè un pezzo di Piemonte che sarà di sicuro coinvolto se non altro per questioni logistiche. Penso alle zone di Novara e Vercelli, ma anche alle residenze sabaude che entreranno nei circuiti di visita. E questo vale per il 2015, ma anche per il 2011. Le condizioni per collaborare ci sono, esigendo però condizioni di reciprocità. Noi non siamo mediatici come Sgarbi, ma dalla nostra abbiamo la solidità sabauda».