I giudici avrebbero individuato vizi di forma Parte della tornata di recenti nomine di dirigenti e soprintendenti ai beni culturali rischia di vacillare per vizi di forma burocratici? Sì, stando al segretario della Uil di settore Gianfranco Cerasoli, no invece per il dicastero. La Uil informa chela Corte dei Conti avrebbe messo in discussione un pacchetto di 9 direttori generali centrali, 6 dello staff, 17 direttori regionali, per «mancanza di motivazione nelle scelte rispetto alle richieste avanzate dai singoli dirigenti generali», annota il sindacalista. Possibili conseguenze? Gli incarichi di spese, i pareri e i contratti firmati dal 1 aprile in poi firmati dai dirigenti in ballo (peraltro spesso confermati nei loro ruoli), potrebbero diventare formalmente contestabili da chi li vuole contestare. Spiegazione: se un dirigente regionale - la cui nomina è in discussione -ha bocciato una proposta di intervento edilizio, chi si è visto rifilare il no potrebbe fare ricorso appellandosi a una possibile «illegittimità » di quell'atto. Il caos sarebbe alle porte. Replicano dal ministero: «non risulta al momento alcun rilievo né formale né sostanziale» ai provvedimenti per le nomine, tutti comunque «adeguatamente motivati ». E quand'anche vi fosse, continua il comunicato di via del Collegio romano, il rilievo «non vedrebbe coinvolto il ministero per i beni culturali ma semmai quello della Funzione Pubblica».
NOMINE Corte dei conti contro i Beni Culturali
I giudici della Corte dei Conti hanno messo in discussione le nomine di 9 direttori generali centrali, 6 dello staff e 17 direttori regionali del ministero dei beni culturali per mancanza di motivazione nelle scelte. La Uil di settore ha affermato che ciò potrebbe portare a conseguenze importanti, come la contestabilità degli incarichi di spese, dei pareri e dei contratti firmati dai dirigenti in ballo. Il ministero dei beni culturali ha risposto che i provvedimenti per le nomine sono stati adeguatamente motivati e che il rilievo non vedrebbe coinvolto il ministero per i beni culturali ma il ministero della Funzione Pubblica.
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