Scavano e non pagano. La Puglia è la regione con il maggior numero di cave attive. Ragioni morfologiche, certamente. Ma soprattutto di portafoglio: come in Sicilia, Sardegna e Basilicata cavare qui è gratuito, senza concessione della Regione. A fotografare la situazione è Legambiente. Le cave attive sono 617 (580 in Sicilia e 594 in Veneto). Puglia, un primato choc si scava anche nei parchi Dal 2007 cè la legge regionale ma non prevede tariffe di concessione Bucano e non pagano. Scavano senza mettere mani al portafoglio. La Puglia è lEmmenthal dItalia, la regione con il maggior numero di cave attive. Ragioni morfologiche, certamente. Ma soprattutto di business: da noi - così come soltanto in Sicilia, Sardegna e Basilicata - cavare è completamente gratuito, non bisogna versare alcuna tariffa di concessione alla Regione. A fotografare la "Puglia del buco" è Legambiente che ha presentato il rapporto sullattività estrattiva in Italia, «uno degli affari più dannosi e silenziosi della nostra nazione» dicono dallassociazione ambientalista. In Puglia le cave attive sono 617, contro le 580 in Sicilia e le 594 in Veneto. La maggiore concentrazione è in provincia di Bari (212), poi segue Lecce con 126, Foggia con 121 e per chiudere 73 a Taranto e 54 nella zona di Brindisi. Proprio per il gran numero di attività la Puglia, unica regione del Sud, da poco meno di un anno si è dotata di un piano regionale sulle attività estrattive che regolamenta la materia mettendo paletti abbastanza rigidi per la tutela dellambiente. «Lanomalia - spiega però il presidente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini - sta nelle tariffe di concessione, che sono completamente assenti». Nelle altre regioni per sabbia e ghiaia si paga dai 0,10 euro a metrocubo della Campania ai 3,33 del Friuli. «Dati stupefacenti - dice Tarantini - considerati i danni arrecati allambiente e i lauti guadagni del settore, che muove un giro daffari di circa 5 miliardi di euro lanno solo per gli inerti». In particolare Legambiente chiede al governo regionale - «bravo ad approvare il piano» - uno sforzo sulla tariffa di concessione. «Più paletti si mettono meglio è, soprattutto se si considera il peso che le ecomafie hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo delle aree di escavazione». In Puglia cè poi il problema che lattività estrattiva è permessa in aree di rilevante interesse ambientale. «In questo senso - si legge nel dossier - lAlta Murgia registra un fenomeno negativo: i casi di abusivismo da attività estrattiva non sono cessati neanche dopo linserimento dellarea tra i parchi nazionali». A Ruvo nel 2004 i carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno posto i sigilli a 22 cave: erano in corso «lavori non autorizzati né autorizzabili, trattandosi di unarea protetta». Tra i casi più rilevanti segnalati da Legambiente cè il caso della cava abusiva di calcare ad Altamura dove sono stati prelevati 400mila metri cubi di materiale che ha alterato irreversibilmente la morfologia della zona. «Nel Salento - continuano - si assiste a unespansione dellattività estrattiva con gravi conseguenze sul paesaggio e nei confronti della tradizionale identità agricola del territorio. Nel comune il Cutrofiano incombe la prospettiva di apertura di una cava che interesserebbe unarea di sette ettari di ulivi. In zona si trovano anche cave di tufo dismesse da molti anni e nelle quali andrebbe effettuato un migliore controllo e una bonifica per lo smaltimento illegale di rifiuti avvenuto in questi anni». «Quello che manca - continua Tarantini - è più in generale un piano attuativo adeguato che possa prevedere il recupero ambientale delle aree compromesse e listituzione di un catasto cave per controllare gli abusi».