«Al Ministero dei Beni Culturali non risulta al momento alcun rilievo né formale né sostanziale riguardo ai provvedimenti per le nomine». È secca la replica al documento con cui il segretario della Uil Beni culturali, Gianfranco Cerasoli, paventava l'arrivo in via del Collegio Romano di rilievi da parte della Corte dei Conti sul pacchetto di nomine prevista dalla ristrutturazione del ministro Francesco Rutelli. Secondo Cerasoli, l'organo deputato a controllare legittimità e copertura dei provvedimenti avrebbe riscontrato una serie di incongruenze nel conferimento degli incarichi di nomina dal primo gennaio scorso di 35 tra direttori generali, centrali, regionali e di staff. In virtù di quelle contraddizioni le nomine sarebbero invalidate da vizi di procedura e di sostanza. «Sono in evidenti difficoltà - rimarca Cerasoli - e la motivazione va ricercata nelle scelte operate rispetto alle richieste avanzate dai singoli dirigenti generali perché il ministro pur applicando, in questo caso, il giusto criterio di rotazione, non ha tenuto conto delle opzioni inoltrate dai dirigenti generali, senza motivarne il perché». Se per Giuseppe Urbino, segretariogenerale della Confsal Unsal dei beni culturali, «i rilievi «ci sono ed evidenziano un operato piuttosto grossolano in fatto di nomione dirigenziali», Claudio Calcara, della Cisl Beni culturali, dal canto suo sottolinea che si tratterebbe solo di «una richiesta di chiarimenti, in attesa del nuovo governo». Insomma, sicuramente la vicenda è ingarbugliata e va a delineare un nuovo capitolo della storia della ristrutturazione del ministero che dopo aver impegnato mesi di polemiche ora rischia di tornare in discussione. Perché, fatto salvo appunto l'incarico di Proietti, gli altri provvedimenti di nomina se non adeguatamente giustificati non sarebbero validi. Tra l'altro, la situazione sarebbe ancora più grave perché «sarebbe nullo ogni atto - riprende ancora Uil - sottoscritto in questo frattempo sia per impegni di spesa sia in grado di produrre effetti giuridici nei confronti di terzi». In Campania, dunque, si ripresenterebbe il quadro alla data del 31 dicembre 2007, con il direttore regionale Luciano Scala non più titolare; i tre soprintendenti archeologi: Guzzo (ora a Napoli - Pompei), Nava (Salerno - Avellino) e Pagano (Caserta - Benevento) in attesa di un rimescolamento degli incarichi; Zampino ritornerebbe alla Soprintendenza ai beni Storici, artistici e architettonici di Salerno. Come anche Guglielmo, rientrerebbe a Napoli. Non c'è alcun problema dicono invece al ministero. «Il rilievo - riporta difatti la nota di Collegio Romano - non vedrebbe coinvolto il Ministero per i Beni e le Attività culturali, ma semmai il Ministero della Funzione Pubblica in quanto amministrazione competente». Quanto agli addebiti segnalati dalla Uil, poi, le stesse fonti del ministero ribadiscono che «i provvedimenti presi sono tutti adeguatamente motivati».
Riforma delle soprintendenze, tutto da rifare
Il Ministero dei Beni Culturali non ha riscontrato alcun rilievo formale o sostanziale riguardo ai provvedimenti per le nomine previsti dalla ristrutturazione del ministero. Il segretario della Uil Beni culturali, Gianfranco Cerasoli, aveva paventato l'arrivo di rilievi della Corte dei Conti sul pacchetto di nomine. Cerasoli sostiene che le nomine sarebbero invalidate da vizi di procedura e di sostanza a causa di incongruenze nel conferimento degli incarichi. Il ministro Francesco Rutelli aveva applicato il criterio di rotazione, ma non aveva tenuto conto delle opzioni inoltrate dai dirigenti generali senza motivarne il perché.
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