L'architetto Mizzau, co-progettista delle due cabine sull'Altare della Patria, replica alle accuse di Sgarbi "Orecchie di topolino", "preservativi grotteschi", e an-cor peggio "cesso immondo". Da quando vennero inaugurati, lo scorso maggio, gli ascensori panoramici del Vittoriano sono stati vittime di vituperi, offese, insulti. Mai un peana, due parole di elogio, solo terribili offese. Poveri ascensori, fatti per garantire la massima sicurezza, per permettere di trasportare il turista di turno sopra una delle terrazze più belle di Roma (pagando 7 euro), eppure apprezzati solo da pochi. A bocciarli definitivamente una settimana fa ci aveva pensato l'assessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi che, in tour con il candidato sindaco al Comune di Roma, per vedere le mostruosità architettoniche di Roma, ha bollato i due elevatori bollandoli con gli epiteti "preservativi grotteschi" e "cesso immondo". Accuse pesanti, stile Sgarbi, che non sono piaciute a Pio Daniele Mizzau, architetto e designer, laureato al Politecnico di Milano, ma, soprattutto ideatore e coprogettista, nell'equipe del professor ed architetto Paolo Rocchi, delle due cabine. «Il professore, vincitore del concorso per la valorizzazione del Vittoriano a Roma», ha spiegato Mizzau, «ha ribadito più volte l'impossibilità di valorizzare la terrazza panoramica del monumento senza ascensori esterni. Poi ideati in un leggero involucro di cristallo e acciaio facilmente rimovibili, accostati al Vittoriano con trasparenti volumi semicilindri». Inoltre, secondo l'architetto milanese la soluzione «scenografica» con «rivestimento in marmo travertino a forma di tempietto», suggerita da Sgarbi, non sarebbe attuabile. Non solo perché creerebbe «una pesante e opaca barriera visiva» ma anche perché «sarebbe un atto imitativo ed antistorico: un falso!». Insomma, la proposta di Sgarbi per il progettista non farebbe altro che alterare l'architettura del Sacconi. Tuttavia, nonostante il tentativo di portare avanti un progetto il meno possibile impattante qualche errore nel progetto dello studio Rocchi c'è stato lo stesso. «Gli ascensori vitrei hanno fatto "capolino" sopra la terrazza panoramica per far sbarcare i passeggeri al di sopra del cordolo decorativo perimetrale. Purtroppo», spiega l'architetto Mizzau, «una "distratta" direzione dei lavori ha snaturato il "non finito"dei semicilindri vitrei, ammortendoli con un tappo "opaco" a termine e svilendone la visuale da via del Corso». Ma Mizzau per giustificare le scelte architettoniche, non si contenta della sue esperienze personali, ed ecco che, per giustificare il proprio operato, fa persino ricorso al saggio di Nikolaus Pevsner sulla storia dell'architettura. Lo storico dell'arte inglese di origine tedesca, «ribadiva», sottolinea Mizzau, «la differente lettura "dimensionale" nelle arti figurative: la pittura leggibile bidimensionalmente, la scultura tridimensionalmente, ma solo l'architettura con la quarta dimensione: poiché vissuta dall'interno nel tempo. Ergo, caro Assessore, spesso una formazione bi o tridimensionale non sono sufficienti per leggere ed apprezzare le dimensioni dell'architettura».
Altro che "cessi" I miei ascensori sono innovativi
L'architetto Mizzau ha risposto alle accuse di Sgarbi, che ha bollato gli ascensori panoramici del Vittoriano come "preservativi grotteschi" e "cesso immondo". Mizzau ha affermato che gli ascensori sono stati progettati per garantire la massima sicurezza e per permettere ai turisti di raggiungere le terrazze più belle di Roma. Ha anche spiegato che la proposta di Sgarbi per il progetto non sarebbe stata attuabile e che avrebbe alterato l'architettura del Sacconi.
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