Promemoria al centrodestra La destra non rinunci a editoria e cultura Silvio mostri coraggio e scelga intelligenze libere ed eccentriche Ma come si muoverà il nuovo governo Berlusconi nel tormentato mondo della cultura? Magari vi fa ridere che qualcuno si ponga questa domanda bizantina. Ma come, con le urgenze di un Paese nei guai, il fisco e la mala amministrazione, la salute e le pensioni, le famiglie che non arrivano a fine mese e le aziende pure, fai una domanda su quel fantasma molesto. Ma vi giro una domanda che mi è stata rivolta da un gruppo di intellettuali, attori e politici di sinistra dopo un convegno nei quali interpretavo, come spesso mi succede, il ruolo di mosca bianca o pecora nera. Già, che sbadati: alla cultura, che succede? Il primo impulso anche se sono terrone e intellettuale è quello di rispondere alla leghista: verrà abolita insieme all'Ici. Se l'ultima rivoluzione culturale, quella di Mao, costò qualche decina di milioni di morti alla Cina e distrasse una civiltà e una cultura, allora ben venga l'ignoranza. Poi mi ricompongo e aggiungo un'osservazione che ha il pregio di farmi passare per un liberale liberista: no, il governo Berlusconi non toccherà la cultura, non entrerà nel suo giardino proibito, lo lascerà a se stesso, non adotterà né restrizioni né provvidenze. Tutti liberi. E questa potrebbe essere una scelta. Piuttosto che tentare un'impossibile riconquista, o semplicemente una politica d'intervento culturale senza averne uomini, mezzi e consenso di base, meglio mollare l'osso e fare come ha fatto Berlusconi con le sue stesse imprese culturali, tv, case editrici, case cinematografiche. Il gruppo di sinistri della sera rideva al pensiero della Lega che ha annunciato l'intenzione di farsi una sua casa cinematografica per produrre film padani. Ho sentito a quel punto l'impulso di difendere i leghisti per il loro ingenuo ardore, dicendo: ma guardate, tentano di fare quel che per mezzo secolo, dai tempi di Togliatti a dopo il 68, avete fatto voi, l'egemonia culturale. Un tempo pensavo anch'io che si dovesse tentare un'impresa di questo tipo, che fu definita gramscismo di destra. Perché non possono tentare un gramscismo padano? Perché mancano i talenti, è facile rispondere. Sì, ma vorrei aggiungere: perché entri in un circuito ideologico mafioso e non hai la possibilità dì fare nulla, sei boicottato, ridicolizzato, intimidito, appena ti muovi. Allora, meglio desistere? Il problema non è di lana caprina, non riguarda gli intellettuali, ma la mentalità di un paese. Dire cultura vuoi dire occuparsi di cose importanti: vuol dire cinema e televisione, teatro, libri e arte, ovvero territori in cui si forma l'immaginario collettivo, la mentalità di un paese, i modelli di riferimento; vuol dire comunicazione, editoria, pubblica istruzione, ovvero università e scuola, la grande assente in tutta la campagna elettorale. E nel caso italiano vuoi dire anche la cosa più importante che abbiamo in Italia, quella che ci rende superpotenza mondiale, ovvero beni artistici e culturali, centri storici, tesori di civiltà e testimonianze storiche e religiose. Pensate che sia trascurabile tutto questo, o non ritenete piuttosto che sia centrale per un Paese e per un governo? Io propendo nettamente per la seconda ipotesi, ma scottato da precedenti esperienze, viste o vissute, mi trattengo. E allora il ventaglio delle soluzioni è di tre tipi: comincio dalla più eretica ed estrosa, che a sinistra guardano con qualche compiacimento: fare alla sinistra la famosa concessione cavalleresca di cui si narra e inventarsi un ministro culturale di sinistra nel governo di centrodestra. Nei giorni scorsi si parlava di Eco, quello per intenderci che, benché coetaneo di Berlusconi, auspicava la morte del medesimo e dei politici anziani. Mi pare un'idea tra il geniale e il masochistico, un cristiano porgere l'altra guancia unito a una perversa astuzia. Ma Eco a parte, può essere un'idea. La seconda ipotesi è mantenere il basso profilo, non tentare nessuna conquista culturale ma tenersi bassi, con zelanti seguaci del capo che mirano solo a tenere buona la canaglia culturale, un po' frenando e un po' concedendo. E qui riferisco il parere dei suddetti nunzi episcopali della sinistra che inorridivano al pensiero di Bondi e di Bonaiuti ai ministeri mentre gradivano un mediatore felpato e mondano come Letta. Sì, l'idea di Letta non è male. La terza ipotesi è quella di tentare invece la carta di una cultura-pubblica istruzione-rai affidata a intelligenze libere e un po' eccentriche con fama destrorsa: il solito Vittorio Sgarbi, il neocardinale Giuliano Ferrara, o che so un tradizionalista cattoislamico come Franco Cardini, un eccentrico non classificabile come Philippe Daverio, o per restare nell'ambito istituzionale, un Marcello Pera. E Barbareschi, Buttafuoco, Zecchi... 0 meglio un gruppo misto di creativi e di organizzatori, coordinato da un anfibio politico. Per tentare una realistica operazione: non sostituire un'egemonia all'altra, sempre odiosa e comunque non praticabile. Ma per allargare l'orizzonte plurale, mescolare generi e culture, e conquistare il consenso tramite l'operosità più che l'ideologia, facendo cose grandi e belle più che di partito e di setta. Però ci vuole un Gran Progetto. Su molte cose credo alla pratica di governo più che alle programmazioni; ma sulla cultura no, la grande capacità di agire dev'essere preceduta da un disegno, da un'idea. Ma qui mi prende l'ictus dello scrivere, Berlusconi fa già troppe cose e su troppi gravi temi è impegnato per doversi occupare pure di questo, come Tremonti... Allora chi? Boh, fate finta di niente, abbiamo scherzato. Vi ho solo letto il copione di una puntata d'Incantesimo.