Nel vasto e variegato mondo della cultura cittadina, non si parla d'altro. Tagli, tagli agli stanziamenti comunali da tre anni di fila, con una nuova mannaia e nuovi sacrifici da compiere. Dove accorciare, cosa buttare a mare? C'è chi già si vede indebitato, e chi sfoga l'amarezza. Con un generale, più o meno aperto, appello: «Salvaci, Chiamparino!» Nel documento che circola a Palazzo civico con una prima quantificazione della scure su ogni ente, il museo Egizio sarebbe tra i più puniti, con 320 mila euro volatilizzati di botto su 1 milione e 920 mila. Alain Elkann giudica la faccenda «molto grave, in un paese che già investe poco in cultura. Sarebbe un peccato se Torino, da sempre sostenitrice del Museo, si tirasse indietro rispetto a un suo fiore all'occhiello, che ha portato alla città centinaia di migliaia di turisti». A Elkann dà «tristezza» che la cultura «sia sempre la Cenerentola, in un paese di cui dovrebbe invece essere la chiave. Dal resto d'Italia si guarda a Torino come esempio, perché ha basato sulla cultura il proprio rilancio. Mi auguro davvero che il sindaco mantenga gli impegni della città». La mannaia annunciata riguarda anche il teatro Regio (650 mila euro) e lo Stabile (un milione in meno). Ma se al Regio Walter Vergnano, il sovrintendente, tace in attesa di comunicazioni dal Comune, Evelina Christillin, presidente dello Stabile, non polemizza, ma s'appella al sindaco: «Chiedevamo un milione in più del 2007,10 milioni: 9 sono per la prossima stagione, che annunciamo il 30, e dunque non può più subire ritocchi: i giochi sono fatti, si tratta di impegni già nero su bianco. L'altro milione serve al restauro del Carignano. Nutro molta fiducia nel sindaco». Non lo nomina, ma è ovvio che spera in lui pure il presidente del Museo del cinema, Alessandro Casazza, che perderebbe 750 mila euro. «E' una grossa somma, la situazione non è rosea. Cercheremo nuovi sponsor, e chiederemo a quelli che già ci sono vicini di darci una mano, ma non è detto che basti. Sarebbe un bel guaio». Graziano Melano, papa del teatro Ragazzi, sa già che cosa tagliare, per quanto lo riguarda: i 200 mila euro tolti (su 200 mila chiesti) gli servivano «per interventi di manutenzione straordinaria, come l'insonorizzazione dei laboratori. Sarebbe un peccato che, creata una struttura così bella, ammirata in Italia e all'estero, non la si sostenga più. Oltretutto, l'edifìcio è di proprietà della città». A Torino Musei s'è già cominciato a ragionare sulle rinunce possibili, rivela la presidente Giovanna Cattaneo. Qui si perderebbe una grossa cifra, 1 milione e mezzo, e da giorni la presidente s'arrovella sul rischio che salti l'apertura del Museo d'arte orientale, di cui s'è annunciata già la data d'inaugurazione. Se s'arrovellano i grandi enti, figuriamoci quelli piccoli. Crollano i contributi ad esempio a SottoDiciotto, Aiace, Grinzane Cavour, Scuola Holden. La direttrice di quest'ultima, Lea Iandiorio, confida che si trovi all'ultimo una soluzione: «E' il terzo anno di tagli. Eravamo partiti con 90 mila euro, scesi a 70 e poi a 50 mila, e non abbiamo grandi possibilità di altre entrate. Ma per ora voglio restare ottimista».