"Stiamo uscendo da un momento di grande difficoltà": lo afferma l'assessore regionale al turismo Claudio Velardi, Intervenuto ieri al convegno sul tema "II rilancio turistico della Campania parte dal mare", organizzato a bordo della motonave Msc Poesia, nuova ammiraglia della società che fa capo all'armatore Gianluigi Aponte. L'assessore indica due strade perché l'emergenza resti solo un ricordo: sfruttare al massimo le potenzialità del territorio e l'uscita delle istituzioni dalla gestione dei siti turistici coinvolgendo di più I privati. E II settimanale statunitense Newsweek apprezza l'idea di Velardi di stabilire un numero chiuso di visitatori per gli scavi di Pompei e di raccogliere fondi dai privati, ad esempio, usando l'area archeologica per ospitare grandi eventi o come locatlon per set cinematografici. Il tutto con un canone molto elevato. Puntare sulle potenzialità del territorio e favorire un maggiore coinvolgimento dei privati nella gestione dei siti turistici: sono le due strade da percorrere, secondo l'assessore regionale al Turismo Claudio Velardi, per il rilancio del settore. A giudizio dell'assessore - intervenuto ieri a un convegno organizzato a bordo di Msc Poesia, la nuova ammiraglia della società crocieristica -"Stiamo uscendo da un momento di grande difficoltà", ma è necessaria un'azione programmatica più articolata e incisiva. "In questi giorni - ha rivelato Velardi - ho dialogato a più riprese con istituzioni ed operatori portuali, considerando il crescente sviluppo del porto di Napoli e del traffico passeggeri e dei croceristi. Bisogna fare in modo che i turisti che vengono dal mare rimangano entusiasti del territorio cittadino e regionale". Intanto sembra riscuotere successo l'idea lanciata dall'assessore del numero chiuso per le visite a Pompei. L'idea è al centro di un servizio del periodico Newsweek, riportato - in lingua originale e nella traduzione italiana - sul blog www.claudiovelardi.it. "Le autorità - scrive Newsweek - hanno ideato un nuovo piano per controllare il numero di visitatori e per raccogliere fondi per l'antico sito. Agli italiani l'idea non piace perché è troppo americana". Sottolineando la questione del "sovraffollamento", il periodico prosegue: "Le ammalianti rovine di Pompei sono uno dei siti archeologici più importanti del mondo, ed attraggono circa 2.6 milioni di visitatori all'anno. Non c'è da sorprendersi se il sito è un motivo di orgoglio per gli italiani, che lottano per mostrare al mondo il proprio patrimonio senza intaccarne il contesto storico. Come molti siti italiani, l'accessibilità degli scavi di Pompei permette ai turisti di girovagare liberamente tra le antiche rovine - se riescono a trovare un po' di spazio. Recentemente, l'amministrazione ha proposto un piano controverso per sistemare l'affollamento cronico". L'assessore Velardi - riporta Newsweek - vuole limitare il numero di visitatori del sito ed offrire lo spazio così liberato come location da affittare a grandi corporation straniere. "La mia idea è molto precisa - chiarisce Velardi a Newsweek - : programmando il numero di visitatori potremmo in primo luogo far sì che ogni visitatore abbia una esperienza migliore. Ma potremmo anche aumentare le entrate offrendo a qualche soggetto come Google o Microsoft l'opportunità di usare il sito per un evento privato". In effetti, Velardi ha già discusso con entrambe le major della tecnologia sulla possibilità di affittare Pompei per eventi sponsorizzati o privati, anche se ammette che dovrà affrontare una dura battaglia per ottenere il permesso del governo per qualsiasi uso privato e non italiano. Non scoraggiato, Velardi vuole anche parlare con Pixar e Warner Bros, per affittare loro le rovine come set cinematografico, visto che il film "Pompei" di Roman Po-lanski, che attualmente è in stallo, è stato girato in Spagna. Velardi - ricorda il periodico Usa - ha "una lunga lista di altre multinazionali che ritiene possano essere interessate e capaci di permettersi l'affitto che definisce semplicemente 'astronomico'". "Nella maggior parte dei paesi questa sembrerebbe una proposta sensata. Ma in Italia la proposta è considerata assurda ed è diventata lo spunto per un più ampio dibattito politico sull'opportunità di trasformare i tesori archeologici della nazione in fondali per parchi tematici in stile americano ", sottolinea il settimanale statunitense. "Dobbiamo affrontare una incredibile battaglia per fare una cosa che alla fine sarebbe un bene per Pompei" dice Velardi. Il settimanale Usa evidenzia poi "le critiche del sovrintendente di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo. Guzzo insiste che le limitazioni al numero di visitatori dovrebbero avvenire solo per permettere l'ampliamento dei servizi offerti, e non per produrre profitto privato, anche se il guadagno sarebbe andato direttamente al ministero della cultura locale al fine di essere reinvestito. Pompei è considerato un sito archeologico ancora attivo, ma la maggior parte dei fondi allocati vengono utilizzati solo per la sua conservazione e mantenimento e non per ulteriori esplorazioni. Solo due terzi (44 ettari, o 107 acri) della città sepolta sono state scavati da quando sono iniziati i lavori, all'inizio del 18 secolo. "All'incirca 350 milioni di euro sarebbero necessari per portare alla luce il rimanente terzo, ma alcuni conservazionisti preferiscono tenerlo sottoterra di modo da preservarlo per le future generazioni. Secondo Velardi, affittando il sito si potrebbero perfino finanziare gli scavi futuri", conclude Newsweek.