Il professionista di fama mondiale, che ha ristrutturato la Scala di Milano, ed è al lavoro a Legnago, dà idee per le riqualificazioni e le nuove costruzioni Mario Botta, architetto: «Sui recuperi urbani a volte si fa troppa ideologia. Nella Zai e a Verona Sud anche novità, non solo archeologia industriale» Più concretezza, meno astrazione. Sia nel costruire edifici nuovi sia nei restauri e recuperi di palazzi storici e complessi industriali dismessi. Come l'ex Arsenale o gli ex capannoni di archeologia industriale della Zai e di Verona sud. Il verbo del ticinese Mario Botta, 65 anni, uno dei guru dell'architettura mondiale, si diffonde nel cortile di Castelvecchio mentre lui ammira il restauro e l'allestimento del museo firmati 50 anni fa da Carlo Scarpa, uno dei suoi maestri, e le recenti opere di consolidamento e impiastistica interna progettate dall'architetto veronese Giuseppe Tommasi, 60 anni. A cui Botta rivolge di persona i complimenti: «Hai fatto un buon lavoro, funzionale e rispettoso dell'edificio». Tommasi ringrazia. Botta ha parlato del rapporto fra architettura e scultura nell'ambito della mostra «Piero Consagra, necessità del colore: sculture e dipinti 1964-2004», che si chiude domenica al museo di Castelvecchio. Vicino al maniero scaligero c'è l'ex Arsenale, proprietà del Comune, che attende di essere restaurato. L'amministrazione attuale ha messo da parte il progetto dell'architetto inglese David Chipperfield, che aveva prodotto un masterplan per fare dell'ex complesso militare asburgico un centro di cultura, turismo e vita sociale, con fulcro il museo civico di storia naturale. Senza enfasi, ma con convinzione, Botta dice la sua, con una premessa: «Ho l'impressione che oggi ci sia una società fragile, che non produce una cultura del moderno, come a suo tempo accadde nel Rinascimento, quindi i programmi di riqualificazione urbanistica sono troppo astratti. Avevo visionato il concorso per il restauro dell'Arsenale e mi era parso un po' troppo ideologico. Oggi la committenza di un'opera è parte del progetto e il progetto non è buono se c'è una cattiva committenza». Quindi la proposta, sull'ex Arsenale: «È giusto che l'amministrazione ridimensioni il progetto e lo riveda nei tempi, fissando punti da cui partire nel lavoro, e procedendo con concretezza e meno astrazione». Come dire, abbassare un po' il tiro, far vivere pian piano gli edifici ristrutturati dando loro una funzione di cui le persone debbono appropriarsi. L'assessore alla cultura Mimma Perbellini, che ascolta Botta insieme a Paola Marini, direttrice dei musei civici, annuisce: «È nostra linea. All'Arsenale vogliamo inserire parte dei quadri non esposti a Castelvecchio, una biblioteca, le sedi dell'Accademia d'arte Cignaroli e della Fondazione Arena e anche locali per i cittadini». Dal passato al futuro con gradualità, sembra dire Botta, contrario a rendere le città dei musei, «perché le città hanno anche un paesaggio che deve vivere insieme agli edifici e ai monumenti». E lo dice un architetto secondo cui la qualità urbanistica è fatta dai vuoti, non dai pieni. E sul recupero della Zai e di Verona Sud, l'architetto Botta che cosa dice? «È destino delle città europee, come Verona, costruire dove si era già costruito, per riportare nuove forme di vita. Ma attenzione: non c'è solo l'archeologia industriale, bisogna trovare anche soluzioni architettoniche innovative per creare un dialogo fra queste zone recuperate e la città». Progettista di palazzi, chiese, moschee, musei come il Mart di Rovereto, teatri, stazioni, case private e di restauri in tutto il mondo, Botta ha un doppio legame con Verona. È confondatore e direttore dell'Accademia di architettura di Mendrisio, in Svizzera, sua città natale, che ha in gestione il Girasole, la villa degli anni '30 di Marcellise che ruotava attorno al proprio asse e si sta cercando di rimettere in moto. «È un monumento al moderno», spiega, «che dovrà interagire con il territorio». Ma ha anche progettato un grattacielo di 60 metri a forma di ellisse, che sarà costruito a Porto di Legnago, nell'ex area Riello. «Le torri? Ogni tanto ci vogliono».
URBANISTICA.L'Arsenale? Ci vuole più concretezza
Mario Botta, architetto di fama mondiale, ha espresso le sue opinioni sul recupero urbano e le nuove costruzioni. Secondo lui, la società è fragile e non produce una cultura del moderno, quindi i programmi di riqualificazione urbanistica devono essere più concreti e meno astratti. Ha parlato del progetto per il restauro dell'ex Arsenale di Verona, che ritiene troppo ideologico e ha proposto di ridimensionarlo e procedere con una approccio più graduale. Ha anche parlato del recupero della Zai e di Verona Sud, che considera un destino delle città europee, ma che richiede soluzioni architettoniche innovative per creare un dialogo fra le zone recuperate e la città.
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