Ledificio restaurato si candida a spazio museale La sfida dei picari tra viola e rosanero SERGIO TROISI Sono stati necessari dodici anni di restauro. Dai primi interventi di consolidamento strutturale, resi necessari dal lungo stato di abbandono, alle indagini volte a ripristinare la spazialità originaria occultata da manomissioni e superfetazioni, sino alla realizzazione degli impianti che oggi ne consentono una piena destinazione museale: palazzo SantElia, gioiello dellarchitettura palaziale tardobarocca palermitana, è oggi definitivamente recuperato. SEGUE A PAGINA IX Sedete sugli spalti in occasione di una partita tra Fiorentina e Palermo e aspettate. Se siete fortunati accadrà qualcosa di straordinario. Per esempio, un deltaplanista che si lancia da Monte Pellegrino e atterra nel cerchio di mezzo alla Favorita. Era agosto del 1976, girone eliminatorio di Coppa Italia. Finì 1-1 con gol di Majo e Casarsa, e dopo 20 del primo tempo la trama della partita venne squarciata dalla lama del surreale. Icaro a centrocampo, che storia era quella? Come Lancillotto che irrompe sul set sbagliato facendo cigolare le porte a molla del saloon, o Godzilla che sputa fuoco nel posto delle fragole. Nessuna congruenza, e il post-moderno non era stato ancora inventato. Sicché quelluomo in tuta arancione parcheggiò il deltaplano dietro la porta sotto la curva sud e si sdraiò lì, accanto a un pugno di raccattapalle storditi. Erano tempi in cui di portoghesi ne entravano tanti, alla Favorita; però nessuno mai aveva esibito un tale ardire. --------------------------- Palazzo SantElia riaprirà i battenti il prossimo 17 maggio con la mostra dedicata agli ultimi cinquantanni di arte spagnola curata da Demetrio Paparoni Ma visitarlo oggi, con gli ultimi interventi di rifinitura che convivono con le prime prove dallestimento, dà la misura dellimportanza del cantiere di restauro - uno dei più imponenti dellintero centro storico - e delloccasione offerta alla città di disporre, finalmente, di uno spazio in grado di reggere il confronto (per ampiezza e bellezza degli ambienti) con altre architetture che sono state utilizzate, in Italia e non solo, a spazio espositivo. Edificato a partire dalla metà del Settecento su iniziativa di Giambattista Celestri, il palazzo è uno degli ultimi grandi interventi costruttivi sullasse della Strada Nuova, lattuale via Maqueda il cui taglio nel 1600 aveva profondamente alterato la fisionomia di Palermo offrendo, alla aristocrazia chiamata a corte, la nuova arteria come una ribalta contigua a quella antica del Cassaro. Gli interni erano concepiti come un sontuoso apparato scenografico e celebrativo: le volte affrescate da Ottavio Violante coadiuvato da altri pittori locali secondo i modi della decorazione barocchetta romana ripresi dal maestro Gaspare Serenarlo, le boiseries, i pavimenti maiolicati e oggi in gran parte asportati durante gli anni dellabbandono e del saccheggio, gli specchi e gli arredi costituivano un sistema unitario, perduto nelle vicende che seguirono: dapprima, nel 1866, con il passaggio del palazzo alla famiglia Trigona di SantElia, e subito dopo con gli espropri, le vendite, sino ai mutamenti duso dellarchitettura (amministrazione e uffici delle ferrovie, scuola media) che ne hanno occultato e sfregiato limpronta originaria. Lacquisizione da parte della amministrazione provinciale, nel 1984, e la decisione da parte del presidente Musotto di restituirlo alla fruizione pubblica ne hanno permesso, infine, la rinascita. Una impresa non facile, quella del recupero ma anche delladeguamento a una finalità specifica come quella espositiva e museale: non soltanto perché la stessa comprensione delle partiture architettoniche era resa problematica - bucherellato il prospetto da botteghe e negozi, chiusi i cortili da muri tirati su chissà quando, separati gli ambienti da tramezzi e soppalchi - ma anche perché pensare un edificio antico come museo senza snaturarlo richiede una mirata auscultazione delledificio, e interventi attenti e misurati. Léquipe che ha condotto i lavori sotto la direzione di Maurizio Rotolo, soprintendente della amministrazione provinciale, ha operato con discrezione, realizzando per esempio scale di servizio, ascensore e passerelle (tutti con materiali a vista che dichiarano il montaggio reversibile dellintervento) nello spazio delle chiostrine, e badando a leggere la stratificazione complessa del palazzo. Con più di una sorpresa anche rispetto allultima apertura della primavera scorsa: allaltezza del secondo cortile, ad esempio, è stata ritrovata la sala delle scuderie, la scoperta di una piccola porta ha permesso di comprendere la disposizione a doppio giro delle sale, e soprattutto, nel sottotetto (destinato ai cadetti, lasciato incompleto e non calpestabile con lestradosso delle volte del piano nobile a vista), è stata recuperata mediante la realizzazione di solai in legno una serie di stanze in infilata che segue landamento del piano nobile sottostante. Una soluzione che amplia, sin quasi a raddoppiarla, la superficie espositiva (oltre 2.000 metri) rendendo possibile anche una notevole flessibilità di programmazione, con due o più mostre in contemporanea, come avviene del resto nei maggiori spazi espositivi. È questo, infatti, dopo che sarà celebrata la festa di apertura, la scommessa più importante. Dopo la doppia (o tripla) falsa partenza di Palazzo SantElia, con progetti e accordi disattesi, la mostra dedicata allarte spagnola segna un cambio di passo, a cui dovrà necessariamente seguire una accorta politica gestionale e una capacità di proposta culturale che non dovranno accontentarsi del piccolo cabotaggio, e per le quali bisognerà probabilmente pensare a un consorzio tra enti pubblici, a un possibile ruolo dei privati, a un consiglio di amministrazione in grado di pensare su tempi medi e lunghi ruoli e interlocutori. Palazzo SantElia potrà essere, nel prossimo futuro, lequivalente del Castello di Rivoli a Torino, di Palazzo Reale a Milano, di Ca Rezzonico a Venezia - uno spazio per il contemporaneo, un luogo di grandi mostre trasversali, una più tradizionale raccolta di collezioni darte antica - e ognuno di questi modelli richiede un progetto, delle linee guida, idee chiare. Una cosa è certa: Palermo ha adesso lo spazio museale che ha cercato per decenni, senza trovarlo per le lungaggini dei finanziamenti di restauro o per limprovvisazione delle soluzioni indicate. Perderlo per incapacità o per la scelta di basso profilo sarebbe veramente lennesima occasione mancata.