I vigili del fuoco: la causa più probabile è il cantiere di restauro Esclusi il fulmine o il dolo. "Forse è stato luso incauto di uno strumento elettrico" «Lorigine del rogo è colposa e legata alla lavorazione nel cantiere, in particolare alluso incauto di uno strumento elettrico». Sebbene non sia stata ancora del tutto chiarita la causa dellincendio che il 5 aprile ha distrutto un torrione del castello di Moncalieri, ora sul tavolo del magistrato cè un ventaglio di ipotesi fornite dai vigili del fuoco che va da quelle considerate «impossibili» a quelle maggiormente plausibili: la più probabile è che le fiamme siano partite per colpa di uno strumento elettrico che, lasciato acceso, si è surriscaldato, oppure che abbia generato una scintilla allinterno di una trave o nel legno. Un innesco lentissimo, comunque, che ha provocato le fiamme al quarto piano del castello: lincendio infatti è partito da un angolo della stanza e non, come inizialmente ipotizzato, dal sottotetto. Secondo gli inquirenti le fiamme potrebbero ad esempio essere scaturite da una trave bucata con un trapano, oppure per via di una scintilla provocata da una sega circolare usata per tagliare il legno e trovata sotto le macerie. I pompieri escludono categoricamente lorigine accidentale o dolosa dellincendio: impossibile, cioè, che sia stato un fulmine a scatenare il rogo, o che qualcuno abbia volontariamente appiccato il fuoco. Il cancello è stato trovato chiuso, e nessuno si è introdotto nel castello di notte. Non è stata una sigaretta gettata incautamente, ed è considerata «pochissimo probabile» anche lipotesi che le fiamme siano partite a causa dellantenna ricetrasmittente posta sul tetto del castello. «Si trovava dalla parte opposta rispetto a quella da cui è partito il rogo» sostengono in procura, ma soprattutto «quando il primo allarme è stato dato erano le ore 4.30 del mattino, e lantenna era ancora in funzione alle 5.45, quando sono intervenuti i vigili del fuoco». «Poco probabile», sempre secondo le anticipazioni fornite al procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e al sostituto Laura Longo, è lipotesi di un cortocircuito. Non sono infatti stati trovati riscontri su unorigine delle fiamme in un guasto o un malfunzionamento dellimpianto elettrico: sia quello del castello sia quello del cantiere sembrerebbero a posto. Ed è, secondo gli inquirenti, praticamente impossibile anche che il rogo sia stato innescato dal pulviscolo: «Le polveri vegetali provocano esplosioni, come è successo ad esempio nel mulino di Fossano, e non generano fiamme. Inoltre la polvere nel castello era presente da centinaia di anni, e questo tipo di innesco non tiene conto della coincidenza della presenza del cantiere». Sono i trucioli di legno, invece, che possono aver preso «più probabilmente» fuoco, se surriscaldati per via di un attrezzo elettrico acceso rimasto lì. Altra ipotesi: allinterno di un buco creato in una trave una piccola scintilla potrebbe aver provocato una lenta combustione del legno. «In quelle travi gli operai stavano facendo con il trapano buchi molto profondi in cui ponevano viti speciali doppie fatte come forcelle; può darsi dunque che la trave sia bruciata al suo interno» raccontano gli investigatori. Al momento non ci sono ancora persone iscritte nel registro degli indagati. La procura sta lavorando su un doppio fronte: da un lato sullipotesi di una possibile violazione della 626 e della legge 494 (prevenzione infortuni sul lavoro) sono stati fatti acquisire dallAsl tutti i documenti del cantiere, dallaltra sono stati prelevati dalla Soprintendenza scatoloni di documenti che riguardano non solo lappalto dei lavori, ma anche la tutela del bene storico. Una cosa infatti, secondo gli inquirenti, è ormai assodata: se ci fossero stati i rilevatori di fumo si sarebbe potuto intervenire prima e lincendio non avrebbe causato danni per oltre dieci milioni di euro.