PALERMO. C'è la Sicilia che non t'aspetti, quella dell'interno, bella come quella accarezzata dal mare, e c'è l'arte che non t'aspetti in un'isola che è stata greca, romana, bizantina, araba, normanna, spagnola. Quella contemporanea. Perché il passato è sempre lì a ricordarci chi siamo. Ma non a renderci immobili rispetto ad altri richiami. E la Sicilia con i suoi giovani creativi influenzati dall'Europa, è pronta - o quasi - ad accogliere input nuovi. La Regione Siciliana è vicina alla firma di un protocollo d'intesa con la Regione Lombardia per scambi culturali, magari attraverso la Triennale di Milano. Ma non si ferma qui e prosegue la sua marcia: il motto è guardare, non solo indietro. È per questo che ha aderito all'iniziativa dei ministeri dell'Economia dei Beni culturali per far viaggiare la Biennale di Venezia verso otto regioni del sud Italia. In Sicilia tutto dovrebbe essere pronto nell'autunno 2004, evitando l'estate e puntando subito sa quella destagionalizzazione che tanto bene farebbe al turismo. Due gli spazi espositivi prescelti, l'Albergo delle Povere a Palermo e Villa Cattolica a Bagheria. Palazzo Belmonte Riso sarebbe invece una sorta di cabina di regia. Sergio Gelardi, project manager dell' area arte contemporanea in Sicilia, spiega: «È opportuno coinvolgere professionalità locali per sviluppare interesse attorno all'arte contemporanea. Pensiamo a itinerari che, partendo da Palermo, raggiungano luoghi chiave come Gibellina o Fiumara d'Arte o il piccolo museo d'arte contemporanea di Siracusa. Ci saranno corsi finanziati dal Ministero per l'Economia e curati dalla Biennale per la formazione, vogliamo spiegare l'approccio con questa parte dell'arte ai ragazzi delle scuole, valorizzare il corso di turismo culturale presente a Cefalù, ampliare il "Genio" di Palermo. All'operazione parteciperà anche l'assessorato al Turismo: la valorizzazione dei beni culturali ha una valenza turistico-culturale». Il progetto-Biennale viene promosso, insieme con i due ministeri, dalla stessa Biennale e dalle Regioni con tutti i soggetti che esse decideranno di coinvolgere. Con il Ministero dell'Economia principale finanziatore del piano, perla prima volta viene riconosciuta a un'attività culturale la capacità di creare economia. Un segno importante. La Biennale di Venezia, presieduta da Franco Bernabè, scende, dunque, al sud. Al giro di boa della cinquantesima edizione, appena conclusasi, lascia la laguna e da non solo una svolta geografica ma trova anche significati diversi. Lo spiega Renato Quaglia, dirigente responsabile del settore arti visive, architettura, musica e teatro: «Raggiungiamo altri pubblici, altri territori non contigui, usciamo da un ruolo statico ponendoci al servizio del paese». Entra nei dettagli: «Abbiamo individuato tre assi ben precisi da seguire: quello espositivo, quello formativo e quello turistico. L'ultima Biennale è stata una mostra fatta d a mostre: diretta da Francesco Bonami, con dodici curatori e nove sezioni diverse e autosuffi-cienti. Tali esposizioni possono essere scomposte e proposte in differenti città, quelle appartenenti alle regioni del sud che hanno aderito al progetto lanciato dal Ministero dell'Economia. Detto del criterio espositivo, quello formativo creerà condizioni affinché gli esperti che lavorano alla Biennale o in alcune delle principali istituzioni internazionali incontrino i professionisti che operano nel settore dei beni e dell' arte contemporanea del sud, dove esistono professionalità significative. Questo progetto tende ad allacciare delle relazioni che non c'erano a livello internazionale per avviare una rete di scambi che porterà a continui apporti di conoscenza e di condivisione rispetto a vari problemi tra la Biennale e il meridione. Il terzo asse riguarda lo sviluppo turistico-culturale. Di fatto portiamo una serie di esposizioni in un ambito territoriale molto vasto che è riconosciuto principalmente per un patrimonio classico. Una vera rottura, un' opportunità per mostrare che il sud non è solo vestigia dei secoli passati ma è completamente calato nel presente, addirittura partecipa alla costruzione del futuro per quel che riguarda la sensibilità dell'arte, e offre un'altra parte di sé a un altro tipo di pubblico». Per evitare che si pensi alla solita «colonizzazione», chiarisce: «Va specificato che tutto questo il sud lo sta già facendo, noi ci affianchiamo, da partner, a chi sta operando in questa direzione di confronto tra professionisti. La Regione ha assoluta autonomia, siamo noi a porci al suo servizio, a studiare insieme. L'Albergo delle Povere e Villa Cattolica sono gli spazi che ci sono stati segnalati. Tornare sui luoghi di Renato Guttuso mi sembra emblematico: la " Vucciria " è stata esposta a Venezia. La Sicilia si sta muovendo creando quell'approccio ideale che ci auguravamo, con una qualità dell'offerta superiore rispetto alle altre regioni. Lo stanziamento economico di sette milioni di euro prevede, oltre a quanto esposto prima, anche due finanziamenti da due milioni e 400mila euro da investire nella riqualificazione dei siti. Quindi esposizione, formazione, turismo e opportunità per aiutare le regioni a meglio attrezzare gli spazi per l'arte contemporanea». Come la Biennale è arrivata a questa decisione storica? «È una variazione strutturale, la Biennale è una istituzione che si modifica tantissimo, nel consiglio di amministrazione e nelle persone che lavorano al suo interno. Negli ultimi cinque anni ha cercato di rileggere il proprio ruolo, di trovarne uno più attuale. Non possiamo passare tutti la vita a ripeterci che siamo depositari di una tradizione straordinaria». Vi dice qualcosa?
Sicilia tra arte e turismo
La Regione Siciliana ha aderito all'iniziativa dei ministeri dell'Economia dei Beni culturali per far viaggiare la Biennale di Venezia verso otto regioni del sud Italia. Il progetto prevede l'organizzazione di esposizioni, corsi di formazione e attività turistiche in Sicilia, con l'obiettivo di valorizzare l'arte contemporanea e promuovere il turismo culturale. La Regione ha selezionato due spazi espositivi, l'Albergo delle Povere a Palermo e Villa Cattolica a Bagheria, e ha anche identificato un cabina di regia, Palazzo Belmonte Riso, per gestire l'operazione.
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