Sculture, candelabri, turiboli, panche, del '600 e del '700. E reliquiari, sculture, paramenti, pianete, tra cui il cosiddetto «Parato di San Giovanni», che esiste in soli tre esemplari al mondo. Soprattutto, un crocifisso in bronzo della scuola del Giambologna su un Golgota di madreperla, del valore, solo questo, di almeno 45-50 mila euro. Dove sono finiti i tesori - stimati per oltre 500 mila euro - della chiesa dei Santi Michele e Gaetano in piazza Antinori, gioiello dellarchitettura barocca fiorentina? Oggetto di un clamoroso furto ad opera del custode Giovanni Pistone, che li aveva poi rivenduti ad antiquari, fortunosamente recuperati dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico, da due anni languono sotto sequestro in un deposito di San Salvi. E il loro ritorno alla Chiesa, ovvero alla città, è tuttaltro che scontato. Anzi, ad altissimo rischio. A distanza di quasi dieci anni dallinizio del furto, infatti (avvenuto fra il 99 e il 2003), e a cinque dal loro recupero da parte dei Cc, la Curia non li ha ancora richiesti indietro. Il processo a carico del custode si è concluso nel 2006 con una clamorosa archiviazione. Prescritto il reato di incauto acquisto e escluso quello di ricettazione a carico di antiquari e intermediari, che hanno sostenuto di aver acquistato in buona fede i pezzi di San Gaetano, anche Pistone se lera cavata: per il furto senza aggravanti, infatti, di cui secondo il Pm Massimo Bonfiglio il custode era «certamente» colpevole, si può procedere solo in presenza di una querela. Che la Curia non ha mai presentato. Se i beni recuperati non sono già tornati nelle mani degli antiquari è solo perché, subito dopo larchiviazione, il Gip ha confermato il sequestro. In attesa di deciderne lassegnazione, magari agli antiquari medesimi. Insomma: perché la Curia non si muove? Mistero. Tanto più inspiegabile visto che si è costituita parte civile, invece, nella persona dellarcivescovo Ennio Antonelli, in un processo secondario, nato da una 'costola del primo, per il recupero di una credenzina del XVIII secolo, anche questa di San Gaetano, già espatriata negli Stati Uniti e irrecuperabile. Certo è che parlare di nuovo di San Gaetano significherebbe riaccendere i riflettori su una vicenda vissuta dalla Chiesa fiorentina, dopo lanalogo caso di Palazzo Martelli, con grande imbarazzo. Coinvolti nellinchiesta, oltre a un uomo di fiducia della Curia come lo stesso custode, scelto dallattuale vescovo ausiliare Claudio Maniago (da cui tuttora dipende direttamente San Gaetano, che non ha parroco), al nipote adottivo del defunto cardinale Benelli (mediatore delle compravendite), a un autista della Procura e a un avvocato radiato dallalbo, sono stati esponenti di spicco di piazza San Giovanni: come leconomo della diocesi nonché amministratore pro tempore della chiesa di piazza Antinori monsignor Vinicio Del Perugia (che nel frattempo è morto), e il direttore amministrativo dellIstituto sostentamento clero Carlo Sarri. Secondo Pistone sarebbero stati loro ad autorizzarlo a vendere gli oggetti di San Gaetano, una parte del cui ricavato risulta poi effettivamente versata nei conti bancari della Curia. Secondo il Pm, invece, la responsabilità degli esponenti della diocesi sarebbe stata solo quella di aver redatto un elenco dei beni della chiesa così «grossolano» e così poco «tassativo» da aver consentito a Pistone di vendere, insieme alle opere senza valore (per le quali lo avevano autorizzato) anche quelle di pregio, vincolate dal ministero dei Beni culturali e per cui ci sarebbe voluto il nulla osta della soprintendenza. «La Curia ritiene che lasporto di beni di valori artistico da San Gaetano sia avvenuto in modo illegittimo e a proprio danno e sta valutando le opportune iniziative giudiziarie da intraprendere per rientrarne in possesso» è lunica, stringata dichiarazione che esce da piazza San Giovanni per bocca del legale Gianluca Gambogi. Che, comunque, sostiene che si tratterebbe ancora di «capire che cosa è effettivamente di nostra proprietà e cosa no». Una cautela che dunque la Curia sembra tuttora preferire allunico passo davvero decisivo per rientrare in possesso dei beni: una immediata causa civile contro gli antiquari. Al contrario, gira voce che, per evitare nuovi clamori, si stia addirittura trattando una silenziosa uscita di scena dei privati. La vicenda, però, potrebbe riaprirsi, a breve, ancora una volta su iniziativa dei Cc del Nucleo tutela, che nei giorni scorsi hanno convocato il nuovo referente di San Gaetano (del tutto estraneo ai fatti), don Roberto Donati. Il quale non ha potuto che confermarlo: quello che è stato rubato è già emerso dal confronto fra i beni sotto sequestro a San Salvi e gli inventari della sacrestia di San Gaetano, dellUfficio Arte sacra della diocesi, e della soprintendenza. Non resta, a questo punto, che chiederlo indietro.