Per i beni ecclesiastici italiani scatta la fase due: quella relativa agli immobili. La prima fase, in realtà non si è ancora conclusa del tutto, ma l'Ufficio nazionale della Cei che coordina le operazioni ha lanciato ieri il censimento delle chiese di proprietà ecclesiastica. Un'operazione che, secondo le prime previsioni, dovrebbe richiedere da uno a tre anni di lavoro, a seconda della grandezza delle diocesi. Come per l'inventariazione dei beni mobili, infatti, tutta l'iniziativa sarà svolta su base diocesana, anche se la banca dati sarà unica a livello nazionale. La Cei, però, finanzierà in toto la compilazione delle schede con i fondi dell'otto per mille che ogni anno vengono destinati alla tutela del patrimonio artistico ecclesiale. Il progetto di censimento e il programma informatico che verrà utilizzato dagli schedatori sono stati presentati ieri a Roma, nel corso di un incontro al quale hanno partecipato il segretario generale della Cei, il vescovo Giuseppe Betori, il direttore dell'Ufficio nazionale, monsignor Giancarlo Santi, e la dottoressa Sandra Vasco, in rappresentanza dell'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione. Tutte le operazioni, infatti, vengono compiute in collaborazione con il Ministero per i beni culturali, onde garantire l'omogeneità delle schede, rispetto agli standard previsti dallo Stato italiano. «Il vostro lavoro - ha ricordato monsignor Betori ai quasi 300 operatori giunti da tutta Italia - in primo luogo consente di ravvivare la responsabilità delle diocesi italiane nei riguardi del loro patrimonio culturale. Inoltre costituisce una componente essenziale del progetto culturale che le stesse diocesi stanno realizzando. Sono convinto, infatti, che la conoscenza della storia di un popolo e la cura dei documenti che la testimoniano sono la base per la crescita organica della cultura e di ogni progetto culturale degno di questo nome». Perciò, ha concluso il vescovo, «la Chiesa che si incammina nel terzo millennio non considera la storia un peso, ma al contrario coltiva la memoria, in quanto sa che grazie ad essa può procedere verso il futuro con animo creativo». Anche don Santi si è soffermato sugli stessi concetti, mettendo in luce lo stretto legame tra il censimento che si va ad iniziare e l'inventariazione dei beni mobili ancora in corso. Solo le diocesi che hanno raggiunto un determinato stadio nel primo lavoro potranno iniziare questa seconda fase. E ciò per non accavallare i due impegni che, ha sottolineato il direttore dell'Ufficio nazionale, «devono essere svolti da collaboratori competenti e preparati». Le modalità tecniche sono state poi illustrate dall'architetto Laura Gavazzi, mentre il software, appositamente predisposto dal Sicei, è stato spiegato da don Gianmatteo Caputo, Giovanni Silvestri e Maurizio De Francesco. Per ogni chiesa di proprietà di una diocesi o di una parrocchia deve essere compilata una scheda comprendente diverse voci: si va dal nome della chiesa al progettista, dalle coordinate geografiche al periodo in cui è stata costruita, dalla localizzazione catastale alle notizie storiche, senza omettere informazioni sull'eventuale adeguamento liturgico, sulla funzionalità degli impianti e almeno due fotografie: una della facciata e l'altra dell'interno. Per il momento, dal censimento sono eslcuse le chiese di proprietà di confraternite o del demanio, di enti pubblici, di privati e degli istituti religiosi. Sono invece da censire anche le chiese più recenti, realizzate cioè negli ultimi 50 anni e di autore vivente, ma non quelle ancora in costruzione. Il lavoro già oggi potrebbe essere avviato in una trentina di diocesi, che sono quelle che hanno consegnato oltre il 50 per cento delle schede relative ai beni mobili. Per le altre, è stato sottolineato, prima di passare agli immobili va chiusa al più presto la fase uno. E la scadenza, per tutti, sarà il 31 dicembre del 2005.
Chiese, il tesoro da censire
L'Ufficio nazionale della Cei ha lanciato il censimento delle chiese di proprietà ecclesiastica, che dovrebbe richiedere da uno a tre anni di lavoro. La fase è iniziale e si svolgerà su base diocesana, con la banca dati unica a livello nazionale. La Cei finanzierà la compilazione delle schede con i fondi dell'otto per mille. Il progetto è stato presentato a Roma e coinvolgerà il Ministero per i beni culturali per garantire l'omogeneità delle schede. Il censimento consente di ravvivare la responsabilità delle diocesi nei riguardi del loro patrimonio culturale e costituisce una componente essenziale del progetto culturale che le stesse diocesi stanno realizzando.
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