«Sorry, la casa dei Vettii è chiusa. C'è Bill Gates impegnato in una colazione d'affari. L'anfiteatro? Niente da fare, Russell Crowe è alle prese con una scena del Gladiatore II-La vendetta e ne avrà per tutto il pomeriggio. E alle Terme Revlon gira uno spot per una miracolosa linea di cosmetici a base di fanghi». Oggi in realtà le case sono chiuse al massimo per lavori, in corso o mancati. Ma sarebbe questo, più o meno, lo scenario che si prospetterebbe ai turisti se passasse l'idea di una Pompei a numero chiuso e con colossi come Microsoft o Warner Bros tra gli inquilini (paganti) degli scavi di Pompei. Agli scavi visitatori a scaglioni e sponsor: un'idea, quella lanciata dall'assessore regionale al turismo Claudio Velardi, che - e la cosa non stupisce - piace agli americani. Il magazine statunitense Newsweek riprende le notizie riportate nei giorni scorsi dalla stampa italiana e con un certo disappunto fa sapere che nel nostro Paese la proposta non sfonda perché troppo americana. Proprio al settimanale newyorkese l'assessore regionale ha ribadito il concetto: «La mia idea è molto precisa - ha spiegato Velardi - programmando il numero di visitatori potremmo in primo luogo far sì che ogni turista abbia un'esperienza migliore (in altre parole senza file e sgomitate per accedere ai percorsi più affollati, ndr). Ma potremmo anche aumentare le entrate offrendo a qualcuno come Google e Microsoft l'opportunità di usare il sito per un evento privato». Più che un'idea: Velardi fa sapere che ha già discusso con entrambe le major della tecnologia sulla possibilità di «affittare» Pompei per eventi sponsorizzati o privati ed è pronto a bussare anche alla porta di Pixar e Warner Bros, sempre per mettere a disposizione le rovine come set cinematografico «visto che il film Pompei di Roman Polanski è stato girato in Spagna». Il settimanale commenta: «Nella maggior parte dei Paesi sembrerebbe una proposta sensata. Ma in Italia è considerata assurda ed è diventata lo spunto per un più ampio dibattito politico sull'opportunità di trasformare i tesori archeologici in parchi tematici in stile americano». Ma poi precisa che «certe parti delle rovine vengono già affittate per eventi pubblici», riferendosi alla Palestra Grande. La soprintendenza di Pompei aggiunge che non c'è nulla di nuovo: è già lungo l'elenco di privati che ha collaborato con il sito, finanziando anche interventi di restauro, e che il numero chiuso pure è già stato inventato ed esistono percorsi per i quali è richiesta la prenotazione on-line. Il problema di Pompei non cambia: troppa gente e pochi soldi. Il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo ha a più riprese ribadito che per restaurare gli scavi servono 250 milioni di euro. Soldi che nessun ministero potrà (vorrà?) mai permettersi di elargire. Ora ce ne sono 45 per interventi fino al 2010. E gli altri? Cercasi sponsor. Ma la condizione, quella che fa storcere il naso agli americani, per adesso non cambia: no agli «affitti» che non mettono al primo posto la tutela del sito. «No», tuona il coordinatore nazionale del sindacato Ugl ministeri Renato Petra: «Pompei come Hollywood è un film già visto - dice - Gli sponsor, sempre solo preannunciati. Meglio pensare a cose serie, a riaprire i siti chiusi: in passato siamo riusciti a perdere fondi per non averli spesi». Il dibattito è aperto.