- FERRARA - COME SI FA UN MUSEO. Ovvero: come lo si costruisce ex novo; come lo si ridìsegna se è collocato in un edificio storico; come vanno ordinate le raccolte; e insomma quale idea, quale raccia - per dirla con il rock - seguire nellelaborazione del progetto. Domani alle 9.30, nella sede della Fondazione Carisbo dì Bologna, a Palazzo Saraceni, si apre il seminario Costruire il museo. Museografia e nuseologia a confronto. Che sotto il titolo specialistico nasconde una questione di gran concretezza. Basta ascoltare, per rendersene conto, Anna Maria Visser, docente di Museologia e Scienze Museali alluniversità di Ferrara e direttrice del MuSeC, il corso di perfezionamento dellateneo ferrarese in Economia del Management dei Musei e dei Servizi Culturali. «Per i musei italiani - spiega dunque la studiosa, che fa parte del comitato scientifico del seminario organizzato dal MuSeC stesso con lIstituto Beni Culturali della Regione - è ormai in atto una fase di passaggio, dalle collezioni al pubblico. In altre parole, il museo non è più, semplicemente, un luogo dove si espongono delle opere darte o dei reperti archeologici. E invece lespressione di unintenzione culturale, di una visione complessiva, nella quale il visitatore e i servizi che si è in grado di offrirgli sono al centro». Gli interventi in programma sono più di 20, e impegneranno, tra gli altri, lo storico dellarte Andrea Emiliani, gli architetti Cesare Mari e Antonello Stella, il direttore del Museo di Storia Naturale di Ferrara Fausto Pesarini e Beatrice Buscaroli, responsabile delle collezioni dArte della Fondazione Carisbo, che illustrerà ìl progetto del Museo della Città in cui la Fondazione è da tempo impegnata. «La legislazione esistente - riprende la Visser - pone in primo piano, nella costruzione de musei, gli architetti. Ma nellottica conta la museologia, la disciplina che si preoccupa del messaggio culturale da trasmettere. Se questo non cè, non cè il museo». SCRIVEVA Walter Benjamin che «uno dei compiti principali dellarte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare». Per la politica museale (se ne abbiamo una) si direbbe che le cose stanno così. Le nuove domande ci sono già, le risposte meno: dinamìsmo, gestione manageriale in sintonia con la missione artistica (se ne parlerà nella terza sessione, il 22 maggio), bookshop, caffetterie, accoglienza, manifestazioni e incontri non decorativi. Ecco le richieste non ancora realizzate, ma già impellenti. «Dobbiamo guardare ai giovani - conclude la Visser - agli adolescenti. Riuscire ad attrarli». E vero. Un museo costruito pensando a loro si troverebbe già un passo più avanti degli altri. Non poco, in una corsa dove gli ostacoli sono molti, antichi e resistenti.