A raccontare il nuovo, grande museo darte contemporanea cittadino griffato Prada, che prenderà forma nel giro di tre-quattro anni in Largo Isarco 2, dietro Piazzale Lodi, oggi alle 15 arriva (allo stesso indirizzo) il superarchitetto Rem Koolhaas, in conversazione con il patron Patrizio Bertelli e il curatore Germano Celant, alla guida della Fondazione dal '95.Squadra che vince, non si cambia. Koolhaas, Pritzker Prize nel 2000, si è gia occupato della sede attuale della Fondazione Prada, come pure degli store di New York e Beverly Hills, ed è al lavoro sullEpicenter di Shanghai e Londra. Conservando le vecchie strutture da archeologia industriale dellarea, integrate da nuovi volumi, mira a ottenere spazi il più possibile flessibili, dove esporre a rotazione le opere della collezione Prada, commissionare nuovi lavori agli artisti, organizzare eventi culturali. Nel frattempo, lattività espositiva prosegue sui consueti binari con la personale di Nathalie Djurberg in via Fogazzaro, che inaugura domani sera (a inviti) alle 18. Entrarvi, passando dal varco cavernoso in cui è stato trasformato lingresso, è un po come tornare bambini, scivolare in quel lato oscuro dellinfanzia che fa sì che, per terrorizzanti che siano le gesta di Barbablù, dellOrco di Pollicino o della strega cannibale di Hansel e Gretel, si pretende di risentirle ogni sera, tra paura e desiderio, prima di sprofondare nel sonno. E nellinconscio. Per mettere in scena il proprio immaginario inquieto, Djurberg - trentenne svedese, fisico e volto minuto (ma niente la fa arrabbiare di più del cliché della bambolina Barbie), in curriculum lultima edizione del festival newyorkese Performa, mostre alla Tate, alla Kunsthalle di Vienna, alla Färgfabriken di Stoccolma e, a Milano, da Giò Marconi nel 2005 - sfrutta un mezzo apparentemente inoffensivo e cartoonistico come le animazioni in plastilina, traendone film muti da pochi minuti. Ma negli esiti non cè nulla di naïf: Djurberg plasma e scolpisce le figure con perizia da virtuoso, costruisce scenografie articolate, trasforma i suoi personaggi in marionette caricaturali, approdando ad atmosfere da cinema espressionista, enfatizzate dalle colonne sonore del musicista (e compagno) Hans Berg. E le sue "storielle" traboccano di aggressioni, erotismo, morte. La grande sala della Fondazione Prada, immersa nella semioscurità, è ovattata: il pavimento è stato interamente ricoperto di feltro (lo stesso materiale che lartista usa per i propri set). Dal buio emergono grandi sculture-padiglione, con cui Djurberg si cimenta per la prima volta: unabnorme patata, un dolmen, un circolo di tronchi, una donna nuda gigante affondata nel terreno, terga allaria: in tutte si può entrare, per assistere alla proiezioni di otto video inediti, in bilico tra ironia e macabro: in Turn into Me - che dà il titolo allintera mostra - il corpo in decomposizione di una fanciulla nutre gli animali del bosco, in Johnny tre virago infliggono un castigo crudele a un voyeur, altrove un bimbo e un lupo, gemelli siamesi, lottano per compiere i gesti più quotidiani. «Non cè ununica storia, piuttosto dei frammenti che diventano un universo», dice Nathalie. «Se mai dovessi individuare un tema, direi che è lamore. Le difficoltà nel gestire lintimità, il punto critico in cui io finisco e inizi tu, in cui una relazione comincia a divorarti, o a trasformarti in predatore. Ad affascinarmi è anche la perdita della dimensione magica dellinfanzia, quando senti che il mondo e senza confini, ma anche che ogni limite va esplorato, sfidato, negoziato. A proprio rischio e pericolo».