E' la più intrigante e la più elitaria delle iniziative per il Centenario di villa Borghese la mostra inaugurata ieri dal ministro Giuliano Urbani. Riservata ai palati colti perché lancia una sfida impossibile e non facile da capire: quella di ricostruire due secoli dopo il colpo d'occhio d'epoca di una delle stanzette al piano terra del Casino Borghese, la sala del gladiatore, depredata dei suoi pezzi più belli da Napoleone, che, approfittando delle difficoltà economiche del principe Camillo, gli strappò per soli 6000 scudi trecento gioielli delle raccolte antiquarie. E la perde: tra i tesori ottenuti in prestito dal Louvre, manca proprio la grande statua del gladiatore, stupendo marmo di un raffinato scultore greco, che troneggiava al centro dell'ambiente e fu più tardi sostituito con L'Enea in fuga del Bernini. Sfiziosa perché le opere che tornano per l'occasione sono comunque molto belle. Rarissimo il cinghiale in marmo bigio, reperto di una villa imperiale dell'Esquilino, di cui si conserva un esemplare gemello a Firenze. Preziosa la lastra di sarcofago che rappresenta la morte di Meleagro e un tempo era incastonata in una lunetta di fronte al gladiatore. Suggestive le due grandi tele allegoriche rimontate ai lati e firmate da Tieree, un pittore settecentesco che fece da guida al marchese de Sade e fu chiamato dall'architetto Asprucci a decorare il padiglione con quattro quadri sul mutare del giorno: le più piccole sono sparite, le pi ù grandi, che erano state vendute sottobando a fine Ottocento, sono state rintracciate presso un antiquario romano dalla soprintendenza che le ha acquistate e rimesse al loro posto. La mostra, curata da Anna Coliva e Marina Minozzi ha preso avvio proprio da questo ritrovamento. Trovando poi corpo in una serie di disegni d'epoca di Charles Perder, conservati in Francia, che ritraggono la sala prima dello spoglio, e sono ora esposti in una vetrina, fornendo al visitatore una bussola essenziale.