AMBIENTE, DOSSIER SULLA CITTÀ MALATA Il tema dellintreccio con la malavita e il degrado del centro storico Le nuove grandi metropoli e le città che stanno riconfigurando la loro presenza allinterno di rinnovate geografie politiche e sociali non hanno dubbi in merito: a ridisegnarle deve essere un grande architetto, o meglio, molti di questi. E non solo perché il volto della città abbia un indiscutibile fascino, ma soprattutto perché il naturale corrispettivo della ricerca estetica sia un dato essenziale: la funzionalità, che risulta da un insieme di qualità che fondono utilità e rispetto. Le architetture divengono, dunque, parte visibile di un progetto che non è relativo solamente al momento della costruzione, ma raccontano con le proprie strutture, cosa si intende in quel luogo come qualità della vita. Lambiente come riflesso della criminalità è dunque uno dei «luoghi» che si affacciano su un orizzonte costellato di problemi dove la struttura sociale rivela le sue carenze, quando non addirittura il suo più totale disinteresse; e non cè dunque da stupirsi se Palermo in questo senso rappresenta una cartina di tornasole per leggere anni di mafia e malavita, dove gli scempi edilizi camminano a braccetto con i morti ammazzati. A questo tema così emblematico è dedicato la recente pubblicazione edita da Italia Nostra, che propone un «dossier Palermo» di bruciante attualità e sarà presentata questo pomeriggio alle 17 alla Biblioteca comunale di Casa Professa, per iniziativa della sezione palermitana di Italia Nostra, insieme al centro Pedro Arrupe e al Dipartimento di storia e progetto nellarchitettura dellUniversità. "Una città assediata", titola il dossier, e certamente la copertina dedicata a Pizzo Sella suggella lurgenza di una denuncia, dove la città si arrampica, violentando natura e paesaggio, e i passaggi giuridici si devono confrontare con espedienti politici. Linizio della fine, o meglio dello sfascio, è raccontato nelleditoriale di Nicola Caracciolo, che già molti decenni fa parlava di «mafia del cemento» e dei grossi affari nelle opere pubbliche e nelledilizia, mentre un racconto profumato di bergamotto che presto lascia posto al triste grigiore del cemento senzanima è quello di Dacia Maraini, che racconta la fine di un incanto. Di "Mafia e affari" parla larchitetto Pierluigi Cervellati, che sottolinea come il centro storico si sia volutamente fatto collassare, mentre Attilio Bolzoni disegna un ritratto dei signori del cemento, dellassalto che non si ferma mai.