La direttrice Ottani Cavina: la raccolta è stata ordinata e sarà visibile al pubblico E oggi negli spazi in Santa Cristina incontro con il critico musicale Mario Bortolotto QUANDO nel 1964 uscì il saggio «Apocalittici e integrati», Federico Zeri lo lesse allistante. E a margine delle prime pagine, in anni non sospetti, quando Umberto Eco non era ancora il semiologo di fama internazionale, annotò: «Eccellente». La biblioteca che Zeri ha lasciato allUniversità di Bologna, circa 85 mila volumi, tra libri darte, cataloghi dasta, altri volumi e periodici, è preziosa per tanti motivi, ma soprattutto perché è dautore. Vi si trovano appunti, dediche, carte autografe, lettere: un materiale che diverrà accessibile al pubblico il 10 ottobre, quando sarà inaugurata la biblioteca darte, in concomitanza con una giornata di studi dedicata allo storico dellarte a dieci anni dalla sua scomparsa, e con la pubblicazione del suo carteggio con la casa editrice Einaudi. «Non sarà un evento-santino di Federico Zeri, ossia una commemorazione celebrativa, ma una riflessione sul futuro della disciplina», assicura Anna Ottani Cavina, la storica dellarte che dirige la Fondazione. Intanto, il segnale dellapertura imminente della biblioteca e fototeca, frutto di un lavoro a testa bassa e ad alta velocità, è il secondo dibattito intorno a un libro promosso dalla Fondazione dopo il duello Bartezzaghi-Eco. Questa volta il protagonista è Mario Bortolotto, tra i fondatori del Dams, che torna a Bologna da affermato critico musicale per presentare oggi negli spazi restaurati dellex convento di Santa Cristina (piazzetta Morandi, ore 17.30), «La serpe in seno. Sulla musica di Richard Strauss». Si tratta di un dialogo non solo per gli addetti ai lavori, ma aperto al pubblico, e reso allettante dalla personalità dello stesso Bortolotto, musicologo di scrittura appassionante e complessa e di folgorante dialettica. Dialogano con lui, che già nei primi anni del Dams faceva dellinterdisciplinarietà una bandiera, i docenti e critici Giorgio Pestelli e Jacopo Pellegrini. «Lidea è che la biblioteca diventi un luogo in più nella città dove si discute di cultura e di idee allincrocio delle discipline umanistiche», spiega Anna Ottani Cavina. Il libro di Bortolotto è una rilettura della cultura dei primi del Novecento, una sorta di controstoria della modernità musicale. Scrive lautore: «Troppo a lungo si è detto che il Novecento musicale si muoveva fra due poli, Schoenberg e Stravinskij , finché non ci si è resi conto della presenza di un terzo incomodo: Richard Strauss». La presentazione del libro, tra parole e note, fa dunque parte di un progetto culturale più ampio, a partire dallinaugurazione della biblioteca. «La nostra sfida è restituire alla conoscenza delle persone un lascito che è andato a unistituzione pubblica - dice Anna Ottani Cavina -. Il progetto è voluto dal rettore: la biblioteca Zeri e quella di Arti visive diventano così tra i più importanti centri culturali e di formazione nel settore». Con lIstituto veneto di scienze, lettere ed arti, la Fondazione ha appena siglato un accordo per fare, tra Bologna e Venezia, corsi di alta formazione per dottori di ricerca. E nel 2009 si annuncia una mostra dedicata a Zeri. Per raccontare la fototeca e il modo di lavorare dello storico e critico darte.