Battuto ieri da Christies lo scheletro di un triceratopo che non ha ancora raggiunto la quotazione Tra gli altri oggetti allincanto, meteoriti e fossili anche italiani. La tendenza preoccupa gli studiosi Non ci sono leggi internazionali che pongano limiti a questo commercio dal nostro inviato Un uovo di dinosauro o un pesce fossile nel salone, lo scheletro di un triceratopo o un pezzo di meteorite nel giardino. Possono sembrare idee bizzarre, invece il collezionismo paleontologico è di moda, suscitando un nuovo allarme tra gli esperti di preistoria. La vendita di reperti giurassici ha ormai un mercato sempre più vasto. Ieri, Christies ha organizzato unasta dedicata alla "storia naturale", oltre 150 fossili in vendita, un viaggio nel tempo fino a 110 milioni di anni fa. Per gli appassionati di "Jurassic Park" cè ormai un vero e proprio circuito commerciale. Con prezzi astronomici, come il dinosauro venduto qualche anno fa per circa 8 milioni di dollari, e cifre più abbordabili: un dente di squalo gigante (5 milioni di anni fa) si può comprare con 3.500 euro. È negli Stati Uniti, dove la mania giurassica ha contagiato anche Hollywood, che questo tipo di collezionismo è nato. Lo scheletro di triceratopo che ieri era da Christies proviene da un ranch del Montana. Il proprietario si è trovato la bestia, o quel che ne resta, di fronte senza sapere cosa fosse. Questo dinosauro, lungo sette metri e vecchio di 65 milioni di anni, ha ricevuto unofferta di 490 mila euro - sotto al prezzo minimo fissato - e sarà venduto al miglior offerente nei prossimi giorni. Spesso le scoperte sono molto meno casuali. La caccia ai reperti giurassici, fossili o minerali, è diventata sistematica con il pericolo di alimentare scavi abusivi. Già lanno scorso la casa daste parigina aveva incassato oltre un milione di euro con una vendita simile. Allora, uno scheletro di mammut della Siberia era stato venduto per più di 260 mila euro. «È un mercato in espansione», riconosce Erik Mickeler, esperto di preistoria e consulente di Christies. Negli anni passati, gli acquirenti erano quasi sempre grandi società che sfruttavano loccasione per farsi pubblicità. Poi, però, donavano il reperto a qualche museo. Adesso alle aste si affacciano collezionisti privati, per cui la carcassa di un velociraptor o di un tirannosauro può rivelarsi un buon investimento. «È una tendenza inquietante» ammette Philippe Janvier, del museo di storia naturale di Parigi. «Ci sono molti fossili senza grande interesse scientifico» spiega. «Ma nessuno ci garantisce che pezzi rari o unici non finiscano in queste aste e nelle mani di privati». Il rischio è che la ricerca scientifica sulla preistoria sia danneggiata da questo nuovo tipo di collezionismo. Nessuna legge internazionale pone limiti a questo commercio. Dagli Stati Uniti allAfrica, allAsia, è possibile vendere e scambiare reperti paleontologici senza controlli né limiti. Con una corsa folle che aumenta le quotazioni. «Anche i musei sono spesso costretti a comprare i fossili» ricorda Jean Le Loeurff, direttore del museo Dinosauria, nel sud della Francia. «Queste aste ci infastidiscono moltissimo» aggiunge lesperto. I musei pubblici hanno tempi e procedure più lunghe per unacquisizione e quindi spesso non riescono a partecipare. «Dobbiamo sempre fare una perizia indipendente prima di poter fare unofferta» spiega Le Loeurff. Nellasta di ieri erano offerti anche trenta pesci fossili venuti dallItalia. La regione del Monte Bolca, vicino Verona, che ha avuto uno dei patrimoni fossili più famosi del mondo, è stata saccheggiata dalle aristocrazie europee nellOttocento. I suoi pesci pietrificati sono per lo più in mano private. «Una volta almeno i collezionisti avevano un reale interesse» commenta il paleoantropologo Martin Pickford, del Collegio di Francia. «Oggi è pura speculazione. Si compra e si rivende, come si trattasse di un oggetto darredamento. Di questo passo, il patrimonio preistorico mondiale sarà saccheggiato».