Dopo Rembrandt, Leonardo. Peter Greenaway, forse il più eclettico tra i registibritanni-ci, regalerà al pubblico milanese la sua personalissima interpreta-zione dell'Ultima cena, allestendo uno spettacolo di luci, suoni, rumori, voci, effetti speciali e poesia per animare il dipinto e illuminarne il significato storico. Interamente finanziato dal Salone del mobile, l'evento ricalca quello ispirato dalla Ronda di notte di Rembrandt ed è un progetto di Change Performing Arts e della soprintendenza per i Beni architettonici di Milano, con la collaborazione del Comune e dell'assessorato alla Cultura guidato da Vittorio Sgarbi. Ideato per essere presentato al Cenacolo e nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, lo spettacolo di Greenaway rischia di essere allestito solo a Palazzo Reale, intorno al "clone" dell'Ultima cena, perché, come spesso capita in Italia, per questioni buro-cratiche l'operazione non si è potuta svolgere secondo ipiani iniziali (si veda «II Sole-24 Ore») del 6 aprile). Mister Greenaway, cosa l'ha attratta nel capolavoro di Leonardo Da Vinci? Credo che l'Ultima cena sia uno dei quadri più belli, suggestivi e importanti della storia dell'arte. Insieme a Caravaggio, tanto per fare il nome di un altro grandissimo artista italiano, e a una ventina di altri pittori che hanno lavorato tra il 1500 e il 1800, Leonardo è stato uno degli inventori del cinema. Come, scusi? Ha capito bene: noi registi contemporanei facciamo finta di non saperlo, ma è da quadri come VUltima cena che possiamo imparare a usare la luce, ad esempio. Dietro a quell'affresco c'è un mondo in movimento, che con gli occhi di oggi facciamo forse un po' fatica a vedere, abituati come siamo a bombardamenti di immagini di ogni sorta. Il mio lavoro serve esattamente a questo: rianimare il quadro. E per farlo non esito a usare quello che le moderne tecnologie offrono. So che queste contaminazioni a molte persone non piacciono, ma 10 creao invece che sia possibile rendere omaggio a Leonardo usando strumenti che lui e altri grandi del passato non hanno avuto a disposizione e che allo stesso tempo possono avvicinare i più giovani all'arte antica. Ha già messo gli occhi su altri quadri? Sono esattamente nove i progetti che prima o poi vorrei realizzare. Tra i quadri protagonisti ci saranno Guernica dì Picasso, Le nozze di Cana di Veronese, Le ninfee di Claude Monet e poi ci sarebbe anche un Jackson Pol-lpck del 1951. Pollock insieme ai grandi maestri. È un'idea fantastica! Ecco! La sua reazione mi conferma quanto sia importante il lavoro che sto facendo sulle grandi opere pittoriche. Sono gli artisti che ho nominato prima di Pollock che dovrebbero suscitare il maggiore entusiasmo, non il pittore americano, che è stato solo uno scribacchino, se confrontato con pittori come Rembrandt o Leonardo. Dietro a un quadro come l'Ultima cena c'è un universo, non credo si possa dire la stessa cosa dell'action painting. Dall'esperienza con Rembrandt al Rijksmuseum di Amsterdam (si veda la scheda a fianco) è nato anche un lungometraggio. Succederà lo stesso una volta concluso il progetto milanese? Mi piacerebbe, ma per ora non c'è nulla di definito. Sto invece pensando a un film sulla vita di Leonardo, parlando anche delle difficoltà personali che ebbe con la Chiesa per via della sua omosessualità. Non vuole proprio smentire la sua fama di provocatore. Le mie non sono mai provocazioni fini a se stesse. E del resto non possiamo ignorare il significato sociale e politico di alcuni dipinti che tendiamo a giudicare "soltanto" con canoni estetici. Prenda Le nozze di Cana: non l'ho certo scelto a caso. In molti pensano che Veronese volesse raffigurare il matrimonio di Gesù. Un'eresiaper l'epoca, ma forse anche per oggi.