Dal Sarcofago medievale diventato "porta rumenta" negli anfratti del porto, a suo tempo posizionato come elemento di decoro nella stazioncina di Santa Limbania oggi dismessa, agli odorosi dettagli delle botteghe storielle. ("Ci pensate: da 95 anni ci sono cassetti e barattoli che vengono quotidianamente aperti e funzionano ancora...")- Dalla segnalazione di una "madonna degli escursionisti" su un antico esile ponte in pietra a San Carlo di Cese all'enorme termometro pubblicitario della fabbrica britannica di inchiostri Ste-phens del 1832, installato sull'abside della Madonna della Guardia. E ancora: una mappa degli alberi più longevi e monumentali della città e della Liguria ma anche i dettagli dell'arredo urbano di cento e più anni fa come i "ferri battuti" vicino ai portoni usati come nettascarpe. E che dire della battaglia per trovare una degna collocazione per la gru Maestrale, un gigante che galleggia in calata Gadda? Se ci abbandonassimo alle citazioni, si farebbe notte. Vi invitiamo dunque a visitare tavolidellacul-tura.net (nata come una rete di associazioni culturali) e a cliccare su B-Cult, una newsletter dove da alcuni anni i lettori, ma anche la redazione stessa, segnalano bellezze nascoste da valorizzare o tutelare. «Si tratta di beni culturali di serie B. Perché quelli che sono in prima fila hanno già i loro tutor, le soprintendenze per esempio. Così B Cult si pone come un osservatorio, una vedetta di notizie (apparentemente) minori» dice Rinaldo Luccardini che di B Cult è uno dei fondatori e dei curatori. E loro, quelli di B Cult, sono diventati una specie di casta che si trova ogni tanto per gite culturali molto particolari: come l'itinerario fra i vecchi molini bagnati dal torrente Nervi o la promenade di architettura in mezzo alla modernità con i discendenti dei progettisti e degli architetti più celebri, da Daneri, a Morozzo della Rocca, a Invernizzi. E ancora nella città degli anni Cinquanta da Forte Quezzi a piazza Rossetti fino a Mura degli Angeli. Ovviamente c'è il dovuto spazio per gli amarcord e per testimonianze fotografiche, per lo più inedite, recuperate nei cassetti dei progenitori: come la peschiera di Vesima, una trappola dalle linee molto aggraziate, la Genova inizio Ottocento delle tranvie elettriche, l'arte degli "stradini" nel comporre selciati... B Cult è un amplificatore per gli scandaletti passati sotto silenzio: l'odissea della statua di Raffaele de Ferrari duca di Galliera opera di Giulio Monteverde da una piazza ad un deposito, la documentazione degli impuniti vandalismi a Forte Begato, l'aggressione dei cavi delle fibre ottiche sulle facciate, fino a tagliare in due, con un pluviale installato recentemente, una antica edicola, di gusto gotico probabilmente risalente al XIV secolo, di palazzo de Mari. La gente osserva prende appunti segnala. B Cult rimarca. Sono quasi 700 coloro che ricevono B Cult direttamente sulla casella mail, ma i lettori sono molti molti di più al punto che sono arrivate risposte e commenti dall'Alaska come dagli Usa. E un docente della Sapienza, da Roma, ha letto dei nettascarpe e li ha inseriti in un voluminoso dossier di etnoarcheologia al centro di un convegno. Recentemente B Cult si è data un'altra mission, rivolgendosi alla creatività giovanile di cui Genova è ricchissima. Ed ecco il sito web gai dove compare un lungo elenco di questi prestigiosi ragazzi che producono arte. Su quest'onda B Cult si prepara ad una grande kermesse, all'organizzazione di una maratona di 24 ore di cultura giovane, a maggio, da realizzarsi nelle piazze di Genova, elezionando appunto le opere degli junior e scegliendo elaborati che possono essere consumati in uno spazio pubblico. Abreve saràbandito il concorso. Così come è stato siglata una convenzione con l'Università di Genova per ospitare su B Cult gli articoli di studenti di lettere e di architettura, che usufruiranno di crediti formativi. Così uno studente ci racconta tutto dell'organo di San Torpete, con un antico nucleo seicentesco con le canne di facciata; e un altro ci accompagna nella Genova delle grotte artificiali, molto in voga fra i nobili genovesi del Settecento, dove la grotta Doria di Palazzo del Principe, oggi inglobata in un condominio, rimane l'esempio più splendente.