Sembra che l'arte, per Milano, debba risolversi in un esercizio di masochismo: non appena arriva un grande artista si scatenano polemiche e divieti. È capitato a Maurizio Cattelan, è accaduto a Pawel Althamer, ora tocca al Cenacolo di Leonardo da Vinci che il regista inglese Peter Greenaway vorrebbe animare, facendo muovere e parlare i protagonisti, con una proiezione di sette minuti di luci e suoni. La Sovrintendenza nega il consenso a utilizzare il fragile affresco dipinto dal 1494 al 1497 dal genio da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, eppure, assicura il regista de «I Misteri del giardino di Compton House», le sue luci avrebbero addirittura meno lux (quindi meno calore) di quelle normalmente accese durante l'orario di visita del pubblico. A nulla sono valse, per ora, le mediazioni del Salone del Mobile che ha finanziato l'evento. «Mi dispiacerebbe molto se non si potesse utilizzare l'affresco di Leonardo nemmeno per un giorno», confessa con il suo aplomb il regista arrivato a Milano a controllare il lavoro affidato all'olandese Reinier van Brummelen, un mago della tecnologia che si destreggia fra mega computer e sintonizzatori per armonizzare luci e suoni. «Il lavoro sull'originale è fondamentale: l'idea è far convivere cinema e opera d'arte, altrimenti il risultato si sposta su un piano più astratto e rischia di diventare altra cosa, un film o uno spettacolo artificiale». Tutto è pronto, invece, per la seconda parte del progetto, aperta al pubblico a Palazzo Reale dove, nella sala delle Cariatidi, sono stati ricostruiti parte dei muri laterali, del soffitto nonché l'intera parete di fondo del refettorio, comprese le lunette sotto le quali è stato fissato il telo che riproduce l'affresco vinciano nelle dimensioni reali, dipinto da Adam Lowe in base a una scansione fotografica. L'effetto è mozzafiato, n pubblico non vede subito il pezzo di refettorio con l'affresco, ma la visione è filtrata attraverso uno stretto passaggio con lo stesso effetto sorpresa di un sipario sul palcoscenico. Le mani, i volti degli apostoli e di Cristo si animeranno in un colloquio virtuale (il momento in cui Cristo dice: «Qualcuno di voi mi tradirà») mentre su un altro schermo, sopra l'ingresso, sono proiettate sequenze di particolari. «Leonardo era affascinato dallo studio del movimento; era curioso, aperto alle nuove tecniche. Sono sicuro che questo progetto lo entusiasmerebbe e sarebbe qui a lavorare insieme con me», sostiene Greenaway. Ma non sarebbe stato più facile scegliere la Pietà Rondanini di Michelangelo, al Castello, o i celebri quadri di Caravaggio, Raffaello o Piero della Francesca a Brera? «No, perché preferisco la pittura alla scultura, e perché per le proiezioni ho bisogno di dipinti molto grandi, come schermi. Ma ci sono altre due ragioni: la prima è che scelgo sempre opere che contengono misteri e nel Cenacolo ce ne sono ben cento-venti; la seconda è che il Cenacolo è esattamente lì dove Leonardo l'ha dipinto, una circostanza rara, rispetto alle altre opere trasportate nei musei su cui ho lavorato, come "La ronda di notte" di Rembrandt. E questo rende l'esperienza unica e emozionante».