L'inaugurazione è fissata per il 16 settembre a Palazzo Mazzonis. Ma il taglio del nastro del Museo d'arte orientale rischia di saltare. Sarebbe la più clamorosa delle conseguenze dei tagli alla cultura ventilati da Palazzo civico: dopo aver assunto il direttore e gli impiegati, pagato i lavori, acquisito collezioni, prodotto studi scientifici, messo a punto l'allestimento, gli impianti e i percorsi di visita, sono ormai in corso gli ultimi ritocchi alle casse e al bookshop in vista del vernissage, annunciato urbi et orbi. Mancano poco più che i tappeti rossi e i salatini, ma il rischio che non se ne faccia più niente è concreto. Non è un pettegolezzo di corridoio, perché ne parla la presidente di Torino Musei Giovanna Cattaneo: è sua, la voce (abitualmente prudentissima, e stra-istituzionale) che questa volta si leva più alta in un pianeta-cultura in cui è ormai allarme rosso generalizzato, dopo tre anni consecutivi di tagli. Cattaneo è «preoccupata, anzi angosciata. Mi hanno detto di attendermi una nuova sforbiciata di budget, e non piccola». Ma aprire un museo nuovo, significa sostenere costi che prima non c'erano. «In teoria, bisogna aumentare gli investimenti: neppure lo chiedo, vista l'aria che tira, ma si parla di cifre non piccole da sottrarre». E allora forse salta tutto: «Non mi preoccupa l'inaugurazione, ma la gestione corrente: ogni mese bisogna pagare gli stipendi, la luce, il riscaldamento, la pulizia, la guardiania armata. In questi anni abbiamo fatto fronte a tagli continui: ho persino ridotto gli orari dei musei, che aprono alle 10». Se arriverà una nuova scure, per di più ad anno avviato, «cancellerò le mostre della Gam per il 2009, ma non posso far saltare quella già programmata quest'anno, dedicata ad Enzo Mari». Per il Museo d'arte orientale, «i fondi di cui dispongo permettono l'apertura. La gestione è un'altra cosa. Piuttosto che non riuscire a tenere in vita il museo, tanto vale rinviare tutto. Sarebbe un peccato, anche perché l'apertura era nel programma del sindaco». Il milione e 600 mila euro di sacrifici annunciati sulla spesa corrente della Cultura non sarebbero che l'antipasto, perché si parla di una scure più robusta, di 9-10 milioni su 50 di investimenti. Si rischiano cioè tagli a raffica, dal Grinzane Cavour alla Holden, ma anche a fondazioni come Fiera del Libro e Stabile, mentre è meno in pericolo il Regio. Giuliano Soria del Grinzane subirà una riduzione sicura: «Non riceviamo granché dal Comune, dunque non ci metterà in ginocchio. Ma qualcuno s'assuma la responsabilità politica di quanto accade: non possono dire che siamo la capitale della cultura e ridurre i fondi per tre anni di fila. Se la cultura non è una priorità, lo dicano chiaro». Allo Stabile Evelina Christillin non ha certezze, ma non s'aspetta nulla di buono. «Ho incontrato il sindaco e l'assessore Passoni a marzo. Il termine usato da Chiamparino per quel che ci riguarda è stato décalage. Andiamo cioè a passi non drammatici, ma lenti e inesorabili, verso un'ulteriore diminuzione. Insom-ma, l'atmosfera non è granché». Quanto a Walter Vergnano, sovrintendente al Regio, «nessuno ci ha comunicato tagli». Dunque non lancia allarmi preventivi: «Se ci saranno riduzioni al teatro, sarà dovere di chi lo guida intervenire». Mostra prudenza anche Rolando Picchioni, presidente della Fiera del Libro: «Dopo la rinuncia all'Ovai, non saprei che altro tagliare. Sarebbe paradossale ridurre il budget proprio adesso, momento di massima visibilità internazionale della Fiera». Il clima è quel che l'è anche nell'arte contemporanea: Patrizia Sandretto non polemizza, anche se le è stato azzerato il contributo di 100 mila euro per il 2007, e teme la stessa fine per il 2008. «Al di là dei soldi, sarebbe importante continuare a credere e investire nell'arte contemporanea, per non sciupare l'impegno profuso in questi anni». Cosimo Ammendolia, direttore di Traffic, la butta in battuta: «La cultura costa, ma l'incultura costa ancora di più»
Torino - "Così non ho i soldi per il nuovo museo"
La presidente di Torino Musei, Giovanna Cattaneo, è preoccupata per il taglio dei fondi per il Museo d'arte orientale, che rischia di saltare l'inaugurazione prevista per il 16 settembre. I tagli alla cultura sono stati annunciati dal Comune di Torino, che ha già ridotto gli orari dei musei e ha cancellato le mostre. Cattaneo teme che il museo possa essere chiuso se non si trovano fondi per pagare gli stipendi e le spese. Il direttore del Regio, Walter Vergnano, non ha ricevuto comunicazioni di tagli, ma il sindaco e l'assessore Passoni hanno parlato di "décalage" e di riduzioni.
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