Un «cicerone» illustre all'inaugurazione del Museo diocesano. L'arcivescovo metropolita di Lecce, monsi-gnor Cosmo Francesco Ruppi, ha guidato in prima persona nelle quattro sale della struttura il ministro per i Beni e le Attività culturali Giullano Urbani e il presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto. «n Museo - ha detto - è l'ottocentoventisettesimo tra quanti ne esistono in Italia e formerà un corpo unico con la biblioteca innocenziana, con l'archivio storico della diocesi e con la galleria d'arte sacra contemporanea». Negli spazi del museo il professore Lucio Galante ha provveduto a raccogliere ed ordinare le tracce della storia artistica della diocesi, in un percorso che dalla fine del '400 giunge alla fine del '700. Notevoli appaiono, nella prima sala, la tempera su tavola di ambito veneziano del XV secolo avente come soggetto la «Vergine del Carmine» e proveniente dalla omonima chiesa leccese, e le varie opere dell'anonimo copista del Ribera, ma anche la «Crocifissione di San Pietro» attribuita a Luca Giordano, e quel «Pasce oves meas» probabilmente del Poussin. Nelle vetrine ubicate nel soppalco, fanno bella mostra di sé le pianete in broccato e in velluto, e argenti napoletani provenienti, nella loro interezza o quasi, dal tesoro liturgico della Cattedrale di Lecce. La sala successiva consente di entrare con maggiore attenzione nella pittura di Oronzo Tiso, non fosse altro che per le diverse opere presenti, non dimenticando altresì la grande pala del «Martirio di Sant'Orsola e le compagne» di Paolo Finoglio. Citazione d'obbligo per alcune sculture in cartapesta e in legno tra cui l' «Assunta» in legno policromo e dorato del 1689 di Nicola Fumo.