Ieri bidonville, oggi «monumento di archeologia industriale da preservare». L'ex Snia di Pavia è stata dichiarata bene da «conservare e restaurare» dalla Soprintendenza ai beni architettonici della Lombardia, che lunedì ha posto il suo vincolo sui quattro edifici che ancora si affacciano lungo viale Montegrappa e che fino alla scorsa estate ospitavano le baracche della comunità Rom di Pavia. Era stata Italia Nostra, fiancheggiata dal Circolo Culturale «Pasolini», a chiedere a gran voce di «conservare la memoria industriale» interpellando la Soprintendenza. «Volevamo tutelare edifici e ciminiere costruite nel 1905 ricorda Paolo Ferloni il Comune avrebbe abbattuto tutto trincerandosi dietro alla scusa della sicurezza. Un edificio con le sue cornici dentellate, gli ornamenti e le ciminiere è finito in polvere prima che fermassimo le ruspe con un esposto alla magistratura. Adesso l'ex Snia e il suo carico di storia rimarranno al loro posto». Le immagini delle macerie erano arrivate anche sulla scrivania dell'architetto Vittorio Gregotti, lo stesso che dieci anni fa propose la conservazione degli edifici storici studiando il nuovo Piano regolatore di Pavia. «Demolire un edificio del '900 per allontanare chi lo aveva occupato mi pareva assurdo dice l'architetto . Quando uno stabile è pericolante, lo si puntella in previsione di un restauro. Si tratta di edifici abbandonati da oltre 20 anni ed è logico che siano malconci». A Gregotti risponde Ettore Filippi, vice sindaco di Pavia (Pd), che non è stupito del vincolo posto dalla Soprintendenza: «Nel Piano regolatore la Snia era stata indicata come "edificio da conservare e rivalutare". Ora, però, qualcuno dovrà dirci che fare con quegli edifici. Da 25 anni nessuno fa manutenzione ai capannoni e il rischio è reale. Si potrà ricostruire o bisognerà mantenere intatte anche le mura a rischio crollo? Sulla Snia si è speculato politicamente, la giunta ha un progetto di riqualificazione dell'area che affonda nella memoria storica dell'edificio. Le demolizioni fatte la scorsa estate erano indispensabili per la sicurezza». Sulla stessa linea anche il rettore dell'Ateneo pavese, Angiolino Stella: «Va fatta una valutazione alla luce del progetto di riqualificazione di tutta l'area dismessa per capire quali edifici siano effettivamente di valore storico». Mentre le ruspe si allontanano da viale Montegrappa, Giovanni Giovanetti, portavoce del Circolo Pasolini e firmatario dell'esposto in procura che fermò la demolizione ordinata dal sindaco, Pierà Capitelli, rilancia: «Abbiamo fermato uno scempio che rischiava di cancellare 100 anni di storia industriale di Pavia. Ma adesso il problema è la bonifica dell' area. Durante i carotaggi del terreno, i tecnici hanno scoperto decine di buche piene di zolfo e solfuro di carbonio. Sostanze abbandonate nei magazzini e rimaste nascoste per decenni sotto le macerie. Insomma, l'ex Snia è "a rischio", come dice la relazione della Borgosnia srl effettuata per conto di tutti i proprietari». La relazione dei tecnici parla di contaminazione da metalli pesanti e idrocarburi che interesserebbe anche le acque di falda. «Salvate le ciminiere - dice Giovannetti - adesso si faccia la bonifica, se no tutto sarà inutile e la Snia rimarrà un monumento fantasma».
Pavia - La Soprintendenza salva l'ex Snia
Ieri, l'ex Snia di Pavia, un edificio industriale del 1905, è stato dichiarato bene da conservare e restaurare dalla Soprintendenza ai beni architettonici della Lombardia. La decisione è stata presa dopo un'esposizione di Italia Nostra e del Circolo Culturale Pasolini, che chiedevano di preservare la memoria industriale intera. L'ex Snia era stato minacciato di demolizione per la sicurezza, ma la Soprintendenza ha deciso di proteggerlo. L'architetto Vittorio Gregotti ha espresso la sua approvazione per la decisione, mentre il vice sindaco Ettore Filippi ha affermato che il Piano regolatore prevedeva la conservazione e rivalutazione dell'edificio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo