L'area del sito archeologico di Gioia del Colle è nel mirino della magistratura. Un fascicolo è sul tavolo del pm barese Roberto Rossi. E una prima decisione è stata quella, maturata qualche tempo fa, di porre sotto sequestro il terreno a 150 metri dall'insediamento dei peuceti (di proprietà della famiglia di Giuseppe Gallo, deputato di An) e destinato a insediamento turistico-alberghiero. Ma c'è un altro procedimento aperto: questo è del ministero dei Beni culturali. Giuliano Urbani, infatti, qualche mese fa s'impegnò al termine di un question time ad istituire una commissione d'indagine sull'operato del sovrintendente pugliese Giuseppe Andreassi, a proposito del via libera concesso ad una discarica di rifiuti speciali non nocivi, allocata dal Comune di Gioia a 500 metri dall'insediamento archeologico e autorizzata dal commissario all'emergenza ambientale Raffaele Fitto. In questo quadro, complesso e dalle tinte non chiare e in prossimità delle elezioni comunali (a maggio si vota e la campagna elettorale è già partita) da oggi e fino a domenica la città del sud-est barese sarà teatro di diverse manifestazioni, organizzate da un comitato che da due anni si batte contro la discarica e per al difesa di Monte Sannace. La decisione di scendere in piazza (oggi da piazza del Plebiscito fino al municipio dove saranno consegnate 3000 firme raccolte in calce ad un documento di protesta, domani sit-in e blocchi stradali, domenica corteo fino al sito di Monte Sannace e interverranno anche esponenti di tutti gli schieramenti: Piglionica, Vendola, Gaglione di centrosinistra; Lorusso, Bruno, Patarino, Amoruso di centrodestra) è stata presa una decina di giorni fa, quando è comparso un cartello che comunica l'inizio dei lavori per la realizzazione della discarica e il cui direttore è l'ingegnere Massimo Girardi, capogruppo di An in consiglio comunale. Il quale, però, l'anno scorso insieme agli altri sei consiglieri di minoranza fece in modo di revocare la delibera per la localizzazione dell'impianto, un atto consentito dalla maggioranza che disertò la riunione. La protesta è contro l'amministrazione comunale, ma - ammette Gallo - «ha ragione il sindaco diessino Sergio Povia quando afferma che tocca a Fitto decidere. Ma intanto io voglio vederci chiaro: mi sono rivolto alla magistratura per capire se sono leciti i pareri favorevoli alla discarica concessi da Fitto, da Andreassi - io interpellai Urbani - e anche dal direttore della Asl Ba5 Vincenzo Nunziante, perché questo è un affare da 250 milioni di euro». A Gallo replica il sindaco. Il quale ricorda che tutto nasce nel 98, quando in piena emergenza regionale si tentò di evitare che una discarica di rifiuti solidi urbani, «quelli che puzzano e che bruciati producono fumi», fossero allocati a Gioia. «Preferibile una discarica sorvegliata di speciali non dannosi, tanto più realizzata in una cava profonda 124 metri che la soprintendenza ha dichiarato non essere un sito archeologico». Nel 98 il ministero dell'Ambiente dà il suo via libera dopo i pareri favorevoli di Asl e soprintendenza e anche della Provincia guidata all'epoca dall'esponente di An Franco Sorrentino. Con queste autorevoli prese di posizioni il consiglio comunale concede la localizzazione nel dicembre di 5 anni fa. E quindi Fitto l'autorizzazione nel 2001, affinchè la società Ecopolis, di Andreassi, possa realizzare l'impianto. L'anno scorso arriva la revoca della delibera comunale, contro cui Eco-polis si appella al Tar che si pronuncerà il prossimo 18 dicembre. Gallo dice: è responsabilità del Comune se darà ragione a Ecopolis. Povia replica: la localizzazione decisa dal Comune non è vincolante rispetto al potere straordinario del commissario Fitto che ha concesso l'autorizzazione.