Braccio di ferro tra Formigoni e Schifani per la presidenza del Senato Bondi andrebbe allIstruzione, Lupi alla Sanità, la Brambilla viceministro ROMA - LAlitalia, il Dpef, la "monnezza", le riforme. La "road map" dei primi 100 giorni del Berlusconi IV è fatta. Il Cavaliere lha già stilata. Vuole accelerare. Non solo sulle emergenze vere e proprie, ma anche sulle riforme. «Dobbiamo incardinarle subito, entro giugno», è il messaggio lanciato in queste ore. Ma il passaggio preliminare riguarda le elezione dei vertici di Montecitorio e Palazzo Madama e poi la formazione del governo. Il leader del Pdl è sicuro di poter presentare la squadra al Quirinale entro il 10 maggio: 16 ministri di cui 12 con portafoglio. La presidenza della Camera è riservata a Gianfranco Fini, quella del Senato vede in pole position il forzista Renato Schifani. La reclama pure Roberto Formigoni che, in caso contrario, alla fine potrebbe rinunciare addirittura ad entrare in Parlamento restando alla guida della Regione Lombardia. Ieri ne ha parlato con Berlusconi. Dentro Forza Italia, però, le resistenze non mancano. E il Governatore non intende rinunciare al Pirellone per un ruolo nazionale di secondo piano. A Palazzo Madama resta sullo sfondo la candidatura di Beppe Pisanu che al momento, però, risulta meno gettonata. Quanto allesecutivo, la strada sembra segnata. Saranno due i vicepremier: Gianni Letta e Umberto Bossi. Anche se a Via del Plebiscito non escludono per il senatur la delega delle Riforme. Che allo stato spetterebbe a Roberto Calderoli. AllEconomia andrà Giulio Tremonti, agli Esteri Franco Frattini, allInterno Roberto Maroni. Per quanto riguarda la delegazione di An, Ignazio La Russa corre per la Difesa, Altero Matteoli per le Infrastrutture, Gianni Alemanno per le Attività produttive e Giulia Bongiorno per la Giustizia. Anche se sullavvocatessa non mancano i dubbi dello stesso partito di Fini e di una parte di Fi. Tra i fedelissimi di Berlusconi, ci sarà Sandro Bondi destinato alla Pubblica Istruzione, Maurizio Lupi (ciellino lombardo come Formigoni) alla Sanità, Paolo Bonaiuti ai Beni Culturali ed Elio Vito ai Rapporti con il Parlamento. In questo caso Claudio Scajola sarebbe il capogruppo alla Camera. Se invece Vito restasse a Montecitorio, Bonaiuti slitterebbe ai Rapporti con il Parlamento e Scajola verrebbe "promosso" nella squadra di governo. La "quota rosa" poi, oltre alla Bongiorno, dovrebbe essere composta da Stefania Prestigiacomo (Politiche comunitarie), Mara Carfagna (Famiglia), Adriana Poli Bortone (Politiche agricole). Come viceministre ci saranno la leghista Rosi Mauro e Michela Brambilla. Per la delicata poltrona di sottosegretario alla presidenza del consiglio, infine, si profila una chance per Antonio Catricalà, lattuale presidente dellAntitrust. Per Berlusconi, però, il chiodo fisso stanno diventando le riforme. Vorrebbe unestate di dialogo con il Pd. «Modificare la Costituzione, renderla moderna, adeguarla al nuovo sistema politico - conferma ai suoi - è la mia scommessa». È la scommessa di chi nellultimo mese ha ripetuto a destra e a manca che nel 2013 vuole chiudere la legislatura da «grande statista». La "diplomazia" forzista è al lavoro. Gianni Letta non ha mai interrotto i rapporti con Goffredo Bettini e pure Gaetano Quagliariello non ha smesso di aggiornare i contatti con il centrosinistra. Tantè che sul tavolo del "premier in pectore" figura in bella vista il dossier sui possibili interventi. Con tanto di agenda e scadenzario, di priorità e interventi dilazionabili nel tempo. «Bisogna comunque fare presto», spiega al suo staff il Cavaliere. È convinto che il primo passo da compiere sia prendere atto del «bipolarismo». Così la prima "offerta" al Pd e allUdc sarà la revisione dei regolamenti parlamentari. Un passaggio ineliminabile per sveltire i lavori delle Camere. «Del resto - osserva Quagliariello - basti pensare che al Senato ci saranno solo quattro gruppi parlamentari. Una novità di cui bisognerà prendere atto». Laltro "pacchetto" riguarda la Costituzione. In un primo momento Berlusconi aveva pensato ad una sorta di "Commissione Balladur". Lipotesi è poi tramontata. Il modello di riferimento è comunque già pronto: il testo Violante approvato in commissione alla Camera solo qualche mese fa. Un progetto che prevedeva il monocameralismo, il Senato delle regioni e il rafforzamento dei poteri del premier. E che se aggiornato con la "devolution", il federalismo e lattribuzione del potere di sciogliere le Camere al presidente del Consiglio, diventerebbe un punto di riferimento per il Pdl e la Lega. «Se modificata in quei termini - dice Calderoli - diventerebbe una buona bozza di lavoro».