Il recente ripensamento del Quirinale circa La Madonna del cardellino di Raffaello - che a fine restauro tornerà agli Uffizi senza «transitare» dal colle più alto di Roma - ha di fatto riaperto la questione dei prestiti dei capolavori. Questione spinosa, irrisolta e che si presta quindi a più... chiavi di lettura. Di questo e d'altro ne abbiamo parlato con Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi. Attualmente c'è a Madrid una mostra, "Il pane degli angeli", con opere provenienti solo dal deposito degli Uffizi. È un successo... Sì, è stata inaugurata il martedì prima di Pasqua, quando Madrid praticamente si svuota. Ebbene qualche giorno fa mi è arrivata una mail in cui mi formalizzano la richiesta per portare questa mostra a Barcellona e in questa lettera mi dicono in maniera trionfale che sono felici perché hanno superato i 100mila visitatori. È una mostra dove vi sono 45 opere di cui nessun visitatore degli Uffizi si è accorto perché sono tutte dei depositi. In più qualche giorno fa si è inaugurata anche la mostra dei paesaggi, realizzata con lo stesso criterio. Dove si può ammirare? Dal 6 aprile è a Toulsa in Oklaoma, dove rimarrà fino al primo giugno; poi andrà a Cincinnati nell'Ohio, quindi in altri quattro stati americani. Da questa trasferta sono stati ricavati fondi per pagare la manutenzione ordinaria di tutti e tre i corridoi degli Uffizi, che significa 600 dipinti e 200 marmi antichi. Il che vuol dire che mostre all'estero, di successo, si possono fare anche utilizzandoanche opere dei depositi... Io rispondo aggiungendo che "si devono fare". Equeste mostre sono la dimostrazione. Fermo restando che io non sono contrario alle mostre importanti dove si possono esporre opere importanti. Quando mi viene richiesta un'opera storicamente importante per la cultura figurativa occidentale, come ce ne sono tante, io sono disposto a esprimere parere favorevole per il prestito purché la mostra sia tale davvero da richiederlo. Fermo restando, come ho scritto nella lettera famosa (quella in cui Natali indicava una lista di 23 opere identitarie degli Uffizi tali da impedirne il prestito, ndr), che non è che sono 23 le opere degli Uffizi che non vanno via. In base a quali parametri valutate l'opportunità di un prestito? I pareri che la galleria è tenuta a esprimere ogni volta che un'opera delle sue raccolte viene chiesta in prestito si fondano su molteplici elementi di valutazione.Euno solo di questi basta a determinare un esito negativo della richiesta. Quindi prima di arrivare alla lista dei 23, si valutano: stato di conservazione, grandi dimensioni, unicità dell'opera nell'ambito della collezione, rarità dell'artefice, rischi nel trasporto, danno alla coerenza dell'assetto museografico vale a dire portar via un'opera dalla Tribuna, anche se non è nel novero delle 23, come un marmo antico, è un danno grave alla coerenza dell'assetto museografico. Questo elenco, stringatissimo in sé, lo è tanto più in rapporto al numero grande di capolavori che il museo esibisce e che nessuno comprende. Qualche autore? Basti pensare che dal nucleo botticelliano si sono espunte due sole opere e che di quello di Tiziano e del Caravaggio una soltanto. Niente è stato incluso Lorenzetti, Angelico, Lippi, Lorenzo Monaco, Pollaiolo, Perugino, Signorelli, Memling, Cranach, Bellini, Mantegna, Giorgione, Correggio, Andrea del Sarto, Rosso, Pontormo, Bronzino, Veronelli, Tintoretto, Rembrandt, Barocci e Tiepolo. Quindi non mi possono accusare di essere un talebano. Quello che io non ammetto, perché non mi sembra che sia logicamente ammissibile, è che si dica che "ci saranno le deroghe". Queste possono esserci alla lista di Antonio Natali che non conta niente. Ma quando si ammette che delle deroghe ci possono essere e questo vengono accettate a livello ministeriale come come si fa?. Oggi il problema è la difficile accettazione dei principii in tutti i campi. Ma la mostra attualmente in Giappone ha delle motivazioni scientifiche tali da richiedere La Venere di Urbino dipinta da Tiziano? Questa è una domanda non da fare a me, perché troppo coinvolto in questa impresa. Ma uno si può rispondere guardando il catalogo. Quella della motivazione scientifica può essere una giustificazione per indurre alla deroga? Tu parli con una persona che ha un incarico dal soprintendente ed è direttore del museo a cui però si può chiedere però soltanto un parere riguardo al prestito, poi una volta che è espresso chi mi sovrasta gerarchicamente prende la decisione assumendosene la responsabilità. Nei casi in cui questo prestito da parte mia non ha avuto parere positivo io non mi voglio pronunciare dal punto di vista critico, perché comunque rispondessi verrei criticato. Quando l'Annunciazione di Leonardo da Vinci venne prestata al Giappone, da qualcuno che conta mi fu detto: "Vorrei vedere cosa farebbe Natali se gli dessero due miliardi dando l'Annunciazione oppure "Vorrei vedere cosa farebbe Natali se dando l'Annunciazione al Louvre gli dessero la Gioconda". Non ci siamo capiti: io la Gioconda non la voglio, perché è anche mia e non la sottopongo con una richiesta, a unviaggio pericoloso come quello sull'aereo.Hannovoglia a parlare di sicurezza: questa su un aereo non c'è mai perché possono venir giù e quando succede non rimbalzano. Io non sono contrario alle mostre, sono contrario a molte mostre in cui si chiedono prestiti troppo, troppo, troppo, pericolosi, impegnativi, gravi per il museo che li concede e poi per quelle mostre in cui effettivamente non c'è costrutto. In questo momento gli Uffizi presentano diversi spazi bianchi, muri al posto di opere. Perché i prestiti non vengono rimpiazzati? Cosa rispondi a chi fa la fila per entrare, paga il biglietto e poi non trova dei capolavori? Cominciamo dall'ultima domanda. Il turista che fa il biglietto intero agli Uffizi credo che debba accendere un cero alla Madonna perché è quello che costa meno in Italia. Basta pensare che con 6 euro e 50 euro a Roma si vede l'Ara Pacis e basta; qui la stessa cifra fruttifica, è come un investimento in banca perché qui si vede il "Manuale della Storia della pittura italiana". Per quanto riguarda i prestiti, in qualche caso i vuoti li ho colmati, ma non è così facile sostituire un'opera. Tutto sommato devo dire che non mi dispiace neppure, a meno che il vuoto non sia clamoroso, così come ritengo che le opere vadano viste o nei contesti originari o nei contesti in cui queste si sono storicizzate. Io credo che le opere degli Uffizi che sono qui da decenni o da secoli è bene che si vedano agli Uffizi perché si contestualizzano anche se non è il loro contesto originario. Con la sistemazione dei Nuovi Uffizi, il nuovo condizionamento e tutto quel che serve per conservare bene un'opera, i nuovi depositi saranno il paradiso per le opere d'arte. Ottimisticamente parlando tra un mese avremo un nuovo Ministro della cultura. Se tu lo incontrassi cosa gli diresti? Prima di tutto gli chiederei di considerare la cultura a livello della qualità. Cioè cominciare a considerare la formazione delle coscienze, della sensibilità della intelligenza comeun elemento indispensabile per la vita del nostro talento. Poi direi di avere maggiore rigore anche nel campo nazionale. L'Italia deve essere una nazione come ce ne tante, cioè dove i prestiti delle opere d'arte vengono concessi col bilancino dell'orefice, ma questo non perché ci sia la necessità di essere meno generosi. Si deve sapere all'estero, che unamostra sulla pittura italiana senza l'Italia non si può fare. Non dico che bisogna farsi forti di questa situazione ma neppure essere disponibili a qualsiasi prestito quando gli altri non prestano a noi. Perché io la vivo questa situazione, gli altri non prestano a noi. Una volta perché c'è il regolamento interno che lo vieta, un'altra perché quel bene è stato vincolato dal donatore, e ancora perché quel bene, comemi ha detto il responsabile di un grande museo americano, è troppo importante. Se io dovessi valutare l'importanza delle opere che presta il mio museo,maquante opere uscirebbero dagli Uffizi? Allora io direi: maggior rigore, una maggiore consapevolezza del patrimonio, un'attenzione particolare, dimenticandosi almeno in una prima fase dell'economia e sapendo che comunquese si gestisce oculatamente, l'economia viene tenuta in conto. Nuovi Uffizi: a che punto siamo? Le cose stanno procedendo. Sono contento, ho un bellissimo rapporto con le aziende che operano qui. Un'altra storia che viene dimenticata è che questo luogo (lo scalone lorenese e il vestibolo d'ingresso, ndr) si è rifatto completamente in tremesi e senza chiudere un giorno, tutte le impalcature furono fatte dalla domenica notte al martedì mattina, il martedì mattina riaprimmo ed era già tutto a posto. Io devo tutto a queste ditte che hanno lavorato senza risparmiarsi. E qualsiasi cosa noi, come museo, abbiamo chiesto, ci hanno sempre accontentato. E il nuovo spazio per le mostretemporaneesotto la Magliabechiana? I lavori sono in corso e c'è già una bella mostra in programma. Quando? Tra circa un anno. Io l'ho chiesta come scadenza e i responsabili delle ditte non mi hanno detto di no. Hanno risposto "piacerebbe molto anche a noi". Quindi primavera 2009? Se si trattasse di quella mostra lì, potrebbe essere quello il momento buono, anche se devo avere l'ultima risposta dei curatori.
Giornale della Toscana
13 Aprile 2008
✓ Entità verificate
Intervista a Antonio Natali: non chiederei mai la Gioconda
MA
Marco Ferri
Giornale della Toscana
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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