Venezia è una città tuttora in grado di riservare sorprese positive. Solitamente appare come un luogo dove al fare si preferisce di gran lunga il dibattere, e dove il dibattito circa linvenzione dun futuro sempre più incerto verte a mo di palliativo sulla necessità o meno di impedire atte scolaresche di venire in gita annuale o sullopportunità di preferire a loro i turisti con lattina di birra. Solitamente si spera che la salvezza venga da fuori col vecchio principio del "Francia o Spagna purché se magna", sicché le Biennali vengono affidate a chiunque purché questo chiunque dimostri una appartenenza a ambiti non peninsulari e il sindaco gioisce dellarrivo di Pinault alla Punta della Dogana e dun preside dellAccademia di Francoforte, questa volta svedese (si sa che gli svedesi sono centrali al pensiero doggi), per te Arti Visive del 2009, centenario del Futurismo. Questa ultima svista è perdonabile solo dalla confusione fra Accademia di Francoforte e Scuola di Francoforte, quella per intenderci di Horkheimer, Adorno e Benjamin, grandi pensatori di tutto e quindi anche delle arti. Ebbene, nel trambusto generale vi sono per fortuna zone di silenzio operativo, laddove si agisce senza clamore e si aspetta solo di far vedere i risultati. Così è successo che, mentre il dibattito cittadino prosegue coinvolgendo anche quello regionale, che si chiede se è giusto fare come gli arabi e andare ad affittare i quadri del Louvre a 9 milioni di euro per il rilancio di Verona, altre cose avvengano, preparate nella discrezione dellefficienza. La Fondazione Cini ha inaugurato ieri i nuovi spazi espositivi realizzati con il recupero dei magazzini che affiancano il porticciolo del Circolo della Vela. Restauro eseguito con quel garbo veneziano che è diventato dagli anni di Carlo Scarpa esemplare modello e che è negato solo dalle altre commesse auliche locali alla ricerca del gran nome, possibilmente giapponese. Larchitetto veneziano della Cini ha compiuto un lavoro pulito, perfettamente in sintonia con una fabbrica preesistente che si sente essergli da sempre naturale e il percorso espositivo, dove i volumi dei muri provvisori inseriti per lesposizione dialogano elegantemente con le travi antiche, si conclude con una grande vetrata dalla quale si scorge la laguna e ta vecchia nave daddestramento dei Cini. Il piano per lo sviluppo successivo dellisola di San Giorgio è fortemente motivato dalla voglia di dare vita ad un polo concreto per lesposizione e per lo studio, con un grande campus aperto alla ricerca internazionale. Costo delloperazione futura: 8 milioni di euro. E meglio linvestimento stabile o leffimero delle mostre? Lo vedremo fra pochissimo. E intanto la Fondazione apre a San Giorgio con una mostra realmente bella che non si potrebbe definire che politicamente scorretta, poiché non soddisfa nessun gruppo finanziario o mercantile globale e lartista non ha nulla di esotico, anzi sarebbe secondo gli standard del chic attuate, un intollerabile indigeno. Giuseppe Santomaso appare in tutta la eccellente qualità dun suo percorso che, essendo intimamente veneziano, riesce ad essere dinteresse mondiale in base a quel vecchio detto francese: on est quelquun quand on est de quelque part. In lui si ritrova la linea di passaggio, quella seguita da molti suoi colleghi come Caporossi o Birolli, che portò, dalla figurazione materica degli anni quaranta, inesorabilmente verso lastrazione estetica degli anni cinquanta e verso il gioco delle materia dei due decenni successivi, sempre con la perfezione della qualità formate combinata ad una naturale passione cromatica. Forse non è ancora ora di gettare definitivamente la spugna.
VENEZIA - AGORA'-MEGLIO INVESTIMENTI STABILI O MOSTRE EFFIMERE?
Venezia è una città che continua a sorprendere positivamente. La città è spesso associata al dibattito e al dibattito sulla necessità di impedire le gite scolastiche annuali o di preferire i turisti con la lattina di birra. La città spera che la salvezza venga da fuori, con il vecchio principio "Francia o Spagna purché si mangia". Le Biennali vengono affidate a chiunque dimostri una appartenenza a ambiti non peninsulari. La Fondazione Cini ha inaugurato i nuovi spazi espositivi realizzati con il recupero dei magazzini che affiancano il porticciolo del Circolo della Vela. Il restauro è stato eseguito con garbo veneziano e si sente naturale.
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