Torino e il Piemonte sono «capiscuola» della prevenzione incendi nei musei. Tutti sono dotati di impianti a norma. Ma scarseggia il personale di vigilanza. I musei privati non hanno problemi a dotarsene, compresi lEgizio e la Reggia di Venaria, partecipati da privati. Il direttore della reggia di Versailles si è congratulato con la dirigenza di Venaria per lefficienza dei suoi apparati di sicurezza. Mentre il museo civico di Palazzo Madama si segnala per la ferrea organizzazione. Sono i musei statali che hanno più sofferenze. Schierano la metà degli addetti alla sicurezza necessari. In Piemonte sono 161, contro un fabbisogno di 300. I Soprintendenti da anni chiedono rinforzi, ma Roma sembra non ascoltare. Nel frattempo Torino continua a fare il suo dovere. Tutti i musei aperti sono in regola. Quelli che non lo sono stanno adeguando gli impianti, come fa il Museo del Risorgimento. Qui laureo emiciclo del Parlamento Subalpino è infine al sicuro. Non lo era del tutto. Cerano già sensori antifumo. Ma ora è stato installato un impianto a gas, che annichilisce sul nascere le fiamme. Anche la superba sala dei Mappamondi, orgoglio dellAccademia delle Scienze, e messa in piena sicurezza da opere analoghe. Al Museo di Artiglieria il Comune installerà impianti modernissimi. «Torino è in prima fila nella lotta agli incendi nei musei», assicura Daniele Lupo Jallà, quale presidente italiano dell«International Council of Museums». «E stata temprata dal rogo del cinema Statuto del 1983. Da allora, grazie alla severa competenza dei vigili del fuoco e a una sviluppata coscienza sociale, ha messo in sicurezza tutti i musei. In più le capacità professionali presenti a Torino hanno contribuito alla stesura dei manuali di prevenzione prodotti dal ministero dellInterno, considerati testi di riferimento mondiale». Proprio il Castello di Moncalieri, offeso otto giorni fa dal fuoco, ha un primato: «Qui - ricorda il Soprintendente Francesco Pernice - nel 1991 fu installata per la prima volta in Italia una centrale di controllo delle emergenze che da sola monitora il corretto funzionamento degli impianti di sicurezza». Nonostante tanta cura alcuni incendi si sono manifestati lo stesso. «Nellultimo triennio vi sono stati focolai dincendio nel laboratorio fotografico del Museo Egizio, nel gabinetto cinese di Palazzo Madama, due casi al Museo Archeologico. Tutti sono stati estinti sul nascere. Succede quando alle tecnologie si affianca personale adeguato e ben formato. E la risorsa vincente, ma non abbonda». Lo afferma lingegnere Giovanni Lo Cigno, che ha lavorato per la sicurezza della maggioranza dei musei torinesi. «E così» conferma Jallà. «Il personale presente nei musei è preparato allemergenza, ma non ce nè a sufficienza nei posti giusti. Un allarme è utile solo a condizioni che attivi una rapida risposta». «In Piemonte - interviene Pernice - la mia Soprintendenza dispone di 96 addetti alla vigilanza. Ne servirebbero 170. Nei Palazzi Reale e Chiablese, nelle residenze di Agliè, Racconigi, al forte di Gavi cè la metà del personale necessario, a Vezzolano e San Benigno solo custodi». E al Castello di Moncalieri? «Cè un vigilante. Ne servirebbero almeno cinque per gli appartamenti reali. Al resto devono pensare i carabinieri, che qui hanno il loro primo battaglione». Analogo discorso giunge dalla Soprintendenza guidata da Carlenrica Spantigati, responsabile di Armeria Reale, Galleria Sabauda e di Villa della Regina. Dispone di 65 addetti. Ne servirebbero 170.