Lo cambierà. O almeno, questa è la disponibilità dimostrata al suo compagno di partito, Ferdinando Adornato, presidente forzista della commissione Cultura alla Camera, che ha chiesto al ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, di modificare il testo del decreto di riforma della Biennale nei punti più critici. Il passo è il risultato più concreto della trasferta romana del presidente della Biennale martedì e di sindaco e presidente della Provincia ieri, compresa una lettera firmata Giancarlo Galan spedita da San Pietroburgo e letta, sempre ieri, davanti ai componenti della commissione Cultura alla Camera. Nel parere finale che sta preparando per la votazione della prossima settimana il presidente ha accolto molti dei dubbi e delle proposte portate, con un'efficace trasversalità, da amministratori, parlamentari di maggioranza e opposizione, sindacati. Il primo punto è la sostituzione della contestatissima Consulta con un coordinamento ministeriale e un Consiglio scientifico composto non da enti ma da direttori e presidente della Biennale, insieme a personalità esterne all'ente. «In questo casoha detto Adornato c'era una chiamata all'assunzione di responsabilità per creare un clima condiviso con l'obiettivo di far funzionare la Biennale. Non ho faticato troppo per raggiungere l'obiettivo perché ho trovato il ministro Urbani attento e capace di ascoltare le obiezioni sollevate da più parti». Sparirà dal testo di Adornato anche il passaggio del decreto che prevedeva un collegio per ciascuna sezione della Biennale: il responsabile sarà un direttore che potrà avvalersi di consulenti, ma che sarà l'unico responsabile. E naturalmente non ci sarà traccia del potere d'indirizzo del ministero sugli atti della Biennale. L'intesa con l'opposizione c'è, ma restano dei nodi da sciogliere, come quello della presenza dei privati nella fondazione. Tasto sul quale tutti Bernabè, Busatto, Costa e Galanhanno battuto: «Autonomia e indipendenza scrive Galansignificano che nel consiglio d'amministrazione della futura Fondazione non possono sedere dei privati i cui interessi possono confliggere con alcuni settori della Biennale stessa. Qui occorre essere chiari ed espliciti: del consiglio d'amministrazione non possono far parte produttori o enti o società produttrici di cinema, né galleristi o collezionisti d'arte o musei». Martedì Bernabè aveva fatto riferimento alla proposta, avanzata più di un anno fa, di legare la Biennale a una fondazione bancaria locale quella della Cassa di risparmio di Venezia idea che non aveva avuto seguito, ma sulla quale è tornato Costa: «Sìa chiaro: nessuna obiezioneha spiegato il sindaco al fatto che la Biennale riformata trovi, attraverso questo "apparentamento", le risorse per sostenere le proprie attività. Da sindaco, però, ho ripetuto che il partner individuato non può essere una Fondazione bancaria locale già impegnata a finanziare attività culturali cittadine. Per un ente di valenza nazionale si cerchi una partnership nazionale. In una parola: per la nuova Biennale servono soldi nuovi, perché non si corra il rischio che siano tutte assorbite dalla Biennale di domani le risorse che oggi sostengono il sistema culturale veneziano». Il concetto attorno cui gira tutto è quello dei soldi: la Biennale vuole conservare l'autonomia, aprendosi ai privati. «La soluzione è graduare la presenza dei privati nel consiglio d'amministrazione dice il presidente delia Provincia Busattoaltrimenti è chiaro che il privato se dà i finanziamento, poi voglia contare di più». Una soluzione la sta studiando la commissione Cultura, che nel nuovo testo potrebbe prevedere il limite di due membri privati del consiglio d'amministrazione con una percentuale di non più del 25 per cento. «E' l'unico modo dice Andrea Martella, parlamentare Dsse tre privati, infatti, si alleano con un membro «istituzionale» rischiano di fare il bello e il cattivo tempo, come è successo con la Save. Noi proporremo l'assemblea di soci privati tra i quali scegliere i soci che potranno stare in consiglio». Quanto all'apertura di Adornato, Martella è cauto: «Quello di oggi è un passo avanti importante e che raccoglie le nostre indicazioni dice tuttavia ci si muove in una logica di riduzione del danno, si eliminano cioè dal decreto elementi inaccettabili per l'autonomia della Biennale, ma non si affrontano i temi strutturali che riguardano la sua patrimonializzazione e la possibilità, con una disciplina organica, di attrarre nuove risorse dai privati».