Il presidente della Regione all'inaugurazione della rassegna su Santomaso, alla Fondazione Cini, attacca la politica culturale scaligera Il sindaco Tosi: «Abbiamo portato Michelangelo, Goya e Rubens, Venezia voleva imporci la biennale del cibo» Venezia Formalmente quella di ieri mattina a San Giorgio, nei nuovi spazi espositivi della Fondazione Cini, era l'inaugurazione della grande mostra dedicata a Giuseppe Santomaso, con le autorità - il presidente della Fondazione Giovanni Bazoli, il curatore della mostra Nico Stringa, il presidente della Regione Giancarlo Galan con figlioletta al braccio, l'assessora del comune Mara Rumitz al posto del sindaco Massimo Cacciari, sempre in freddo con San Giorgio - e poi un pubblico da grandi occasioni (oltre 600 persone), i complimenti e i brindisi. In realtà a partire dall'occasione, e sempre nel nome della cultura, si è assaggiato un pepato antipasto della resa dei conti che dopo le elezioni andrà in scena fra la Regione e il Comune di Verona, tra Forza Italia e Lega: con Marco Goldin nella scomoda posizione di terzo incomodo. Sì, perchè dopo gli interventi di Bazoli e Stringa, Giancarlo Galan - depositata la figlia - ha tenuto un discorso in cui non si è limitato a lodare «l'affascinante mostra, dedicata ad uno dei maggiori esponenti dell'avanguardia pittorica del ventesimo secolo», e a valorizzare «i nuovi spazi espositivi di un'isola che da oltre mezzo secolo significa in Italia e nel mondo cultura, cultura vera», ma ha preso di petto duramente le grandi esposizioni che il curatore trevigiano sta predisponendo per Verona. «Alla Regione non interessano interventi occasionali, effimeri, costruiti per essere commercializzati quali specchietti per le allodole - ha detto Galan - Noi crediamo nel primato del progetto e del metodo, progetto e metodo che oggi ci appaiono in tutto il loro valore qui, in questi luoghi. Prima di tutto a contare devono essere progetto e metodo, anche in campo culturale, e poi il rispetto di autentiche competenze scientifiche. Per noi non c'è altra strada, ed è per questo motivo che la Regione, nel corso dei decenni, si è ritrovata molte volte al fianco della Fondazione Cini o della Fondazione Guggenheim o della Fondazione Querini Stampalia». A quel punto il governatore ha ricordato quando la Regione, nel 1980, acquistò la Rocca e del Castello di Monselice, «cuore del mitico mecenatismo di Vittorio Cini», ed ha citato i centenari veneti il cui l'ente pubblico è o è stato direttamente coinvolto, da Santomaso a Scarpa, da Viani a Goldoni, da Andrea Palladio a Rodolfo Pallucchini. Ma ormai l'attenzione era rivolta verso Verona, da dove la replica del sindaco Flavio Tosi non si è fatta attendere. «Il Presidente Galan è esperto di esche da pesca ma non di quelle da caccia - ha ironizzato l'esponente leghista - Forse per questo cade nell'errore di ritenere che i progetti culturali di Verona siano specchietti per le allodole e di criticarli prima ancora di averli visti. A Verona forse siamo un po' plebei e pensiamo che la cultura non debba necessariamente essere riservata a un'esigua élite; per questo ci piacerebbe far vedere specchietti per le allodole del Louvre come Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, El Greco, Goya, Rubens, Rembrandt, Velazquez e così via anche ai cittadini veronesi, veneti, del resto d'Italia e non solo, che non hanno la possibilità di andare a Parigi per vederlio». Poi l'affondo: «E' strano che eventi simili non siano stati oggetto di critiche della Regione quando si svolgevano a Treviso e che le attenzioni critiche di Palazzo Balbi in tema di politica culturale si volgano sempre su Verona, almeno da quando c'è questa amministrazione, mentre l'occhio veneziano era sempre stato benevolo sui brillanti insuccessi dell'era Zanotto. Io invece, che amo la caccia, gli specchietti per le allodole li riconosco benissimo: per questo ho preferito il Louvre a un progetto suggerito da Venezia che proponeva, come eventi culturali per Verona, gare di equitazione (dressage) nell'Anfiteatro Romano, biennali del cibo e serate rievocative in omaggio a Walter Chiari. Ho pensato: qualcuno sbaglia, come per le elezioni del 2002». Quando Galan, chiosano in Comune, per imporre il suo uomo Pierluigi Bolla perse la città. La puntata successiva è un comunicato in cui Galan esorta Verona ad «andare oltre i fuochi d'artificio», ma soprattutto presenta i conti: «Chiedo quali soldi nel bilancio del Comune sono stati riservati al Museo di Castelvecchio, alla Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea, al Museo Lapidario, al Teatro Romano, e a tutto il resto di quello straordinario patrimonio d'arte e cultura fatto di chiese, palazzi, case e giardini, che dovrebbero fare di Verona il centro di un autentico quadrante europeo della cultura» (troppo pochi, sottinteso, 300mila euro all'anno per l'Arena, mentre la Regione ne sborsa 2 milioni e mezzo). Quanto al «progetto culturale cui forse si riferisce il sindaco di Verona», Galan ricorda che «vi avevano lavorato intellettuali di grande prestigio (...) quali Philippe Daverio, Vittorio Bo, Davide Paolini e Tatti Sanguineti». Esso prevedeva l'organizzazione del "Goethe Festival" «con l'allestimento di grandi mostre dedicate alle avanguardie storiche del '900 europeo, concerti, spettacoli teatrali. Eventi - aggiunge Galan - che si sarebbero estesi dal campo museale alle fantastiche gare di equitazione che si sarebbero potute tenere in Arena, così come avviene in altri luoghi d'Europa, per esempio ad Arles». Finita qui? Neanche per idea: replica bis di Tosi in serata, per chiedere se Galan parla di ippica o di "vera cultura", avvertire che Verona attende «per Castelvecchio i finanziamenti che qualcuno ventilava di concederci per le serate in memoria di Walter Chiari», aggiungere che è offensivo definire «fuochi d'artificio» opere insigni dell'arte mondiale, e accusare Venezia di voler calare dall'alto una sua politica culturale, «dimenticando che i veronesi hanno un sindaco, una giunta e un consiglio comunale». Cosa ci sia dietro, e soprattutto cosa si prepara, è presto detto: la Regione, oltre alle mostre di Goldin, non ha gradito soprattutto l'allontanamento del sovrintendente Orazi dall'Arena, per sostituirlo col fedelissimo di Tosi Francesco Girondini. «Ne parleremo dopo il voto», ha avvertito Galan. Per dire che non intende assicurare altri finanziamenti senza precise garanzie. Verona, dal canto suo, ammonisce che la giunta regionale ha bisogno della Lega per andare avanti. Ve l'avevamo detto che quello di ieri a San Giorgio era solo un antipasto...
VERONA: Louvre a Verona, anche Galan contro Goldin
Il presidente della Regione Giancarlo Galan ha attaccato la politica culturale scaligera durante l'inaugurazione della mostra su Giuseppe Santomaso alla Fondazione Cini. Ha criticato il sindaco di Verona Flavio Tosi e ha detto che la Regione non si interessa a progetti culturali occasionali e commerciali. Ha anche criticato la Fondazione Cini per aver proposto un progetto culturale per Verona che prevedeva gare di equitazione e serate rievocative in omaggio a Walter Chiari. Galan ha affermato che la Regione non intende assicurare altri finanziamenti senza precise garanzie e ha ammonito Verona a non dipendere dalla Lega per andare avanti.
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