La riforma di Urbani fa marcia indietro. Nella Biennale del prossimo futuro, sparisce la Consulta di enti "impiccioni" sostituita da un Comitato scientifico di alte personalità della culturail direttore di settore uno e trino, il potere di indirizzo del ministro sull'attività dell'ente. La grande mobilitazione del mondo della cultura e delle stesse forze politiche di sinistra e di destra oltre che la campagna sostenuta dalla stampa, a cominciare da questo giornale ha prodotto il risultato di costringere il ministro a riscrivere il suo decreto, anche se ombre permangono ancora sul ruolo dei privati e il patrimonio della nuova fondazione (ne riferiamo a parte). A sancire il dietro-front del ministro è stato ieri nella Commissione Cultura della Camera che sta esaminando il decreto il relatore e presidente Ferdinando Adornato, di Forza Italia come lo stesso Urbani. Si puntava sottolinea Adornato a «creare un clima condiviso con l'obiettivo di far funzionare la Biennale. Devo dire che non ho faticato troppo per raggiungere l'obiettivo, perché ho trovato il ministro Urbani attento e capace di ascoltare le obiezioni sollevate da più parti». Le modifiche proposte da Adornato e su cui la maggioranza ha già espresso il proprio appoggio eliminano, innanzi tutto, l'idea della Consulta all'interno della Biennale. Il coordinamento tra enti avverrà invece solo a livello ministeriale. Il Comitato scientifico che prenderà il posto della contestata Consulta, all'interno della Biennale oltre al presidente e ai direttori di settore, vedrà la presenza di personalità di vaglia scelte dallo stesso Consiglio di amministrazione e avrà compiti di indirizzo e consulenza. Sparisce anche la possibilità di nominare un collegio di tre direttori per manifestazione. Il direttore come adesso sarà uno solo.. «Queste modifiche - ha osservato Adornato - rispondono alle obiezioni di quanti paventavano che l'autonomia della Biennale fosse lesa». Martedì 19 la commissione voterà il parere al decreto legislativo, e spetterà poi alla Bi-cameralina sulla riforma amministrativa l'ultima parola; ma il fatto che le modifiche abbiano avuto il beneplacito di Urbani, induce Adornato ad affermare che esse possono essere considerate come definitive. «Si tratta di un passo avanti importante sottolinea l'onorevole Andrea Martella, dei Ds e che raccoglie le nostre indicazioni. Tuttavia ci si muove in una logica di riduzione del danno, si eliminano cioè dal decreto elementi inaccettabili per l'autonomia della Biennale, ma non si affrontano i temi strutturali che riguardano la sua patrimonializzazione e la possibilità, con una disciplina organica, di attrarre nuove risorse dai privati. La via maestra sarebbe il ritiro del decreto, ma se non è cosi queste modifiche devono essere assunte come vincolanti da parte del ministro, del quale chiediamo la presenza in commissione il giorno in cui voteremo il parere, perché dichiari di accettarle». Ieri intanto la Commissione ha ascoltato anche i pareri del sindaco di Venezia e vicepresidente della Biennale Paolo Costa, del presidente della Provincia Luigino Busatto e ha letto una lettere inviata dal presidente della Regione Giancarlo Galan. Costa, chiedendo le modifiche del decreto poi in parte accolte, sottolinea di aver portato «a Roma la voce della città di Venezia, che è tutta schierata in difesa dell' autonomia culturale della Biennale e della sua venezianità». Sulla stessa linea il presidente della Provincia Busatto. Così anche Galan, che sottolinea l'esigenza di nominare al più presto il direttore della Mostra del Cinema il 22 in programma da parte del Consiglio della Biennale, con la scelta di Moritz de Hadeln e di riconfermare anche quelli già nominati, anche dopo la decadenza dell'attuale Consiglio, con la riforma Urbani.