Torre Annunziata. Un appello che Don Pasquale Paduano, dalla parrocchia dello Spirito Santo, meglio conosciuta come chiesa del Carmine, rivolge alle istituzioni. La struttura di proprietà comunale, simbolo storico di Torre Annunziata, in corso Vittorio Emanuele III, è andata incontro con il trascorrere degli anni a un lento deterioramento. La chiesa, riaperta nel duemila dopo venti anni di chiusura a causa del terremoto del 1980, malgrado lavori di ristrutturazione effettuati con una spesa pari ad un miliardo delle vecchie lire, presenta ancora gravi problemi. Infiltrazioni d'acqua che hanno rovinato i bellissimi affreschi, colonne delle navate consumate dal tempo e dall'incuria che si sbriciolano sotto il peso dell'umidità. Caduta di pezzi di intonaco dalla cupola e dalla navata centrale tanto che due anni fa il comune fu costretto ad intervenire installando una rete di protezione sul soffitto. Mancanza totale di manutenzione. Una struttura fatiscente nella quale i fedeli sono costretti ad assistere alle celebrazioni liturgiche con il timore di essere colpiti da calcinacci: «Questa parrocchia - dice Don Pasquale - è oggi la cartolina della città. Il sindaco? ha cercato di intervenire ma trova intoppi burocratici. Il Santuario è infatti sotto il vincolo della Sovrintendenza ai beni culturali, per cui ogni intervento necessita di autorizzazioni. Se si continuerà di questo passo però - continua - questo monumento di Torre Annunziata diventerà irriconoscibile, e perderemo tutti gli affreschi. Io, oltre alla pulizia non posso provvedere ad altro. La soluzione? piccoli interventi mirati. Risolvere un problema alla volta». «Siamo a conoscenza del problema del Santuario dello Spirito Santo - ha detto il sindaco Giosuè Starita - e siamo in attesa di ricevere il finanziamento regionale di 500mila euro, già approvato». «In effetti - dice l'assessore ai Lavori pubblici Michele Cuomo - quella struttura cade a pezzi nonostante nel periodo post terremoto sia stato speso un miliardo delle vecchie lire con finanziamenti della legge 319. Un intervento che fu fatto per ridurre il rischio di caduta di calcinacci. Il restauro? Per una struttura del genere bisognerebbe far coesistere vecchie e nuove tecniche di lavorazione. Occorrerebbero non meno di cinque milioni di euro. Dovremmo chiedere un finanziamento al ministero per i Beni culturali».