Il caso A Venezia una mostra sugli ultimi 40 anni di pittura. Il curatore: i nostri talenti abbandonati Patella: ci trattano meglio allestero. Ontani: snobbati dai musei "La mostra sarà anche un atto di accusa contro il sistema culturale italiano, che ha spesso lasciati soli i suoi talenti. Un sistema che magari spende milioni di euro per portarci gli impressionisti, ma non sa valorizzare i propri artisti». Francesco Bonami, due giorni fa, ha presentato a Milano la futura mostra veneziana «Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008», che aprirà a Palazzo Grassi il 27 settembre per chiudere l8 gennaio 2009. Sarà il frutto di una collaborazione tra Palazzo Grassi, il Museum of Contemporary Art di Chicago e la fondazione di Francois Pinault. Proprio il patron di Palazzo Grassi aveva promesso di allestire presto un omaggio allarte «made in Italy» dopo il suo trionfale approdo veneziano. Cè chi ha ribattezzato lappuntamento con uno slogan, «da Guttuso a Cattelan». Saranno ospitati in 102, tra vivi e morti, in un gioco di contrappassi tra diverse generazioni e poetiche molto lontane tra loro: ci saranno i due già citati Guttuso e Cattelan e poi Vanessa Beecroft, Alighiero Boetti, Mario Ceroli, Giorgio de Chirico, Enzo Cucchi e Sandro Chia, Lucio Fontana e Gastone Novelli, Marinella Senatore e Micol Assael, Gino De Dominicis e Jannis Kounellis, per citarne alcuni a caso e senza criterio. Bonami intanto ha avviato la macchina di una poderosa polemica culturale: la mostra veneziana come rivendicazione allarte italiana di uno spazio e di unattenzione sottratti da chi ha detenuto nel dopoguerra il potere culturale. E dopo la conferenza stampa, col Corriere della Sera rincara la dose: «Cè stata molta, molta disattenzione verso gli artisti». Ma nel dopoguerra, Bonami, la cultura è stata un terreno controllato dalla sinistra... «Verissimo. E proprio la cultura di sinistra ha danneggiato la crescita del complessivo sistema culturale italiano. Penso ai tanti artisti dellavanguardia dediti alla ricerca più coraggiosa, quasi accusati di "attività controrivoluzionaria". A tanta letteratura bandita. Tutto ciò ha provocato un oggettivo ritardo». Ma torniamo allaccusa di fondo. E diamo la parola agli artisti. Dice Luigi Ontani: «Lindifferenza dei funzionari italiani equivale allo sciovinismo dellarte americana. Qui nessuno ti segue, lì se non vivi negli Usa non esisti». Laccusa di Ontani va nel solco di Bonami: «Quando parlo di funzionari, intendo studiosi e direttori di musei nazionali. Vengono da noi artisti, quindi anche da me, ammirano, hanno laria di chi capisce perché sono anche dotti... Ma poi non riescono a concretizzare il tutto. Per esempio in una mostra. Io per esempio non ho mai esposto a Roma in un museo. Gli stessi guai capitarono a Burri. A de Chirico». E i politici? I ministri del settore come Veltroni o Rutelli? «Non so di chi lei parli. Mai incontrati. Mai conosciuti». Si chiamerà «Ascolto» (un neon alto un metro e ottanta, blu notte) lopera del 2002 che Liliana Moro esporrà a «Italics». Dice proprio la Moro: «Per larte contemporanea in Italia cè immensa disattenzione. E fatalmente gli artisti si sentono lasciati soli, senza un sistema di riferimento. Pensiamo a una grande città europea come Milano, ancora priva di un suo museo di arte contemporanea. È possibile tutto questo, mentre in Francia anche piccoli musei di provincia hanno una effervescente politica di acquisizioni?». La voce calda ed elegante di un altro artista come Luca Maria Patella regala un giudizio durissimo: «Ha ragione Bonami, gli artisti italiani non sono mai stati aiutati dal sistema culturale. Siamo stati lasciati... bradi». Un esempio? «La cecità di quel sistema è impressionante. Eppure siamo la patria dei grandi futuristi, di de Chirico... Io ho puntato sul mio talento e quando espongo allestero vengo trattato con tutti i riguardi. Ma sono stato io, da solo, a organizzare per esempio limportante rassegna ad Anversa. Debbo tutto alla mia intelligenza. Nulla al sistema, alle strutture, a chi avrebbe "il potere di..."». Patella è nato nel 1934 eppure concorda con un pirotecnico esponente delle ultimissime generazioni come Patrick Tuttofuoco, 33 anni appena compiuti, che a Venezia esporrà un «ambiente» che riproduce le atmosfere di un viaggio tra il Vietnam e la Cambogia: «Disgraziatamente ha ragione Bonami. Mancando in Italia un funzionale sistema di musei capaci di attirare il normale pubblico verso larte contemporanea, gli artisti devono appoggiarsi alle gallerie prívate e quindi spostarsi sempre più verso le esigenze del mercato». La ragione, Tuttofuoco? «La differente velocità tra i ritmi della contemporaneità e la capacità di analisi e, comprensione del nostro sistema culturale. A Londra i tassisti parlano di arte contemporanea come di cinema. In Germania anche il centro più piccolo ha un luogo dove esporre artisti giovani, che così si inseriscono in un adeguato circuito. Da noi niente. E quando un italiano varca la frontiera per esporre allestero avverte subito la vastità di quel buco nero». Lappuntamento Levento a settembre a Palazzo Grassi. Francesco Bonami: sarà un atto daccusa contro il sistema culturale