Altro che mattone e listini azionari: nel 2007 a vincere è stato chi ha scelto larte per investire. Peccato che lItalia, il Paese museo, il giro daffari che lo scorso anno ha raggiunto i 43 miliardi labbia solo assaggiato, sfiorando appena il 3 del mercato globale. Tanto che molti artisti, collezionisti, investitori del Belpaese sono costretti sempre più a far le valigie ed espatriare. È intrecciando due serie di dati che emergono i paradossi del mercato dellarte italiano. I primi li fornisce Nomisma, con il suo «Laboratorio sul commercio di beni artistici». E sono numeri incoraggianti. Il 2007, anzitutto, è stato un buon anno per larte moderna e contemporanea: prezzi e scambi sono cresciuti e gli operatori sono ottimisti anche per i prossimi mesi, soprattutto per gli artisti delle cosiddette avanguardie storiche e la fotografia. Acquistare arte, daltra parte, si sta rivelando un buon investimento, con rivalutazioni dei prezzi migliori, nei primi 9 mesi 2007, anche dellinvestimento in case usate o in Borsa. I prezzi medi di opere di arte moderna e contemporanea sono cresciuti, sia nella minor qualità raggiungendo i 3.703 euro (4,2), sia nella maggior qualità portandosi a 53.989 euro (5,8). Anche il valore più compravenduto si è innalzato arrivando a 27.325 euro, 9. Merito in parte del fatto che letà media dei nuovi acquirenti sta scendendo (3045 anni) e che il mercato si sta strutturando. È un mercato che in Italia nel suo complesso (con moderno e antico, pittura, ma anche grafica, scultura, mobili e oggettistica, importazioni ed esportazioni) ha superato gli 1,8 miliardi di euro. Una china positiva poiché lo sviluppo della filiera economica dei beni culturali potrebbe caratterizzare «un nuovo rilancio». Dallaltro lato, tuttavia, la grande ripresa del mercato mondiale - le vendite, dal 2002 al 2006, sono aumentate del 95 - ha lasciato lItalia ai margini con un irrisorio 3 del fatturato. Secondo unanalisi curata da Claire McAndrew, economista irlandese specializzata nel comparto, per conto di Tefal, la fondazione che gestisce la Fiera di Maastricht appena conclusa, in Europa le 44mila imprese del ramo tra mercanti darte, galleristi, antiquari e case dasta, hanno raggiunto con 220mila addetti un giro daffari di 19,2 miliardi, con una crescita del 70 rispetto al 2002. Ebbene, lItalia conta appena 549 imprese con 3.235 addetti censiti nel 2007 e ha arrancato lo scorso anno intorno agli 1,2 miliardi complessivi a fronte dei 2,7 della Francia e agli 11,5 della Gran Bretagna. «Bisogna ripartire dai giovani talenti - sostiene Nicola Loi, gallerista da oltre trentanni, fondatore dello Studio Copenico e profondo conoscitore della scultura contemporanea - andandoli a cercare e dando loro uno spazio dincontro con la grande tradizione artigiana italiana, anchessa, purtroppo, a rischio estinzione». Loi - che ha lavorato con i più grandi scultori italiani, da Messina a Pomodoro, daVangi a Marino Marini - sta cercando di percorrere, realizzando tra laltro un sogno personale, due strade inedite per rilanciare la scultura in Italia. La prima è un luogo, Materima, «galleria-laboratorio-progetto» che si estende per oltre ventimila metri quadri nel comune di Casalbeltrame, allinterno delloasi naturalistica del Parco delle Lame di Sesia (Novara). La nuova sede è nata dallattenta ristrutturazione di un tipico cascinale piemontese ed è pensata per fornire allartista i mezzi e le conoscenze per realizzare le opere, dallaiuto di artigiani per gli ingrandimenti e la formatura dei modelli a una fonderia, da laboratori per la lavorazione del marmo e della ceramica a una calcografia. La seconda strada percorsa da Loi è Artheneum, un fondo dinvestimento nelle arti plastiche, unico in Europa e forse al mondo. «Ci stanno guardando dallestero per queste due iniziative - dice Loi -, soprattutto dagli Usa e dallAsia». Un gruppo di industriali e finanzieri coreani ha appena acquistato due grandi opere di Vangi, Agorà e Percorso (nella foto un particolare di Agorà) intorno alle quali modellare due parchi a Seul.