DAL TEATRO ALLA POLITICA. Il regista e produttore ha illustrato i programmi del centrodestra per il settore Luca Barbareschi, candidato nel Pdl, al Nuovo illustra la propria ricetta «Nasca una rete per gli spettacoli nelle arene e negli antichi teatri italiani» Allargare gli orizzonti e guardare all'esempio di Las Vegas Spara a zero, l'attore e candidato del Pdl Luca Barbareschi, contro «la sinistra che monopolizza la cultura, l'arte e lo spettacolo, ma non crea nulla di nuovo». E lancia la sua proposta per fare di quei settori un terreno di sviluppo: «Bisogna investire denaro, innovare, inventare, ma con cultura imprenditoriale, sfruttando le eccellenze storiche e culturali del nostro Paese. Senza però farne solo un museo e smettendola di considerare lo Stato una mammella da succhiare e basta». La mostra di Goldin in Gran Guardia con le opere del Louvre? Prudenza, lascia intendere. Come dire: se ci sono i soldi e il progetto quadra, avanti. Altrimenti...E davanti ha l'assessore alla cultura, Mimma Perbellini, che fa della futura mostra il banco di prova per il decollo della città sul fronte culturale. Barbareschi, 52 anni, attore, regista, produttore e sceneggiatore, candidato alla Camera per il Popolo della Libertà in Sardegna, ha illustrato ieri al foyer del Teatro Nuovo i programmi del centrodestra per la cultura e l'arte, che a suo dire devono procedere a braccetto con il turismo. RIGORE. A introdurre Barbareschi il veronese Gianmarco Mazzi, manager di spettacolo e pure candidato del Pdl, che denuncia «l'inspiegabile dissesto economico della Fondazione Arena, gestita male, la prova che nel nostro Paese su arte, cultura e turismo non si fa marketing e non si impiegano rigorosi criteri economici», spiega Mazzi, dopo il coordinatore regionale di Alleanza nazionale e deputato Alberto Giorgetti, ricandidato del Pdl. Barbareschi va al sodo: «Per troppo tempo sovrintendenti e amministratori hanno giocato sui budget. Ma non è detto che un cantante lirico debba guadagnare come Bill Gates», spiega. «Nell'Est ci sono ottimi professionisti che si esibiscono per pochi soldi. Solo che in quei Paesi ci sono scuole d'arte e spettacolo di eccellenza, le nostre sono superate». PENSARE IN GRANDE. Barbareschi invita Verona e l'Italia a superare gli orticelli. Primo: «Attivare scuole di eccellenza, coltivare talenti che poi se saranno validi sfonderanno altrimenti no, perché l'arte non è democratica. La Scala fu gestita da un certo Ricordi che fra l'altro ha fatto sfondare talenti come Rossini e Bellini». Secondo: «Perché, invece di avere uno spettacolo che nasce e muore in un teatro, non creare due, tre spettacoli lirici o teatrali di grande qualità, anche esportabili all'estero, e non rappresentarli in tutte le arene e i teatri greco-romani italiani?». Terzo: «Creare infrastrutture logistiche, allargare gli orizzonti, sfruttare le bellezze del nostro territorio, che nessuno ha, e farle interagire con l'arte e la cultura». Barbareschi cita l'esempio di Las Vegas, «che da città del gioco e della prostituzione è divenuta oggi meta di turisti e famiglie che vanno ad ascoltare concerti e visitare mostre, a trascorrere le vacanze. Ma là hanno investito 600 milioni di dollari, che in un anno e mezzo hanno prodotto utili. E il modello è stato esportato a Makau, in Cina, e presto sorgerà Makau 2». Barbareschi invita quindi i Comuni ad aprirsi, a mettersi insieme per avere più soldi e organizzare eventi di qualità, per residenti e per i turisti. Ma la sinfonia resta una: chi «vende» cultura deve sapere anche far di conto.