Ledificio scoperto nel Parco. Cè ancora da scavare. Ma i fondi sono finiti. La Soprintendenza: "Meglio ricoprire" "Il pavimento con i mostri marini va protetto da vandali e tombaroli" UN Amorino che cavalca un delfino, un toro che si trasforma in sirena, una Nereide a cavalcioni di un cavallo marino. Natura e miti si confondono nel mare della classicità. Ma prendono contorni esatti nelle mani del bravo mosaicista detà adrianea che lha realizzati con maestria. E che gli archeologi della Soprintendenza di Roma hanno riportato alla luce liberando il pavimento da tonnellate di terra. Mista però a rifiuti. Sì, perché il prezioso mosaico scoperto in queste settimane nel parco di Veio da tre archeologi di una cooperativa (Mario Sbarra, Gilberto Pagani e Adriano Averino), coordinati dallarcheologa della Soprintendenza Paola Quaranta, non era sepolto solo dalle stratificazioni della storia. Bensì sommerso da tonnellate di calcinacci, di piastrelle sbeccate, di gabinetti rotti, di una discarica abusiva, a cielo aperto e in continuo accrescimento. La stessa danza marina ritorna in un mosaico alle terme di Nettuno a Ostia. E anche qui appartiene, forse, a un impianto termale di una stazione di posta (siamo non lontani da un antico percorso viario). Gli ambienti riportati alla luce di questo edificio pubblico dalla lunga vita (sulle strutture di metà II e inizi III secolo d. C., nellalto medioevo vennero costruiti pavimenti e altre stanze), sono sei in tutto. Sei sale per adesso. Ma, forse, per sempre. Infatti, gli altri ambienti di questo luogo di sosta e ristoro per viandanti affaticati (già spogliato dai tombaroli nei secoli passati), giace sotto un gigantesco cumulo di terra a "monnezza". Ma i soldi per continuare le ricerche sono finiti. E, soprattutto, cè lesigenza di proteggere il mosaico e le pareti intonacate dallattacco dei ladri darte e dei vandali. «Stiamo per restaurare i reperti ma poi li ricopriremo in attesa di nuovi fondi» avverte la responsabile della Soprintendenza, Daniela Rossi. «Vorrei - dice larcheologa - che tutti potessero ammirare questa scoperta. E spero che un giorno sarà possibile. Ma adesso musealizzare non si può. I pericoli che corre lopera, ora sono troppo alti». Finiti restauri e rilievi, gli operai stenderanno veli di "tessuto non tessuto", un manto di pozzolana, quindi palate di terra. Su tutti i resti. Anche sul mosaico che fa capolino, accanto a una colonna in tufo, sotto un muro più tardo. Anche sulle pareti riscaldate dal sistema dellaria calda dei tubuli. «Lo so, spiace anche a me - ammette larchitetto di zona della Soprintendenza, Maria Gloria Leonetti - ma, per adesso, la tutela viene prima della valorizzazione».
Veio, un mosaico sotto la discarica Coperta da cumuli di detriti e rifiuti una stazione di posta romana
In un parco di Veio è stato scoperto un pavimento di mosaico antico, probabilmente adrianeo, che risale al II e III secolo d.C. Il mosaico rappresenta una scena marina con mostri marini e creature mitologiche. Tuttavia, il pavimento è stato sommerso da tonnellate di rifiuti, tra cui calcinacci, piastrelle sbeccate e gabinetti rotti. La Soprintendenza di Roma ha riportato alla luce il pavimento, ma i fondi per continuare le ricerche sono finiti. Gli archeologi hanno deciso di restaurare i reperti, ma poi ricoprirli con un manto di pozzolana e palate di terra per proteggerli dai ladri d'arte e dai vandali.
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