Non è una protesta, neppure una contestazione. È piuttosto una riflessione ad alta voce il lungo documento sottoscritto dai funzionari e dai dirigenti degli uffici per i Beni archeologici dell'area casertana, anch'essi al centro della minirivoluzione delle sovrintendenze avviata nello scorso novembre dal ministro Rutelli e oggi in dirittura d'arrivo con la formalizzazione delle ultime nomine. Alle quali, scrivono i nove firmatari - Elena La Forgia, Colonna Passaro, Valeria Sanpaolo, Antonio Salerno, Francesco Sirano, Enrico Angelo Stanco, Luigi La Rocca, Maria Grazia Ruggi D'Aragona, Luigina Tomay - non si sono accompagnati chiarimenti sulle risorse e sulle strutture di cui sarà dotata la neonata sovrintendenza archeologica di Caserta e Benevento: «Tali decisioni potranno avere conseguenze concrete tanto in termini positivi quanto in termini negativi», si legge nel documento. Il cui incipit tenta da subito di sgombrare il campo da equivoci: la struttura interna del ministero è stata modificata tre volte negli ultimi otto anni e ogni volta «queste decisioni non hanno mancato di suscitare polemiche, ribellioni e prese di distanza, spiegabili con la messa in crisi di consolidate abitudini, con inerzia mentale, con naturale diffidenza verso il nuovo». Non è quindi di resistenze a priori, che si nutre la riflessione dei nove. Ma un clima di disagio, quello c'è, e del resto accomuna ogni ambito della sovrintendenza: nel mare magnum degli spostamenti e degli avvicendamenti - che hanno toccato il top in Campania, dove nessuno dei vertici è rimasto nel posto che occupava - Caserta, per dirla in due parole, conserva il settore beni architettonici, perde quello storico-artistico che viene accorpato a Napoli e guadagna quello archeologico che si sgancia dal capoluogo di regione e diventa autonomo incorporando anche Benevento. Un grosso passo avanti, certo, ma in quale direzione? «L'attuale impianto culturale che dipende dalla sovrintendenza è caratterizzato da una struttura diffusa sul territorio, funzionante a regime attraverso la maglia di distribuzione della sede di Napoli: da oggi tutto ciò è posto in una situazione di fragilità estrema che ci si augura presto sostituita dalla tutela delle iniziative attuali e dalla creazione di un ufficio centrale che sia in grado di coordinare e dirigere in armonia e con efficienza la nuova sovrintendenza». Il ragionamento fila ma stride coi mugugni che hanno accompagnato la decisione di accorpare il settore storico-artistico casertano con Napoli: protesta chi perde l'autonomia e protesta pure chi la guadagna? Naturalmente no, scrivono i nove dirigenti e funzionari casertani: «Nel taglio del cordone ombelicale con l'ufficio di Napoli si potrebbe cogliere l'occasione per constatare il livello raggiunto dalle attività sul campo, per l'esercizio di una tutela ancora più attenta e condivisa con il territorio, per una sempre maggiore valorizzazione che divenga, nel concreto, un percorso di riscatto culturale e civile delle terre di Gomorra». Che però la raffica di ricorsi seguita ai trasferimenti e ai cambi al vertice voluti da Rutelli rischia, più ancora dell'esito delle elezioni di domenica e lunedì, di bloccare ancora una volta.
CAMPANIA - Lungo documento dei dirigenti casertani dei beni archeologici sul piano Rutelli
Nel documento sottoscritto da nove funzionari e dirigenti degli uffici per i Beni archeologici dell'area casertana, si riflette sulla creazione della nuova sovrintendenza archeologica di Caserta e Benevento. I firmatari esprimono preoccupazioni sulle risorse e sulle strutture disponibili per la nuova struttura, che potrebbero avere conseguenze positive o negative. Il documento cerca di sgombrare il campo da equivoci sulla struttura interna del ministero, che è stata modificata tre volte negli ultimi otto anni.
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