Castellammare. Ottomila reperti dell'antica Stabiae, un'intera collezione di affreschi che il critico d'arte Giulio Carlo Argan definì «la più bella raccolta esistente, seconda solo a quella custodita al museo archelogico di Napoli». Da poco hanno fatto ritorno a casa, dopo un lungo periodo di libera uscita negli Stati Uniti, dove sono stati esposti nella mostra «In Stabiano», progettata dalla soprintendenza archeologica di Pompei, organizzata dalla fondazione Restoring Ancient Stabiae (Ras) e finanziata dalla Regione. Peccato, però, che da 11 anni la loro casa sia un museo dismesso, quello che una volta era l'Antiquarium stabiano. Il sito di via Marco Mario fu chiuso, per «inidoneità», nel 1997. Dunque, partiti da Castellammare dopo la mostra allestita in occasione del 250esimo anniversario dell'inizio degli scavi borbonici che riportarono alla luce le ville dell'antica Stabiae, i pezzi sono stati ammirati all'estero ma nella loro città sono vietati al pubblico: nel museo-deposito c'è posto solo per la polvere. L'Antiquarium era stato inaugurato da Libero D'Orsi nel 1959. Da allora almeno tre generazioni di stabiesi e di turisti a caccia di itinerari alternativi lo hanno visitato. Poi lo stop e la decisione, da parte dell'amministrazione comunale del tempo, di non adeguare i locali alle nuove normative. Si pensava infatti di aspettare il via libera per trasferire tutto a Villa Gabola, ma il piano di rilancio del sito del rione San Marco è naufragato dopo la bocciatura del ministero dell'Economia. Infine il cambiamento di programma: i due milioni di euro stanziati sono stati recuperati con un progetto rimodulato, che prevede che il tesoro stabiese sia esposto alla Reggia di Quisisana. «Su questo fronte - spiega il sindaco di Castellammare Salvatore Vozza - c'è una novità che per noi rappresenta un importante risultato. Proprio domani infatti, il Comune, assieme a Provincia, Regione e ministero per i Beni Culturali, sottoscriverà a Roma il protocollo che sancirà l'istituzione della scuola di restauro nella Reggia di Quisisana e la destinazione di parte della struttura a sede museale». I lavori, in ritardo sulla tabella di marcia, sono ora a buon punto: entro la fine dell'anno il restauro - fa sapere il sindaco - sarà completato. «Ora ci auguriamo - spiega Antonio Ferrara, presidente del Comitato per gli Scavi di Stabia e promotore di appassionate battaglie per la difesa del patrimonio storico e archeologico dell'area - che il nuovo museo sia realizzato seguendo criteri espositivi moderni. Spero, insomma, che in città si apra il confronto sulle formule più idonee a valorizzare questa ricchezza». Dallo stesso comitato è partita nelle scorse settimane la proposta di estensione del biglietto d'ingresso agli scavi di Stabia, l'unico, tra i siti vesuviani, ad avere l'accesso gratuito. «Servirebbe - conclude Ferrara - a investire in accoglienza».