Venerdì 4 aprile 2008 presso il Sacrato della Basilica di Santa Maria Novella a Firenze, si è tenuta la conferenza stampa d'inaugurazione della facciata di Santa Maria Novella. Al dibattito, istituito in occasione del completamento dei lavori di restauro, sono intervenuti l'assessore alla cultura di Firenze, gli architetti Giuseppe Cini, dirigente del Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio, e Maria Bonelli, responsabile del progetto. I relatori hanno fornito un compendio sulle attività svolte dall'inizio dei lavori ad oggi. Tali lavori di restauro sono durati due anni e sono stati finanziati e progettati dal Comune di Firenze tramite il Servizio Belle Arti e la Fabbrica di Palazzo Vecchio. Il complesso di Santa Maria Novella è uno delle più importanti chiese di Firenze; infatti esso ospita alcune fra le più apprezzabili opere della storia artistica fiorentina, quali ad esempio i grandi cicli di affreschi di Paolo Uccello, del Ghirlandaio e di Filippo Lippi ed in particolare i capolavori di artisti della statura di Giotto e di Masaccio. Se la basilica Santa Croce si presentava quale un centro antico di cultura francescana e la chiesa di Santo Spirito era sede dell'ordine agostiniano, la chiesa di Santa Maria Novella era per Firenze il punto di riferimento per un altro importante ordine mendicante, quello dei domenicani. Sull'omonima piazza sorge e si eleva la facciata marmorea della chiesa Santa Maria Novella, una delle opere più importanti del Rinascimento fiorentino. Nella prima metà del XIV secolo il prospetto principale della chiesa di Santa Maria Novella presentava una parete verticale allo stato grezzo. L'obiettivo di ultimare l'edificio in facciata non era del tutto scontato, basti pensare che la realizzazione della facciate delle chiese di Santa Croce e Santa Maria in Fiore furono eseguite solo nell'Ottocento e che la chiesa di S. Lorenzo è giunta sino a noi priva di facciata. I lavori per l'assetto definitivo della facciata, su progetto di Leon Battista Alberti, e su committenza della famiglia Rucellai, furono iniziati intorno alla metà del XV secolo e furono conclusi tra il 1470 e il 1478. L'Alberti concepì il suo prospetto ispirandosi agli elementi del romanico fiorentino e, integrando le strutture gotiche precedenti, generò una sottile rete di rapporti modulari ed attraverso calcoli matematici stabilì le proporzioni tra i vari elementi. L'Alberti creò il portale centrale classicheggiante, tutto il registro superiore e le zone angolari. L'ordine della facciata corrisponde nella forma, ma non nelle dimensioni generali, alla sezione del corpo basilicale: l'ideazione voluta dall'Alberti fu concepita al fine di sopperire a questo difetto estetico; la facciata si presenta così più larga e più alta del corpo basilicale delle navate. Per mascherare alcune contraddizioni della struttura, creò un'alta fascia con la serie di forme quadrangolari. Per congiungere la navata maggiore con quelle laterali, considerevolmente più basse, l'Alberti concepì le due volute capovolte, che nascondono gli spioventi del tetto delle navate. Il grande rosone centrale, realizzato nella seconda metà del Trecento, risulta perfettamente inserito nel disegno della costruzione rinascimentale. Il risultato fu un capolavoro dell'arte rinascimentale. Per quanto riguarda la facciata di Leon Battista Alberti, è da sottolineare che gli ultimi interventi di restauro risalgono al 1984 e al 1999, quest'ultimo effettuato in occasione del giubileo. I lavori partiti nel maggio nel 2006 e terminati in anticipo rispetto ai tempi previsti, sono stati realizzati su progetto del servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio e Chiese ed eseguiti dall'Associazione temporanea d'impresa Consorzio l'Officina, Pietro dalla Nave e F.lli Desogus Marmi. Inoltre nel corso dei lavori sono stati risistemati sulla facciata la copia dello stemma Rucellai (l'elegante fregio araldico marmoreo della vela con sartie al vento, simbolo della famiglia patrizia di Firenze) ed il Quadrante della meridiana, quest'ultima rimessa in funzione dall'Istituto geografico militare di Firenze. La possibilità di compiere un restauro esteso a tutta la facciata ha offerto l'opportunità di pianificare in modo organico e complessivo il piano degli interventi da eseguire. La condizione di entrare pienamente a contatto con tutto il monumento ha permesso, ad esempio, agli operatori si svolgere un rilevamento di tutte le sue parti, consentendo un rilievo dell'intera facciata in scala 1:1. Le difficoltà delle tematiche conservative da affrontare con il restauro sono state ben evidenti sin dalle prime fasi progettuali e lo stato di conservazione della facciata della chiesa risulta essere strettamente connesso alla natura dei materiali costitutivi, alle caratteristiche ambientali in cui il monumento è inserito ed alle sue vicende conservative. Le principali cause di degrado vanno attribuire a fattori antropici. Difatti gli interventi conservativi del secolo scorso, nati da una prassi d'urgenza e senza un progetto unitario definitivo, sono stati eseguiti con materiali non compatibili con quelli esistenti, innescando così particolari fenomeni di deterioramento dell'apparato decorativo. Maria Bonelli, architetto e direttore dei lavori della facciata della chiesa, in un incontro tecnico presso il Salone dell'Arte e del Restauro di Ferrara, tenutosi mercoledì 2 aprile 2008, ha sottolineato come "tali interventi hanno rilevato in breve tempo la loro dannosità. Un fitta presenza di stuccature in cemento, fissativi e ravvivanti organici fortemente alterati e inoltre abrasioni causate da drastiche puliture con spazzole metalliche e sostanze acide, ancora grappe e ancoraggi metallici affogati in tale materiale si vanno a sommare alle cause di degrado naturale". "Inoltre -sottolinea Bonelli- le alterazioni presenti sui marmi sono da attribuire alla forte esposizione della facciata a sud, che causa un forte irraggiamento solare con conseguenti sbalzi termici e che provoca l'alterazione dei materiali costitutivi. A tale fenomeno concorre anche l'azione del vento e delle piogge che hanno prodotto un progressivo deterioramento dei materiali, causandone l'abrasione dei marmi e la perdita parziale di materiale". Gli interventi di restauro, eseguiti e curati sotto la direzione di Maria Rita Ciardi, sono avvenuti in varie fasi: una prima fase di prepulitura al fine di asportare depositi superficiali e di preconsolidare parti di materiale disgregato, che sono state coese per mezzo di appositi materiali. Una seconda fase di pulitura vera e propria che ha visto il susseguirsi di lavaggi con acqua demineralizzata ed atomizzata a bassissima pressione, mentre in alcune zone delle facciata sono state fatte spugnature di carbonato d'ammonio, il tutto senza compromettere il livello cromatico e facendo risaltare le tassellature in marmo bianco di Carrara e marmo verde di Prato. Nelle zone molto annerite è stato utilizzato il laser, che ha permesso la rimozione dei depositi e delle croste nere senza intaccare il substrato e senza alterare le caratteristiche chimico-fisiche del materiale.