Nell'accumulo di carte in giallite dell'Archivio Ricordi è custodita la gloriosa storia del melodramma italiano, dal '700 ai giorni nostri. È dunque un evento di importanza epocale che ora quei documenti che hanno fatti girare la testa a studiosi, storici, filologi, direttori d'orchestra, musicisti, diventino realmente un patrimonio nazionale, consultabile anche dal grande puhblico e non solo da pochi e fortunati privilegiati. La Biblioteca Braidense di Milano, situata nel palazzo d Brera, è oggi la nuova, e definitiva casa di questo inestimabile tesoro (però stimato approssimativamente in 150-200milioni di euro), e il merito va senz'aitro attribuito all'amministratore delegato di Casa Ricordi, Tino Cennamo, che in questi ultimi anni si è battuto perché quel paradiso non continuasse a rimanere chiuso in casse inaccessibili, lasciando orfano di tanta bellezza non solo il mondo della musica, ma il mondo intero. Come si è arrivati a questa importante e prestigiosa soluzione? «Per anni l'Archivio storico è stato custodito nel caveau del palazzo dì via Salomone, poi venduto dal gruppo tedesco Bertelsmann, che ha acquisito Casa Ricordi. Negli ultimi mesi è stato trasferito nella sede di Banca Intesa di via Andegari, ma anche qui la cessione dello spazio ci ha spinti ad accelerare i tempi». In un primo tempo si era fatta l'ipotesi di trasportare il materiale a Palazzo Busca, sede del museo Teatrale alla Scala. «L'assessore comunale alla Cultura, Salvatore Carrubba, si era dimostrato un interlocutore sensibile e interessato. Aveva fatto da tramite, proponendo varie soluzioni. Il Comune aveva già stanziato 150 mila euro per sistemare i locali di Palazzo Busca, ma poi erano mancati gli sponsor, e il progetto si era fermato». Poi si è pensato alla Braidense, che è una biblioteca nazionale. «I contatti col ministero ai Beni Culturali non si sono mai chiusi. Inizialmente sembrava che lo Stato fosse interessato a comprare l'Archivio, ma non se n'è fatto nulla. Ecco perché abbiamo deciso di percorrere una nuova strada: abbiamo trovato la disponibilità del direttore generale ai Beni Librari, Francesco Sicilia, che ci ha proposto la Braidense. Una sede prestigiosa, dove abbiamo a disposizione un caveau di 250 metri quadrati, allestito con tutti i criteri perla conservazione e la sicurezza». Cosa cambierà ora? «Finalmente l'Archivio Ricordi uscirà dal suo guscio per aprirsi al grande pubblico. Fino ad ora, lo consultavano solo una trentina di specialisti all'anno. Poca cosa, per un patrimonio così ricco. Ora invece vorremmo realmente valorizzarlo». Come? «Creando, nella sala di Maria Teresa della Braidense, un'area aperta al pubblico, mettendo in mostra bozzetti e costumi, partiture autografe, fotografìe. Comincererno in gennaio con l'esporre il manoscritto dell'Inno d'Italia, musicato da Michele Novaro, poi proseguiremo con Madama Butterfly e con Franco Alfano». Avete in programma anche la digitalizzazione del materiale? «Molti dei documenti sono già disponibili in cd rom. Presto lo saranno anche online, ma ci vuole un progetto, e quindi dei fondi. Chiaro che il manoscritto della Traviata, che è un documento storico, non potrà essere toccato da nessuno, così come non si tocca la Gioconda. Ma le copie saranno consumabili». Quali sono le gemme più preziose dell'Archivio? «Abbiamo, ad esempio, i documenti della censura che nel 1853 intervenne sul libretto della Traviata: il famoso "Sempre libera degg'io" fu cambiato in "Ah! Se libera fossi io". Ci sono le pagine di concitate dei Capricci di Paganini, le partiture di Puccini, i bozzetti di Alfredo Edel, Adolf Hohenstein, Giuseppe Palanti, Caramba, Benois, migliaia di lettere (solo 1500 di Verdi), di musicisti, librettisti, letterati compreso Gabriele D'Annunzio».
I tesori della musica trovano casa a Brera
L'Archivio Ricordi, custodito nell'accumulo di carte in giallite, è stato trasferito nella Biblioteca Braidense di Milano. Il trasferimento è stato possibile grazie all'amministratore delegato di Casa Ricordi, Tino Cennamo, che ha lavorato per rendere il patrimonio nazionale accessibile al grande pubblico. L'Archivio era stato custodito nel caveau del palazzo dì via Salomone, poi venduto dal gruppo tedesco Bertelsmann, e successivamente trasferito nella sede di Banca Intesa. La Braidense è stata scelta come nuova sede a causa della sua disponibilità e della sua prestigiosità. L'Archivio sarà aperto al pubblico e sarà possibile consultare i documenti, partiture e oggetti.
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