Venezia Un altro quarantenne alla guida di uno dei più importanti settori della Biennale, le Arti Visive, col compito di curare la 53. Esposizione Internazionale dArte del 2009: si tratta dello svedese Daniel Birnbaum, 45 anni, nato a Stoccolma, dal 2001 Rettore della Staedelschule di Francoforte sul Meno (Germania), accademia internazionale che concilia larte contemporanea con lo sviluppo delle nuove pratiche e tecniche. Come per il direttore dellArchitettura, Aaron Betsky (49 anni), il presidente Paolo Baratta ha deciso con grande tempestività, discutendo col suo futuro collaboratore davanti... a una spigola bollita e a una bottiglia di vino bianco abruzzese. Ma non tutti applaudono: Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio, i due "enfant terrible" dellarte italiana, ad esempio sparano a zero sulla nomina e anche sullintera Biennale e sul "sistema Venezia". Ma andiamo con ordine. Birnbaum è probabilmente il più giovane direttore di Arti Visive che sia mai approdato alla Biennale, più giovane anche di quel Francesco Bonami di cui è stato nel 2003 co-curatore per la sezione internazionale, nella 50. Esposizione Internazionale dArte veneziana. Nel suo curriculum ci sono anche la co-curatela della 1. Biennale di Mosca e di "Airs de Paris" al Centre Pompidou, e poi numerose pubblicazioni e saggi per cataloghi in tutto il mondo. Dal 1998 è poi redattore di "Artforum", New York, e dai primi anni 90 collabora regolarmente con altre riviste come Parkett e Frieze. Questanno è inoltre cocuratore della Triennale di Yokohama e curatore della 2. Triennale di Torino, e questo ha già cominciato. Nel suo commento alla nomina del Consiglio della Biennale Birnbaum ha dichiarato che le sue mostre recenti «sono tutte state realizzate in stretta collaborazione con gli artisti, spesso attraverso un rapporto individuale, talvolta in un contesto più ampio. La Biennale di Venezia è una nuovo genere di sfida, ma il principio rimane lo stesso: la visione dellartista deve essere al centro». Liberarsi dunque dalle gerarchie dettate dagli interessi commerciali e dalla moda è il suo obiettivo. Ma come? «Da direttore di unaccademia artistica - è la risposta - il mio interesse è stato a lungo rivolto ad altri tipi di influenza e di significato. Esistono artisti che ispirano intere generazioni e questi artisti chiave non sono sempre i più visibili nel mondo dei musei e delle esposizioni. Io vorrei esplorare linee di ispirazione che coinvolgono diverse generazioni e illustrare sia le radici che i rami che crescono verso un futuro non ancora definito. Anche perchè la geografia del mondo dellarte si è espansa rapidamente con nuovi centri emergenti: Cina, India, il Medio oriente...» Dichiarazioni dintenti pienamente condivise, come leggiamo anche a lato, dal presidente Paolo Baratta, secondo cui «con la nomina di una personalità così ricca di molteplici esperienze, la Biennale di Venezia ha individuato per la 53. Esposizione un curatore capace di esprimere criteri originali di selezione, orientati dalla parte dellartista. Sono convinto di questa scelta, di cui sono particolarmente lieto. Fra la valle dellideologia e la valle del mercato cè lerta collina della qualità: qui si deve collocare la Biennale. Il nuovo Direttore - ha aggiunto il Presidente - sarà anche un interlocutore per le nostre riflessioni sul futuro sviluppo di attività più continuative». Ma come si diceva, alcune voci critiche inevitabilmente si sollevano dal mondo dellarte. Vittorio Sgarbi, ad esempio, non conosce Daniel Birnbaum (che pure la rivista "Art Review" colloca al 2lesimo posto tra i personaggi più influenti del mondo nel settore), ma sostiene che il fatto di aver lavorato con Bonami è «la sicura testimonianza di una confidenza con un mondo dellarte da cui sono esclusi gli artisti validi. É interessante che la nomina arrivi pochi giorni prima delle elezioni: quasi a garantire che la prossima Biennale sarà brutta come le precedenti. E per trovare un esperto. di pittura ignoto ai più, Baratta deve aver fatto una ricerca molto approfondita». Philippe Daverio è, se possibile, ancora più caustico: «Penso che la scelta di Birnbaum sia dovuta alla capacità del vostro sindaco di confondere lAccademia di Francoforte con lomonima Scuola (Adorno e. ndr). Di lui so che ha curato una piccola cosa al Beaubourg, che è stata un flop, e che nella sua Accademia gestisce un piccolo spazio espositivo in cui si esercita con delle mostre. Ma allora forse ci si poteva rivolgere, con un bel risparmio, alle accademie di Treviso o Vicenza. Quanto a Baratta, per me è un mistero: si occupa di arti visive una volta ogni 15 anni e poi scompare. Poi torna e decide come si vede: è una delle cose belle dellItalia il disprezzo totale delle competenze. Vale anche per Venezia, che ha scelto di essere città di servizi ai turisti e di affitti, rinunciando ad ogni ruolo per gli intellettuali. E le conseguenze si vedono».
Biennale, larte in mano ai quarantenni
Il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, ha nominato Daniel Birnbaum, un 45enne svedese, come nuovo direttore delle Arti Visive per la 53. Esposizione Internazionale dArte del 2009. Birnbaum è stato Rettore della Staedelschule di Francoforte e ha curato diverse mostre internazionali, tra cui la 1. Biennale di Mosca e la Triennale di Yokohama. Ha dichiarato che il suo obiettivo è esplorare linee di ispirazione che coinvolgono diverse generazioni e illustrare sia le radici che i rami che crescono verso un futuro non ancora definito.
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